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Esclusiva VNV: L’intervista a Britt Herbots


Di Alberto Battimo
Foto © Luca Pietro Santi

Quando si parla di talenti lei è entrata in questo novero già da tempo. Stagione dopo stagione riesce ad aggiungere un mattoncino alle sue qualità, diventando una giocatrice sempre più completa e affidabile. Quest’anno ha scelto di tornare a Novara, società e ambiente che le sono rimasti nel cuore sin dalla prima esperienza biennale cominciata nel 2020 e non vissuta appieno a causa del Covid. Insieme abbiamo analizzato questa annata, conclusasi con l’eliminazione in semifinale Scudetto. Ha già le idee chiare sul futuro, vedremo se tutti i tasselli si incastreranno a dovere. Nella sua testa restano la Nazionale belga e il sogno Olimpiadi, senza dimenticare un doveroso ringraziamento a Giulia Leonardi, che ha ufficialmente “appeso le ginocchiere al chiodo” al termine della stagione. Lei è… Britt Herbots.

La stagione della Igor termina in semifinale Scudetto, anche in gara 3 Conegliano ha avuto la meglio. Nel complesso Novara è riuscita a dare del filo da torcere alla squadra veneta più volte nel corso della serie, subendo però il ritorno delle avversarie nei momenti in cui c’era da chiudere il set. Cosa è successo in quei frangenti? Troppa tensione o merito di Conegliano? “Come giustamente hai specificato va sottolineata la nostra prestazione in questa serie, siamo riuscite a metterle in difficoltà più volte. Anche in gara 2, nella sfida più complicata, non abbiamo demeritato. È mancata un po’ di aggressività, ma va dato merito a Conegliano per la partita perfetta. Il passato insegna che, quando giocano a questi livelli, non ce n’è per nessuno. Le opportunità per portare a casa i set ci sono state e, sebbene da fuori sembri tutto semplice, in campo è diverso. Il roster di Conegliano vanta campionesse abituate a gestire questi frangenti, mentre a noi è mancato proprio quel cinismo necessario nei momenti decisivi. Il loro sistema muro-difesa ha funzionato alla perfezione, rendendoci difficile mettere palla a terra. Col senno di poi ogni analisi è valida, ma la realtà è che contro di loro, senza un’altissima dose di rischio e aggressività, non si vince. Hanno avuto il merito di indirizzare i set a proprio favore: alla fine vince chi è più efficace e loro lo sono state più di noi nei momenti topici”.

Nell’analizzare la serie l’ex mister Bernardi ha affermato che anche dalle sconfitte si può crescere e migliorare. Hai 26 anni ma già un’esperienza alle spalle di livello, quali novità o modifiche possiamo aggiungere nel tuo bagaglio personale dopo queste gare? “In questa stagione ho dovuto sopperire a delle situazioni di emergenza in squadra, ad esempio ho giocato da opposto quando Tolok era indisponibile. Non ricoprivo questo ruolo dai tempi delle giovanili, ma una cosa l’ho capita: quando gioco in questa posizione sono più spensierata, mi sento la Britt diciottenne pronta a colpire forte. Mi mancava riprovare questa sensazione, negli ultimi anni ho notato che tendo a pensare troppo a quello che devo fare, lasciando poco spazio all’istinto. Mi ha fatto piacere essere considerata la soluzione più idonea per offrire nuove letture di gioco, farlo con una certa impulsività è stato un “plus” che ho riscoperto con entusiasmo”.

