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Il simbolo di Novara!

Esclusiva VNV: L’intervista a mister Pablo Andrés Gonzalez


Di Alberto Battimo

Sia da giocatore che da allenatore si sta togliendo delle importanti soddisfazioni. Due promozioni nel suo primo biennio da mister, bravo nel plasmare la squadra a sua “immagine e somiglianza” e nel trasmettere le giuste qualità tecniche e mentali. Allenare i giovani non è facile, lui ci sta riuscendo grazie alla sua esperienza maturata sul campo e all’empatia che l’ha sempre contraddistinto. Il suo futuro non è ancora chiaro: tra qualche giorno sapremo, ma il nostro augurio è quello di rivederlo all’opera a “Novarello”. Non c’è altro da aggiungere, basta leggere il suo nome per aprire un libro pieno di ricordi ed emozioni targati Novara. Lui è… Pablo Andrés Gonzalez.

Prima di tutto complimenti a te, allo staff e alla squadra per la promozione raggiunta. Concluso il girone al primo posto con un turno di anticipo, avete prevalso nella doppia sfida contro il Trento nella finale play-off. Solo 2 sconfitte in 20 partite in tutta la stagione, un risultato straordinario. Cosa si cela dietro a questo cammino? “Dietro a questo obiettivo si celano il massimo impegno e il lavoro costante di tutti i ragazzi, sono loro che scendono in campo e onorano la maglia ogni giorno. Il merito esclusivo va a loro, noi dello staff li abbiamo messi nelle giuste condizioni per potere rendere al meglio in ogni circostanza. Abbiamo dato attenzione a ogni ragazzo, per ognuno di loro si doveva trovare il giusto compromesso. Visto l’esito raggiunto, direi che ci siamo riusciti. Il mio gruppo di lavoro crede molto nel dare una certa libertà ai propri giocatori: in questo modo li vediamo più concentrati e dediti al sacrificio, sia in allenamento che in partita. Questo è il nostro principale contributo, poi sta ai calciatori dimostrare voglia, intensità e carattere”.

Sei sempre stato convinto che questa squadra potesse ambire al salto di categoria o solo col passare delle partite è aumentata la consapevolezza? “A noi dello staff sono bastate un paio di giornate per capire il reale valore di questa squadra e la possibilità di raggiungere un traguardo importante. Le fasi iniziali di una stagione sono le più importanti e delicate, l’impatto deve essere positivo e si deve creare un rapporto tra compagni fondato sulla collaborazione e sull’aiuto reciproco. Nel gruppo ho notato sin da subito questi aspetti che, uniti ai risultati in campo, hanno aumentato la consapevolezza dell’intero ambiente. Un plauso a Giovanni Serao, responsabile del settore giovanile e a tutta la società, per aver messo in piedi una squadra di tutto rispetto e di prospettiva. Mi è piaciuto molto un elemento fondamentale presente nei ragazzi, quello di assumersi la responsabilità delle loro azioni. Questo ha fatto la vera differenza, non è scontato vedere tutta questa coscienza e serietà nell’allenarsi e nel dimostrare le loro qualità su ogni campo con dedizione e generosità”.


Pablo Gonzalez il giorno della presentazione ufficiale del Novara FC 2025-26

C’è stato un istante preciso in cui avevi capito che la squadra poteva raggiungere il massimo obiettivo? “Non c’è stato un episodio particolare che ci ha dato quella “scossa” decisiva, è stato un percorso costruito quotidianamente. Qui entra in gioco soprattutto l’aspetto mentale, i ragazzi non si sono mai accontentati. La vittoria doveva essere raggiunta a qualsiasi costo, ho sempre apprezzato questa loro concezione. Io ne ero convinto, ma devono essere i ragazzi i primi a credere nelle loro capacità, altrimenti i risultati non arrivano. Ci sono stati anche dei giocatori che avevano voglia di rivalsa per le esperienze precedenti e che, grazie a questa stagione, hanno rafforzato carattere e autostima. Hanno colto al meglio l’occasione, sfruttando appieno la possibilità di giocare per una maglia gloriosa come quella del Novara”.

