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Esclusiva VNV: L’intervista a Leonardo Morosini


Di Alberto Battimo

Lui è quel tipo di giocatore che ogni allenatore vorrebbe nella sua rosa: in zona offensiva sa essere abile nel cercare il varco giusto per la conclusione e il suo dinamismo rappresenta una “spina nel fianco” per chi deve marcarlo. La sua pecca sono sempre stati gli infortuni: la mancanza di continuità non gli ha permesso di dimostrare appieno le sue capacità. Lo conosciamo per il suo valore e sappiamo quanto può dare, la sua umiltà nel mettersi al servizio della squadra fa di lui un giocatore “chiave”. La vittoria di Trieste dovrà rappresentare l’inizio di un nuovo percorso, il tempo per rimediare non è molto e le partite che ci aspettano sono toste. La squadra è pronta a vivere queste settimane con la giusta intensità, la fase cruciale della stagione è alle porte e c’è bisogno di farsi trovare pronti. Parola di… Leonardo Morosini.

Finalmente usciamo dal “Nereo Rocco” con una vittoria, era dal 1936 che non battevamo la Triestina in trasferta. Il loro allenatore, Giuseppe Marino, ha ammesso le difficoltà avute dalla sua squadra nello sfruttare gli spazi grazie alla nostra abilità nell’abbassarci con tanti uomini dietro la palla. Inoltre, ha aggiunto che siamo stati “Bravi e fortunati nell’episodio che ha deciso la gara”. Un’analisi che ti trova d’accordo o c’è stato molto di più da parte nostra? “È stata una vittoria storica, sbancare Trieste dopo tutto questo tempo è una bella soddisfazione. Gioia aumentata per chi c’era anche la scorsa stagione, quella sconfitta all’ultima giornata aveva macchiato il nostro cammino. Ricordo positivamente il percorso fatto, senza quei due punti di penalizzazione saremmo andati comunque ai play-off. Se non ricordo male, avevamo anche raggiunto una quota punti più alta rispetto a quella ottenuta nei campionati precedenti in Serie C degli ultimi anni. C’erano tanti motivi validi per cercare questa rivincita sportiva, siamo contenti di esserci riusciti. La partita è stata sostanzialmente equilibrata, sbloccata da noi su palla inattiva. Mercoledì era successa la stessa cosa, a parti invertite: meritavamo di vincere e invece l’AlbinoLeffe ha trovato il pareggio da calcio d’angolo. Questa volta ci siamo portati a casa l’intera posta in palio, tre punti meritati e una prestazione positiva da parte di tutti. Sappiamo bene che l’andamento del nostro campionato è molto livellato, questo permette a ogni squadra di dire la propria contro chiunque”.

Nella tua precedente risposta hai fatto riferimento alla partita del 25 aprile, nella quale subimmo una sonora sconfitta. Tanti di voi erano presenti anche in quella sfida funesta. Oltre agli stimoli sempre presenti, quanto ha inciso la voglia di rivalsa domenica scorsa? “Sicuramente c’è stata, ma non si è trattato di un’eccezione limitata a domenica scorsa. Questa voglia la dimostriamo in campo in tutte le giornate, ognuno di noi ha sempre qualcosa in più da dimostrare per diversi motivi. La gara dell’anno scorso è stata una brutta pagina, un primo tempo da incubo e una sfida che non siamo mai riusciti a controllare. Situazioni e risultati del genere capitano poche volte in carriera. Ammetto che, quando siamo tornati a calcare quel campo domenica, qualche brutto ricordo è tornato alla mente. Come detto all’inizio, questo sentimento di rivalsa non è mai mancato: sono quegli stimoli in più che aiutano il giocatore a dare il meglio, in modo che l’intera squadra ne benefici. Questa dovrà sempre essere la base di ogni nostra partita, i risultati passati e la classifica ci chiedono questo tipo di atteggiamento”.

