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Esclusiva VNV: L’intervista a Marco Da Graca


Di Alberto Battimo

È uno dei profili più interessanti degli ultimi tempi, un giocatore carismatico e sempre pronto ad aiutare la squadra anche in fase difensiva. Nonostante i tanti mesi fuori dal campo rimane il nostro attaccante di riferimento e gli manca solo una rete per raggiungere la “doppia cifra”: le 11 messe a segno dal momentaneo capocannoniere del campionato, David Stuckler, non sono poi così lontane. La squadra sta attraversando un periodo positivo, fatto di prestazioni all’altezza e giocate individuali di livello. La classifica dice che siamo a un solo punto dal decimo posto, ma molte contendenti sono racchiuse in un fazzoletto. Mancano sempre meno partite, la squadra è pronta e concentrata per vivere al meglio questa fase finale della stagione. Parola di… Marco Da Graca.

A Lecco abbiamo visto un Novara giocarsela a viso aperto per tutto l’arco della gara. Un primo tempo pieno di occasioni da ambo le parti, nella ripresa i ritmi si sono giocoforza abbassati. Nel dopo partita mister Dossena ha ammesso che davanti è mancato il guizzo decisivo. È questa l’unica nota negativa della nostra prestazione? “Contro il Lecco abbiamo dato ulteriore dimostrazione del nostro percorso positivo, non ci resta che proseguire su questa strada. Il primo tempo è stato giocato con padronanza, proprio come volevamo. Nella seconda frazione l’intensità è calata, ma non abbiamo mai perso il pallino del gioco, segno della consapevolezza nei nostri mezzi. C’è dispiacere per non avere concretizzato le occasioni create, ma la capacità di produrle resta una nota di merito. I molti cross e movimenti specifici hanno permesso a noi attaccanti di arrivare spesso alla conclusione. Il rammarico per non avere segnato c’è, ma non ne farei un dramma”.

Dal suo arrivo alla guida del Novara il nostro tecnico ha ribadito di volersi concentrare su tre aspetti: dominio della gara, identità di gioco e occasioni create, aggiungendo però che nel calcio la rete è troppo determinante. In molti pareggi ha evidenziato i passi avanti della squadra, mantenendo un profilo volto al miglioramento costante. Tu arrivi dalla Juventus, dove il celebre motto di Boniperti recita che “Vincere è l’unica cosa che conta”. Quale di queste due mentalità ti rispecchia di più come giocatore? “Le parole del mister non devono ingannare, ogni giorno riesce a trasmetterci una grande voglia di vincere. È una concezione che rispecchia appieno il motto bianconero, declinata ovviamente secondo le sue idee e la sua esperienza. La sua dote principale è quella di non farci sentire inferiori a nessuno: sa che questa squadra può giocarsela con tutti e, con il passare delle settimane, ha inculcato questa mentalità a ognuno di noi. Inoltre, punta moltissimo sull’atteggiamento: vuole sempre vedere cattiveria agonistica contro qualsiasi avversario e mai paura nei nostri occhi. Penso che questa attitudine sia ben visibile anche dagli spalti. L’evoluzione dell’ultimo periodo è chiara: i tanti pareggi non devono nascondere un dato importante, ovvero che siamo in serie positiva da otto partite. Questo aiuta il morale e ci permette di lavorare con la giusta serenità e convinzione”.

In questi mesi guidati da mister Dossena abbiamo notato una continua evoluzione. Lui stesso ha affermato che contro l’Inter U23 è stata la sfida più dura, proprio in occasione del suo esordio in azzurro. Con il passare delle partite è emersa un’idea di gioco chiara e voi stessi avete maturato più coraggio e intraprendenza, risultando spesso efficaci. Confermi la mia tesi? Quali sono i motivi principali di questa crescita di squadra? “Quando mister Dossena è arrivato a Novara io ero ancora infortunato. Non ero in campo contro l’Inter U23, ma ovviamente ho visto il match da casa. Anch’io avevo notato le tante difficoltà avute nell’arco dei novanta minuti: carenza di idee e di smarcamenti, una condizione fisica non ottimale e poca prontezza nell’affrontare ritmi elevati. Sono tutti elementi che il mister ha colto subito e sui quali, dal giorno successivo, si è focalizzato. Posso confermare che quella sia stata la partita più difficile della sua gestione: se pensiamo che era il suo esordio, i progressi dimostrati sono evidenti. Ci piace il suo modo di lavorare: è molto chiaro e diretto nel parlarci, a costo di soffermarsi più volte su un’azione per essere sicuro che i suoi dettami siano stati recepiti. Abbiamo affinato la nostra intesa, sappiamo bene cosa fare e le posizioni sono ben collaudate. Siamo diventati una squadra più completa e compatta: gran parte del merito va al mister, capace di trovare il giusto equilibrio tra il suo staff e noi giocatori. È un dettaglio sottile, ma fondamentale per creare quell’armonia necessaria a dare il meglio in ogni partita”.