Le ottime statistiche finali spesso nascondono i momenti più difficili di un percorso, quelli invisibili all’esterno ma decisivi per la crescita del gruppo. È capitato anche a voi quest’anno? E come li avete superati? “Certo che ci sono stati momenti difficili, superati grazie al giusto atteggiamento con cui i ragazzi hanno affrontato ogni situazione. Nel periodo invernale un’ondata di influenze ci ha penalizzato e lungo il cammino qualche infortunio e le squalifiche ci hanno costretto a stringere i denti e fare sacrifici: pensa che, ad un certo punto, siamo passati da trenta ragazzi a diciotto. In questi momenti ci siamo costruiti il nostro percorso: nessuno si è demoralizzato, anzi, ognuno ha preso coscienza della situazione e ha dato il proprio prezioso contributo. Tutti si sono sentiti protagonisti, anche chi ha giocato meno ha sentito il dovere di dare tutto se stesso per il bene della squadra ogni volta che è stato chiamato in causa. Questo è un valore che ho sempre apprezzato e che ritengo fondamentale sia per la crescita individuale che per i successi di squadra”.


Gioia ed euforia per la promozione del Novara FC nel campionato di Primavera 3

“Nessuno meglio di lui potrà trasmettere ai giovani calciatori il senso di appartenenza e la passione per la nostra maglia”: con questo messaggio la società ti aveva riaccolto nella famiglia azzurra, questa volta nelle vesti di allenatore. Col senno di poi, possiamo dire che sei riuscito nell’intento. In che modo hai trasmesso loro il “peso” e la bellezza di questi colori? Quanto ha aiutato il tuo passato in questa piazza? “Per tutti i calciatori venire a giocare a Novara deve rappresentare un privilegio ed essere visto come un’occasione per rilanciarsi o confermare le proprie ambizioni. Non mi riferisco solamente ai ragazzi del settore giovanile, anche chi fa parte della prima squadra deve indossare la maglia azzurra con orgoglio. Nei miei tanti anni a Novara ho avuto la fortuna di trovare persone splendide e giocatori di livello. Con molti ex compagni che hanno lasciato la squadra sono rimasto in contatto. Una frase ricorrente è che a nessuno sarebbe dispiaciuto ritornare sotto la Cupola. A Novara c’è l’ambiente giusto per lavorare e costruire il proprio percorso, Collodel ne è l’esempio. Chi passa da Novara ha poi il desiderio di rivestire questi colori e i miei ragazzi stanno già capendo quanta importanza possa darti il vivere in questa piazza. In rosa la competizione è tanta: non basta giocare bene la domenica, ma bisogna valutare tanti altri aspetti. Se vuoi diventare un calciatore professionista devi crescere nelle giuste condizioni ed essere seguito da uno staff preciso e scrupoloso, tutti ingredienti racchiusi all’interno del mondo Novara”.

La durata del contratto è di un solo anno, hai già avuto modo di parlare con la società? “Non ci sono ancora novità di rilievo, abbiamo ancora qualche giorno di allenamento e preferisco concludere la stagione insieme ai ragazzi senza distrazioni di nessun tipo. Quando tutto sarà terminato parleremo con la società e valuteremo le varie proposte, in un clima sereno e cordiale”.

Nella tua prima stagione da allenatore avevi portato la NovaRomentin a vincere i play-off di categoria. La stessa cosa hai fatto in questa annata con i ragazzi della Primavera azzurra. Ti saresti aspettato di partire col botto in questo nuovo percorso? “Sicuramente non mi aspettavo un inizio così soddisfacente, per questo mi ritengo una persona molto fortunata. Ho guidato due squadre forti, composte da ragazzi eccezionali e intorno a loro ho sempre trovato responsabili all’altezza del proprio compito. Davanti a un clima del genere, il lavoro mio e dello staff è stato più semplice. Questa situazione crea anche un “problema” nella mia testa, perché mi porta a pensare che sarà sempre così, ma è impossibile che accada ogni volta. Dovrò essere pronto ad affrontare anche scenari complicati, mettendomi alla prova in contesti difficili per costruire un profilo sempre più completo nella personale figura di allenatore”.