L’obiettivo iniziale della società era quello di evitare Conegliano in semifinale, questo significava arrivare tra le prime tre in classifica. Il quarto posto, acciuffato all’ultima giornata, ha dato uno slancio importante ma non ci ha permesso di evitare le “pantere” prima della finale. Qual è il tuo commento sulla stagione italiana della Igor? Quali sono stati i motivi che ci hanno portato fuori dal podio nella regular season? “Nella mia testa non ho ancora ben chiaro quanto sia successo in questa stagione, ammetto che ci sto ancora pensando. È stata un’annata lunga: ci siamo ritrovate al completo solo da settembre inoltrato e successivamente abbiamo affrontato tante partite toste, spesso ravvicinate, tra allenamenti e viaggi. Di fronte a questo calendario impegnativo abbiamo avuto anche molte defezioni: non è un alibi per il quarto posto, ma è sicuramente un dato di fatto di cui tenere conto. È anche vero che il rischio di chiudere la regular season al quinto posto era alto, siamo state fortunate nel vedere Chieri cadere a Perugia. Nello specifico, secondo me alcune gare andavano affrontate diversamente, a volte abbiamo peccato di aggressività e concentrazione. Abbiamo lasciato troppi punti per strada, anche certe vittorie ottenute al tie-break potevano essere chiuse prima. Se l’obiettivo era arrivare tra le prime tre dovevamo sfruttare meglio alcune occasioni. In Italia non esistono squadre “materasso”, ma in certe partite dovevamo portare a casa l’intera posta in palio. Ecco spiegato l’obiettivo mancato, la classifica parla chiaro”.

In Europa siamo usciti dalla Champions agli ottavi, decisivo è stato il golden set conquistato da Scandicci. Si poteva fare di più? “Contro Scandicci siamo state superiori nella gara di andata, anche se va detto che la squadra toscana non aveva espresso appieno le proprie qualità. Al ritorno, invece, hanno giocato meglio di noi e hanno meritato la qualificazione. Anche in quella sfida abbiamo avuto la ghiotta opportunità di fare nostro il quarto parziale: eravamo in vantaggio, ma ci siamo fatte riprendere e superare. Nel golden set non era facile imporsi a casa loro, erano nel pieno dell’entusiasmo e non siamo riuscite a reagire come avremmo voluto. È un peccato per come si sia concluso il nostro percorso europeo, specialmente perché andando avanti avremmo incontrato il Fenerbahçe. Sarebbe stata una grandissima opportunità per misurarci ancora ad altissimo livello, purtroppo è andata diversamente e ne prendiamo atto. Tuttavia, non mi piace soffermarmi solo sugli aspetti negativi, ci sono stati anche dei momenti positivi e periodi di grandi risultati e prestazioni”.

Il patron Fabio Leonardi ha definito questo roster il migliore degli ultimi dieci anni visto a Novara. Una dichiarazione forte, dato che in questa decade la Igor ha conquistato trofei prestigiosi come lo Scudetto e la Champions. Cosa ne pensi di questa affermazione, avendo già calcato il taraflex del “Pala Igor” nel biennio 2020-2022? “A Novara ci sono sempre state squadre forti e competitive. Ricordo con piacere il biennio vissuto qui qualche anno fa, era un bellissimo gruppo e un roster di alto livello. Penso a Chirichella, Washington e Caterina Bosetti, ma di campionesse ce ne sono state tante altre. A me ha fatto piacere questa dichiarazione del patron, significa che aveva molta fiducia in noi. Non dico che questo sia stato il roster più forte degli ultimi dieci anni, ma rimane un bellissimo complimento che ha gratificato tutto il gruppo. A stagione conclusa, posso dirti di essere d’accordo sulla consapevolezza che questa squadra potesse fare di più. Il nostro era un gruppo ben assortito e si era costruito un legame solido, fattore essenziale per giocare da squadra e aiutarsi in campo. Il fatto che il roster fosse composto da atlete di alto livello, però, non è bastato a garantire il successo. Come detto in precedenza, abbiamo fatto fatica in certi frangenti e l’assenza di Tolok si è fatta sentire: per me Tatiana è una delle opposte più forti in circolazione, praticamente abbiamo affrontato il girone d’andata senza di lei. Non è una scusa, perché tutte noi ci siamo messe a disposizione per sopperire a varie mancanze, ma in generale resta la sensazione di avere lasciato qualcosa per strada”.