Siamo a marzo, un mese da sempre considerato cruciale per le sorti di una stagione, un vero e proprio spartiacque per ogni squadra. Nel nostro cammino mancano ormai solo sei partite e siamo in piena bagarre per conquistarci un posto nei play-off. Con quali stimoli e con quale convinzione state affrontando questa parte finale? “Dobbiamo partire da un presupposto fondamentale: continuare a lavorare pensando che ogni giorno di allenamento sia un nuovo tassello per la crescita, sia di squadra che personale. L’atteggiamento è importante non solo in partita, ma anche nel quotidiano. Siamo concentrati e pronti al sacrificio, all’interno dello spogliatoio c’è la giusta armonia per affrontare questa fase finale della stagione. Un altro aspetto che il mister continua a ripeterci è di essere consapevoli dei miglioramenti, ma con la giusta moderazione. Dobbiamo mantenere i piedi a terra e lavorare sodo, non abbiamo ancora conquistato nulla. Pensare solo al presente è il nostro mantra, guardare troppo oltre ci costerebbe solo fatica mentale. Facciamo il nostro e poi tireremo le somme: sono convinto che, se continueremo così, arriveremo dove meritiamo di essere”.

Questa tua stagione a Novara ha avuto un intoppo non di poco conto, l’infortunio muscolare rimediato dopo la sfida casalinga contro l’Alcione Milano di fine novembre. Sei tornato a disposizione dopo circa tre mesi e subito sei stato decisivo, al primo pallone toccato hai immediatamente punito la difesa dell’AlbinoLeffe. Non potevi onorare al meglio il tuo ritorno! Quanta voglia avevi di tornare ad assaporare il campo e di condividere la gioia di una rete insieme a compagni e tifosi? “Dopo mesi fuori causa avevo una voglia matta di tornare in campo e fare gioire i tifosi. Dispiace che questo infortunio sia arrivato nel momento cruciale della stagione e della mia carriera. Prima del forfait stavo prendendo fiducia e giocando bene, temevo di avere perso il ritmo. Come se non bastasse, quando stavo per tornare a disposizione la polmonite ha allungato la mia convalescenza. Questi mesi lontano dai campi sono stati duri, soprattutto a livello mentale. Colgo l’occasione per ringraziare tutto lo staff tecnico, mi sono stati sempre vicini e mi hanno aiutato a superare questo periodo sfortunato. È merito loro se sono tornato in condizione e se avete ritrovato subito il Da Graca che avevate apprezzato fino a novembre. Volevo rientrare al più presto per dimostrare il mio valore e sono felice di esserci riuscito. La rete contro l’AlbinoLeffe è stata una felicità immensa, era un momento importante per la squadra e sono contento di essermi fatto trovare pronto. Sono ripartito con fiducia, era la sensazione necessaria per poter dare tutto me stesso sin dal primo istante”.

Infortuni che però non ti danno tregua: anche in passato ti sei dovuto fermare più volte per problemi fisici di diversa natura. Quattro anni fa hai persino affrontato un intervento di ablazione, reso necessario dalla diagnosi di un’aritmia cardiaca. In questi casi conoscere il proprio corpo diventa fondamentale: stai seguendo un programma di prevenzione quotidiana per ridurre al minimo gli stop e preservare la tua integrità fisica il più a lungo possibile? “Assolutamente sì, una parte del mio allenamento è specifica per le esigenze del mio corpo. Hai parlato di prevenzione, non poteva esserci termine migliore per descrivere il mio programma personale. Negli ultimi anni mi sento più responsabile e conosco il mio fisico con molta più accuratezza. Riguardo all’ablazione, penso che quattro anni fa non fossi così attento a certi particolari poi, però, la mia consapevolezza è cresciuta. Adesso so bene quando è il momento di fermarmi e riposare o quando posso dare il massimo senza temere cedimenti. Posso dire di conoscere bene pregi e difetti del mio corpo, l’attenzione su questo aspetto è aumentata stagione dopo stagione. Certo, questo non significa che non avrò più infortuni, perché purtroppo fanno parte del gioco, ma il mio impegno è totale per ridurre al minimo il rischio di nuovi stop. Poi, ovviamente, spero che tutto fili liscio il più a lungo possibile”.