La nostra prima squadra è alla ricerca di un nuovo mister. Inizialmente, all’interno dell’ambiente, era spuntato anche il tuo nome, poi però le voci hanno virato su altri profili. Guidare il Novara, in futuro, fa parte dei tuoi progetti? “La voglia e l’intenzione di diventare un giorno l’allenatore della prima squadra sono nei miei pensieri, da quando ho cominciato a studiare per questo ruolo sognavo di vedermi alla guida del Novara. Sarò ripetitivo, ma questa città è casa mia, è normale avere questa ambizione. Capire quando sarà il momento giusto è la questione principale, ma non ho nessuna fretta. Adesso penso a lavorare e a sfruttare al meglio ogni occasione: se continuerò a fare bene sarà un passo in più per sperare, un giorno, di allenare questa squadra”.

Hai una tua precisa identità di gioco o preferisci adattare i moduli in base alle caratteristiche dei giocatori a disposizione? “Quando in precedenza ho detto di essere stato fortunato mi riferivo anche al tipo di giocatori che ho avuto a disposizione. In questi due anni sono sempre riuscito ad adottare il mio modulo preferito, il 4-3-3. Questa disposizione esprime al meglio la mia idea, anche se non faccio del possesso palla un’ossessione. Lo stile di gioco di Guardiola è sicuramente un modello da seguire, ma non mi ritengo ancora pronto per quel tipo di calcio: preferisco un gioco più verticale, votato all’attacco e al pressing”.

A proposito di possesso palla e gioco verticale, ogni tanto si sente parlare di "giochisti" contro “risultatisti”. Tu da che parte stai? “Non mi schiero da nessuna delle due parti: la mia priorità è quella di stare il più possibile in attacco, il come ci arriviamo per me è indifferente. A me interessa solo occupare l’area avversaria e dare vita a un gioco funzionale, legato alle caratteristiche dei miei giocatori. Voglio una squadra che sia protagonista, che abbia la mentalità di voler vincere ogni partita. Non voglio inventare calcio, ai ragazzi chiedo coraggio nelle giocate, perché so che possono farcela”.


Le prime dichiarazioni di Gonzalez dopo l’ufficializzazione 
della sua nomina a mister della Primavera

L’esito finale della stagione della prima squadra non è stato quello sperato, ma il successo della Primavera invita a essere ottimisti per il futuro. Quale messaggio vogliamo dare ai nostri tifosi per continuare a credere nel progetto azzurro? “Dobbiamo assolutamente credere in questo progetto. Viviamo in un mondo calcistico nel quale certe squadre fanno fatica a iscriversi ai rispettivi campionati, mentre noi abbiamo la fortuna di avere una società sana, un aspetto tutt’altro che scontato. Secondo me dobbiamo ridimensionare un po’ le aspettative: purtroppo sono già tre stagioni che non partecipiamo ai play-off, questo deve farci capire che la strada migliore è quella di compiere un passo alla volta. Andare troppo oltre con i pensieri non ha senso: fare come il Como è un evento più unico che raro, difficile da prendere come modello. In queste stagioni la società sta costruendo le basi per un futuro solido: i frutti del lavoro si stanno già vedendo, ma il “tutto e subito” non è sempre vantaggioso. Chiedo a tutti fiducia e pazienza. Abbiamo visto club che hanno stravolto i piani societari dopo un obiettivo mancato, ma non penso sia la strada corretta. Nel calcio di oggi c’è troppa frenesia e non si dà tempo ai progetti, questo comporta una serie di errori che rendono la strada ancora più in salita”.

Grazie a mister Pablo Andrés Gonzalez per la disponibilità nel concederci questa intervista. Un ringraziamento anche all’Ufficio Stampa del Novara FC per la gentile concessione rilasciataci nella stessa. Da parte di tutta la redazione del sito e di tutti gli sportivi, un grandissimo “in bocca al lupo” al mister per nuovi successi e soddisfazioni.

Servizio di Alberto Battimo

 
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