Esclusiva VNV: L’intervista a Riccardo Collodel

Di Alberto Battimo
Nel calcio siamo poco abituati a vedere giocatori fare scelte dettate dal cuore, ma a Novara ne abbiamo vissuta una nell’ultimo mercato estivo. Se poi la squadra in cui sei cresciuto è una delle più importanti del panorama italiano e ha alte ambizioni, è tutto di guadagnato. La realtà dei fatti ci vede oggi in lotta per un difficile posto play-off: a 180 minuti dalla fine, solo due vittorie e una combinazione di risultati favorevoli potrebbero permetterci di prolungare la stagione. L’invito è quello di non mollare e di seguire la squadra fino alla fine per aumentare le possibilità di successo. Parola di uno dei punti fermi del nostro centrocampo, Riccardo Collodel.
A due giornate dalla fine l’obiettivo play-off è ormai appeso a un filo. Dopo una stagione di sacrifici, come spieghi questo “smarrimento” proprio ora che bisognava dare tutto per blindare, almeno, il decimo posto? “È una situazione difficile da spiegare: prima di queste tre sconfitte venivamo da un periodo di fiducia, grazie a delle prestazioni all’altezza e a un percorso di crescita che ci stava premiando appieno. Non abbiamo mai perso la voglia, questo concetto voglio ribadirlo con forza e decisione. La squadra ha sempre dato il massimo in ogni situazione, il calcio è fatto anche di episodi e nelle ultime tre partite non siamo stati né bravi né fortunati a girarli dalla nostra parte. Questa mancanza ha influito tremendamente sui risultati delle singole partite e sull’andamento di questo finale di stagione. Raggiungere i play-off sarà complicato ma la matematica ci tiene ancora a galla, dobbiamo continuare a crederci e daremo il massimo fino all’ultimo secondo dell’ultima partita”.
Per crederci ancora servirà battere il Cittadella e guardare gli altri campi. Come vi ha “accolti” il mister alla ripresa degli allenamenti e su quali tasti ha battuto maggiormente per dare un senso a queste ultime due partite? “Il mister fa dell’equilibrio uno dei suoi concetti fondamentali, sia nel bene che nel male mantiene un atteggiamento lucido e misurato. Alla ripresa degli allenamenti ci ha accolti con lo spirito di sempre, dedito al lavoro e al continuo miglioramento. Solo con questo approccio si otterranno risultati, un concetto che vale sia dal punto di vista personale che del gioco. Noi dobbiamo sempre dare il massimo durante la settimana e aggiungere un tassello in più al nostro bagaglio, questo è l’obiettivo. Il risultato del week-end è solo una conseguenza del lavoro quotidiano, anche se entrano in gioco diversi fattori non preventivabili che possono incidere sull’esito finale. È ovvio che il mister non fosse contento della terza sconfitta di fila, ma adesso la testa di tutti è rivolta solo alla gara di domenica contro il Cittadella. Sarà la nostra ultima partita in casa di questo campionato e, al di là di tutto, ci teniamo a chiudere bene il nostro percorso davanti al nostro pubblico”.

All’interno del gruppo come state vivendo questo momento? “Sono sincero, queste tre sconfitte di fila sono state per noi una bastonata. Venivamo da un periodo di forte entusiasmo, all’interno dello spogliatoio si percepiva una certa positività, una giusta tensione volta al raggiungimento dell’obiettivo. Dentro di noi sentivamo di meritare una posizione di classifica migliore a questo punto del campionato, non vedere ripagato tutto questo ci ha fatto vivere queste ultime settimane con uno stato d’animo differente. Dobbiamo accettarlo, fa parte del gioco anche questo. Analizziamo e riflettiamo su queste sconfitte, ma guardiamo anche oltre. Non siamo ancora “fuori dai giochi” e su questo dobbiamo poggiare le nostre residue speranze”.

È presto per i verdetti, ma una considerazione è d’obbligo. Tornando alla tua partecipazione a “Cuore Azzurro”, eravamo nel pieno di un ottimo momento, confermato poi dai tre gol rifilati all’Alcione Milano la domenica successiva. Nonostante la fiducia del direttore commerciale Stinà e il valore della rosa, però, quel ritmo si è spento. Sbaglio a dire che sia mancata la “svolta” decisiva per dare continuità e slancio al nostro percorso? “Non sbagli, anch’io penso che ci sia mancata quella vittoria “speciale” o quella continuità di successi che ci avrebbe potuto dare una spinta favorevole. La nostra posizione di classifica parla chiaro, abbiamo lasciato punti per strada e dare la colpa solo alle ultime tre sconfitte non è corretto. Il campionato è lungo e pieno di momenti “chiave”: dovevamo costruirci delle certezze più solide a livello di punti, utili per giocarci al meglio questa fase decisiva della stagione. Prima di questi tre “stop” avevamo perso solamente cinque partite, però è sotto gli occhi di tutti che tanti pareggi dovevano essere convertiti in vittorie, sappiamo bene quanta euforia diano i tre punti rispetto a uno solo. In questo finale di stagione la situazione pesa ancora di più, perché il margine di errore è sempre più ridotto e nelle ultime partite l’abbiamo pagato”.

