Detto fra noi...

Di Mirko Inverno
Siamo in compagnia di Paolo Bandini (nella foto), uno dei dirigenti calcistici locali di lungo corso.
Ciao Paolo, quando inizia la tua avventura? “Ciao Mirko, sono entrato per caso, per mio figlio che giocava nella categoria Pulcini. Era il 2006, io lo accompagnavo sempre e un giorno il mister, Giovanni Carocci, mi ha chiesto di fare il dirigente. Poi ho continuato facendo il direttore sportivo allo Sporting di Salvatore Masturzo e oggi, dopo ben 20 anni, sono alla Libertas Rapid del presidente Giacomo Ceffa”.
Paolo, visti i problemi dall’alto, con la terza consecutiva eliminazione dai Mondiali nelle qualificazioni, quali pensi siano le cause a livello locale e giovanile? “Parlando della nostra regione, il Piemonte, dobbiamo partire dal fatto che i tempi sono cambiati nettamente rispetto ad anni fa. Prima, sia i parchetti che gli oratori vivevano dei ragazzini che ci giocavano. Ora li vedi vuoti salvo alcune eccezioni e i ragazzi che vogliono fare questo sport devono iscriversi ad una scuola calcio, con i vari costi che comportano. Non tutti se lo possono permettere, inoltre sono da tenere in considerazione le varie violenze e gli atteggiamenti diseducativi da parte dei giocatori in campo tra di loro e le aggressioni ai giovanissimi arbitri, per non parlare poi di quei genitori incivili che non sanno stare al loro posto, anche se per fortuna non tutti sono così”.
Quindi cosa si potrebbe fare, dal tuo punto di vista, per migliorare le cose? “Soprattutto per le fasce d’età molto giovani, bisogna essere oltre che allenatore anche educatore e psicologo per capire le varie dinamiche. Poi, salendo con l’età, bisogna formare i ragazzi sui fondamentali di base e sulla tecnica individuale, ormai svanita quasi del tutto. Inoltre, gli allenatori dovrebbero far giocare tutti i ragazzi non curando il risultato, ma puntando a farli crescere sotto ogni punto di vista”.
Altre idee Paolo? “Partendo dall’alto, io tornerei ai tre stranieri per squadra in modo da valorizzare i nostri vivai. Prendiamo esempio dal Como che gioca con 11 stranieri… anche se non è che le altre ne abbiano tanti di meno. Vorrei poi vedere più osservatori che girano per scovare i talenti locali, cosa ormai rara. E magari, se ci fossero degli sgravi fiscali per le società locali, riuscirebbero a essere molte di più quelle iscritte, visti i costi non da poco per i vari campionati e gli sponsor ormai spariti quasi del tutto”.
Grazie mille Paolo, un grande saluto a te. E un saluto a tutti i lettori.

Muro