In questa stagione hai avuto come allenatore Lorenzo Bernardi, che nel tuo stesso ruolo ha fatto la storia del volley mondiale. Qual è il consiglio più prezioso o il dettaglio tecnico che “mister Secolo” ti ha trasmesso? “Il fatto che l’ex mister mi abbia schierata come opposto è stata una scelta dettata puramente dalla necessità, non da altri ragionamenti tattici. Il mio stile di gioco non è quello tipico di quel ruolo, gli opposti moderni hanno una conformazione diversa e spesso sfiorano i due metri d’altezza. Forse nel maschile si vedono soluzioni differenti e, magari, un “input” è arrivato proprio dall’esperienza di Bernardi, ma nel mio caso tutto è nato solo per far fronte a determinate assenze. Da lui ho ricevuto soprattutto nuove indicazioni tecniche, in particolare nella fase di ricezione: mi ha insegnato a leggere i movimenti in campo con una visione più ampia e a individuare la scelta giusta da compiere in ogni frangente”.

Te ne sei andata da Novara nel 2022, nel pieno della tua crescita, tornando con una maturità sportiva molto più solida. In cosa ti senti più cambiata come atleta e come leader all’interno dello spogliatoio, forte anche dell’esperienza della scorsa stagione come capitana a Scandicci? “Sono tornata a Novara dopo tre anni, un lasso di tempo in cui ho accumulato nuove esperienze e ricoperto ruoli importanti anche fuori dal campo. L’età è dalla mia parte, sono giovane e ho ancora tanta strada davanti a me. L’essere stata capitana a Scandicci - e tuttora nella mia Nazionale - mi ha responsabilizzata ancora di più. L’anno scorso ho voluto “dividere” questa responsabilità con le altre compagne, il roster era composto da atlete forti e mi sembrava corretto agire così. Non sono mai stata una persona portata a prendere il controllo totale dello spogliatoio, non fa parte della mia indole. La mia priorità è sempre stata trasmettere fiducia e grinta, aspetti che mi caratterizzano e che cerco di portare in ogni allenamento e partita. Ho imparato anche a gestire meglio l’energia e lo sforzo fisico: quando sei giovane viaggi a mille, poco consapevole delle conseguenze che il corpo può subire mantenendo ritmi sempre elevati. Le esperienze mi hanno aperto gli occhi, ora so fin dove posso spingermi e come distribuire le forze per essere un valore aggiunto per la squadra. Poi ci sono i traguardi sul campo: nei due anni a Scandicci siamo arrivate in finale Scudetto e all’ultimo atto in Champions, in quel biennio sono cresciuta tantissimo mentalmente. Affrontare partite toste, con spalti gremiti in ogni ordine di posto, ti stimola e ti insegna a gestire le emozioni, restando concentrata solo sul gioco e isolandoti da tutto il contesto circostante. Sono felice del cammino che sto percorrendo, sento di essere maturata molto, sotto ogni punto di vista”.

Hai già le idee chiare sul tuo futuro o è ancora tutto da scrivere? “Ormai è di dominio pubblico quanto io stia bene qui, considero Novara la mia seconda casa. Ora che la stagione è conclusa possiamo dedicarci a parlare e a capire le intenzioni della società. Personalmente sarei ben disposta a rimanere, ma c’è ancora tutto il tempo necessario per confrontarsi e delineare il mio futuro”.