Sei stato l’ago della bilancia del centrocampo, un titolare inamovibile al netto dell’infortunio che ti ha tenuto fuori per un paio di mesi. Ti abbiamo visto agire con efficacia in ogni fase di gioco, quale caratteristica del tuo bagaglio tecnico o tattico pensi sia uscita più rafforzata da questa annata? “Il mio obiettivo sin dall’inizio era riuscire a dimostrare tutte le mie qualità e sfruttare appieno l’esperienza accumulata per il bene della squadra. Faccio della corsa e del senso tattico i miei punti di forza, mi piace “dare il la” all’azione e contribuire a mantenere l’ordine in fase di costruzione. Tutto questo è stato facilitato dal cambio di modulo, giocare a due nella mia zona di campo mi ha permesso di esprimermi al meglio. Questa è la mia attività principale, ho sempre cercato la soluzione migliore per aiutare la squadra a non perdere mai l’equilibrio, agendo da “guardiano” pronto a bloccare le ripartenze avversarie, ma cercando di essere utile anche nelle nostre sortite offensive”.

Personalmente ho osservato come tu sia diventato molto più propositivo in fase avanzata rispetto all’inizio del campionato. È un’impressione corretta o ritieni di avere sempre avuto questo tipo di coinvolgimento nella manovra offensiva? “Nella parte iniziale della stagione giocavo più arretrato rispetto a oggi, tuttavia non mi sono mai concentrato esclusivamente sul mio ruolo. Considero il mio gioco dinamico, in alcune partite mi sono anche scambiato di posizione con il compagno di reparto. Ovviamente, all’inizio bisogna conoscersi e accumulare fiducia nelle giocate, ma penso di avere le qualità giuste anche quando mi affaccio nell’area avversaria. Non è comunque la priorità: magari in certi frangenti ero meno propositivo perché la partita richiedeva un altro tipo di approccio, ma è nella mia indole dare una mano agli attaccanti. Ammetto però di essere stato più incisivo in avanti negli ultimi tempi, mi faccio vedere di più e non lesino nel cercare la porta se ne ho la possibilità”.

Sei ritornato a Novara dopo quattro anni, in una città e in una squadra che ti hanno visto crescere e diventare il giocatore che sei oggi. Quale significato ha per te, umanamente e professionalmente, questo ritorno sotto la Cupola? “Questo ritorno ha un significato profondo, città e squadra hanno sempre occupato un posto speciale nel mio cuore. Nonostante i miei giri per l’Italia, non ho mai dimenticato il luogo in cui sono cresciuto, sia come uomo che come calciatore. Ho vissuto malissimo il fallimento della vecchia società e ho tirato un grande sospiro di sollievo quando ho saputo che il calcio a Novara sarebbe continuato. In quel momento ho provato una forte speranza e il desiderio di tornare a vestire la maglia azzurra: non mi era andato giù che il mio percorso, dopo tutta la trafila nelle giovanili, si fosse concluso in quel modo. Non poteva finire così. La possibilità di tornare a calcare il “Piola” da protagonista mi ha reso felice e carico per questa nuova avventura. Abbiamo davanti degli anni insieme per riuscire a costruire qualcosa di bello”.

Ti trovi nel pieno della maturità calcistica: un momento in cui hai molto da dare, ma anche la voglia di imparare ancora. Come ti percepisci all’interno dello spogliatoio e che tipo di riferimento pensi di essere per i tuoi compagni? “Penso di aver accumulato un importante bagaglio di esperienza: mi sento capace di trascinare i ragazzi più giovani, ma allo stesso tempo sento di avere ancora tante pagine da scrivere. Sono convinto di poter migliorare ancora in molti aspetti e in certi frangenti so di poter dare di più, tutto questo mi sprona quotidianamente ad andare sempre al massimo. Dal punto di vista fisico mi sento bene, anche se saltare dieci partite nel girone di andata mi è dispiaciuto tantissimo. Ero in un momento positivo, stavo raggiungendo la migliore condizione e quella frenata proprio non ci voleva. Sono comunque contento del ritorno in campo da protagonista, giocare con continuità mi ha permesso di tornare in forma in poco tempo. Quel piccolo neo è rimasto: stare lontano dal campo e dai compagni per due mesi è stato difficile e non potere dare una mano concreta alla squadra è stata una sofferenza non da poco”.
La sfida con il Lumezzane ci ha lasciato l’amaro in bocca, tranne che per un momento: la tua esultanza sotto la Nord. Cosa rappresentavano per te quella corsa e quel bisogno di stringerti ai tifosi in un momento così importante? “Volevo scaricare tutta la carica e la tensione accumulata insieme a loro. Non meritavamo lo svantaggio a fine primo tempo: abbiamo giocato a viso aperto e con una certa padronanza, avremmo meritato noi di essere avanti. Inoltre, era la mia prima rete realizzata in casa in questa stagione, tutto questo ha portato a quell’emozionante corsa verso il nostro tifo più caldo”.

Domenica arriva il Cittadella e l’apporto del pubblico sarà fondamentale. Fermo restando che servirà anche un aiuto dagli altri campi, quale messaggio senti di dare ai tifosi per infondere la giusta carica e averli al vostro fianco sino alla fine? “I nostri tifosi sono sempre stati il nostro dodicesimo uomo in campo. Li voglio elogiare per esserci stati vicini nei momenti di difficoltà, non è da tutti avere questo atteggiamento verso la squadra. È l’ultima partita in casa di questo campionato e vi chiedo di vivere ancora una volta insieme questa fase finale. L’amore incondizionato che avete per questa maglia è infinito, spero di vedervi numerosi domenica e che ci sosteniate fino alla fine, come del resto avete sempre fatto. A fine campionato capiremo il nostro destino, ma adesso è ancora il momento di dare la parola al campo”.
Grazie a Riccardo Collodel per la disponibilità nel concederci questa intervista. Un ringraziamento anche all’Ufficio Stampa del Novara FC per la gentile concessione rilasciataci nella stessa.

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