Se ne parla poco, ma nella tua carriera vanti anche un’esperienza in Spagna, nella seconda serie con la squadra basca dell’Amorebieta. Inizialmente doveva essere un prestito annuale dalla Juventus, ma poi facesti ritorno alla base dopo soli sei mesi. Come nacque la trattativa e cosa ti spinse ad accettare un’esperienza fuori dall’Italia? Il rientro anticipato fu frutto di aspettative diverse da quelle iniziali? “Andare in Spagna è stata una scelta condivisa con il mio agente. In quel periodo le attenzioni su di me erano alte, diverse squadre italiane erano interessate. Non stavo vivendo un momento facile, cambiare aria e lasciare l’Italia era diventato necessario. Tra le varie offerte spuntò questa occasione all’estero e la prospettiva mi affascinava molto. Avevo voglia di mettermi alla prova in un campionato diverso, testando le mie capacità in un nuovo ambiente, sia dentro che fuori dal campo. All’inizio, però, non è stato semplice, l’entusiasmo si è scontrato con la realtà dei fatti. Ero arrivato in un periodo complicato per la squadra, la società aveva appena assunto un nuovo allenatore. A metà stagione arrivò la chiamata del dirigente bianconero Claudio Chiellini, cercava un attaccante per la Juventus Next Gen. Vedendomi in difficoltà in Spagna - e memore di quanto fatto in bianconero - mi propose di anticipare il mio ritorno alla base. Colsi la palla al balzo e accettai immediatamente: sapere che avevano scelto proprio me mi riempii d’orgoglio”.

Tre anni fa la Juventus pubblicò un video, di circa quindici minuti, dedicato ai tuoi inizi nel mondo del calcio. Partito dalla tua terra natia, Palermo, “spinto” soprattutto dai nonni e da tua zia Valentina, sei diventato uno dei giovani più interessanti del panorama italiano. Ora sei a Novara, una società che ha creduto in te acquistandoti a titolo definitivo. Guardando questo percorso, come vorresti ripagare tutti quelli che hanno scommesso sul tuo talento? “Ringrazio tutte le persone che hanno creduto in me sin da piccolo, la mia famiglia in primis. Un ringraziamento speciale va anche a mia moglie, che mi ha appoggiato in ogni scelta senza mai lasciarmi solo. Sarò sempre riconoscente al Novara, una società che ha sempre confidato nelle mie capacità. Quando hanno contattato il mio agente hanno toccato i tasti giusti, mi volevano a tutti i costi e questo loro interesse mi ha conquistato sin dal primo momento. È stata l’opzione ideale, accettare subito si è rivelata una delle scelte professionali più azzeccate che potessi fare. Questa piazza mi ha dato l’occasione di rimettermi in gioco costantemente e credo di essere riuscito a ripagare la fiducia nel modo giusto. Questo, però, non mi soddisfa appieno: voglio continuare così e dare sempre quel qualcosa in più per questa maglia”.

Vuoi lasciare un saluto ai tifosi azzurri e ai lettori di VaNovaraVa.it? “Saluto tutti i tifosi azzurri e vi ringrazio per la vostra continua spinta, sia al “Piola” che durante la settimana. Non potervi avere fisicamente al nostro fianco fuori casa è un brutto colpo, ma sappiamo che ci seguite con calore e passione anche da lontano. Ci spingete a dare il meglio anche così, siete preziosi. Mancano sei partite alla fine del campionato regolare, continuiamo a viverle insieme per dare un senso a questa stagione. Ci vediamo domenica!”.

Grazie a Marco Da Graca per la disponibilità nel concederci questa intervista. Un ringraziamento anche all’Ufficio Stampa del Novara FC per la gentile concessione rilasciataci nella stessa.

Servizio di Alberto Battimo

 

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