Capitolo Nazionale: con il passare degli anni sei diventata un perno della rosa belga, una squadra di livello composta da giocatrici di tutto rispetto. Una pecca è la mancata partecipazione alle Olimpiadi, uno dei tuoi sogni nel cassetto. Cosa manca, secondo te, per raggiungere questo importante step? In vista del prossimo ciclo olimpico verso Los Angeles 2028, senti che il gruppo sia maturato abbastanza per rompere questo tabù? “Partecipare alle Olimpiadi è il mio sogno più grande, credo sia il desiderio di ogni sportivo. Se il nostro gruppo sia già maturo per questo traguardo, non saprei dirlo con certezza. Rispetto al recente passato il roster è cambiato molto, abbiamo inserito diverse atlete giovani e promettenti al posto di certezze come Van Gestel, Stragier o Janssens. Le nuove arrivate hanno capito subito i metodi di lavoro e il loro impatto in Nazionale è stato positivo. Tuttavia, essendo entrate nel gruppo solo l’anno scorso, ci vorrà del tempo per vedere i risultati definitivi. Spero che quest’anno arrivino conferme sul percorso intrapreso. Mancano due anni ai Giochi e speriamo davvero di farne parte. Sappiamo che non sarà semplice, il livello internazionale è altissimo, ci proveremo con tutte le nostre forze. Questo nuovo gruppo è unito e io, dopo tanti anni, continuo a vivere l’estate in Nazionale con una voglia matta di rappresentare il mio Paese. Sono fiduciosa: siamo giovani, ma ci sono individualità che possono dare molto. Sarà fondamentale lavorare intensamente e tenere d’occhio il ranking, questo ci obbliga a fare sempre bene in “Volleyball Nations League” e nei tornei europei. Solo allora capiremo il nostro livello rispetto alle altre avversarie, ma prima dovremo lasciare parlare il campo. Personalmente ho nel mirino Los Angeles: sono consapevole che, per una questione anagrafica, se non dovessi centrare questo obiettivo sarebbe poi difficile puntare a Brisbane 2032”.

La gara di martedì contro Conegliano ha sancito la fine della carriera agonistica di Giulia Leonardi, un percorso straordinario pieno di successi e soddisfazioni. Oltre a questa stagione, con lei avevi vissuto un biennio a Busto Arsizio, un periodo d’oro per il team lombardo. Cosa lascia Giulia alla pallavolo e a voi giocatrici? “Ricordo con immenso piacere l’esperienza vissuta insieme a Busto Arsizio, eravamo giovani e in rampa di lancio. Ogni tanto parliamo ancora di quel periodo, ritrovarsi a Novara è stato un bellissimo regalo. La qualità di Giulia è sempre stata quella di essere sé stessa, è rimasta la ragazza solare e piena di vita di allora. Mi ha sempre colpito la sua caparbietà, encomiabile il modo in cui si presenta in palestra ogni giorno, non molla mai e ha una fame di vittoria incredibile. La sua forza è anche la capacità di trasmettere tutta la sua tenacia a chi le sta intorno. È stato meraviglioso assistere ai suoi “tuffi da gatta”, contare i suoi miracoli in difesa è impossibile. Sono grata di avere condiviso con lei tre stagioni, è stata “tanta roba” come giocatrice ed è speciale come persona. Le auguro ogni bene per il futuro, suo figlio Leo sarà felicissimo di avere la mamma un po’ più a casa. Vivere appieno la famiglia è un passo importante, un nuovo capitolo della vita che merita di godersi con serenità”.

Vuoi lasciare un messaggio ai tifosi della Igor e ai lettori di VaNovaraVa.it? “Grazie mille a tutti i nostri sostenitori e ai lettori del sito. Siamo riconoscenti per il calore che ci avete trasmesso in ogni partita. Spero di poter vivere insieme a voi anche la prossima stagione: se così non fosse, ci rivedremo comunque presto sui campi. È stato bellissimo condividere questo percorso con voi, grazie ancora di cuore!”.

Grazie a Britt Herbots per la disponibilità nel concederci questa intervista. Un ringraziamento anche all’Ufficio Stampa della Igor Gorgonzola Novara per la gentile concessione rilasciataci nella stessa.

Servizio di Alberto Battimo
Foto © Luca Pietro Santi

 

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