Adesso c’è da dare un’accelerata importante. Mancano sempre meno partite e, in classifica, ci troviamo in un “limbo” nel quale una nuova vittoria potrebbe darci la spinta per guardare in alto, mentre un pareggio o una sconfitta ci suggerirebbero di guardarci alle spalle. Siamo ancora nella fase in cui la classifica non viene guardata, oppure cominciate a darle un’occhiata per spronarvi ancora di più? “Sta iniziando la fase clou della stagione, nella quale ogni partita comincia ad avere un peso importante. È arrivato il momento di raccogliere i frutti del lavoro settimanale, guardiamo la classifica e concordo nel definire in un “limbo” la nostra posizione. Una graduatoria così corta è tipica di questo girone, non è la prima volta che affrontiamo una situazione simile. In questo momento andare oltre al presente non avrebbe senso: il percorso intrapreso ci impone di procedere per gradi, valutando ogni situazione partita dopo partita. Sono d’accordo sulla necessità di dare un’accelerata significativa: i troppi pareggi, soprattutto in casa, ci stanno costando cari. Dobbiamo far sì che la vittoria non sia più un caso isolato, già da sabato cercheremo di dare continuità al successo di Trieste”.

Spesso si dice che chi gioca per primo può “dettare il ritmo” al turno di campionato. In un momento così delicato della stagione, inaugurare la giornata è un’opportunità che vi carica o preferireste conoscere già i risultati delle vostre rivali? “Sono sincero, è un girone così equilibrato che non ti permette di avere preferenze. In questo momento dobbiamo pensare solo a noi stessi, giocare prima o dopo ha poca importanza. Guardiamo gli ultimi risultati: il Vicenza ha perso la sua prima gara contro l’Alcione Milano, un esito che ha sovvertito ogni pronostico visto che la capolista era ancora imbattuta. Anche l’Union Brescia è caduta a Crema, un altro risultato inaspettato. Tutto ciò mi spinge a dirti che non c’è differenza tra giocare per primi o per ultimi, puoi aspettarti di tutto da ogni sfida. Non dobbiamo farci influenzare dagli orari del calendario: dopo sabato scenderemo in campo venerdì sera ad Arzignano e il martedì successivo saremo ospiti della Virtus Verona, ci aspetta un percorso fitto e pieno di impegni complicati. Saranno settimane intense e non vogliamo distrarci con altri aspetti: facciamo il nostro, poi penseremo al resto”.

L’infortunio al perone della scorsa estate ha frenato il tuo avvio di stagione. Sei rientrato esattamente un girone fa, anche se si sono succeduti dei piccoli intoppi fisici. Dal match col Renate in poi hai ritrovato continuità, mettendo minuti nelle gambe ogni giornata ad eccezione della sfida casalinga contro la Dolomiti Bellunesi. Mesi fa avevi dichiarato che la tua stagione doveva ancora iniziare, oggi senti di aver fatto il passo decisivo o manca ancora qualcosa per vedere il vero Morosini? “Anche se mi mancasse ancora qualcosa, il tempo per recuperare appieno ogni aspetto è limitato. A livello fisico mi sento bene: potrei stare ancora meglio, ma fa parte del mio percorso di ripresa. La mia prima parte di stagione è stata particolare, sia per l’infortunio subìto in estate, sia per quei piccoli intoppi che hanno rallentato il mio cammino nel girone d’andata. Quando sono rientrato non mi sono mai sentito davvero al “top”, durante la settimana dovevo gestirmi e non riuscivo ad allenarmi con costanza. Con l’arrivo di mister Dossena l’attività quotidiana è diventata ancora più intensa, sappiamo quanto creda nel lavoro giornaliero. Una volta risolti i piccoli guai fisici, mi sono messo a completa disposizione, nonostante le voci di mercato e i cambiamenti inevitabili che derivano da una nuova guida tecnica. Ho sfruttato al meglio i 3 minuti di Trento, i 17 contro la Pro Patria e, gradualmente, il mio minutaggio è cresciuto. In silenzio ho lavorato con impegno e caparbietà per rimettermi in sesto e dare una mano concreta. Al di là del mio percorso personale, l’aspetto che mi preme di più è essere parte integrante del gruppo: voglio che il Novara vinca, le mie vicissitudini di campo vengono dopo”.

Mister Dossena sembra vederti come il tipico giocatore “spaccapartite”, capace di creare scompiglio grazie alle tue doti tecniche e caratteriali nei finali di gara. È davvero così o è un modo per preservare il tuo fisico? “Anche in passato sono stato considerato un “cambio utile", per via delle mie caratteristiche. È un modo per sfruttare le mie qualità anche con poca autonomia a disposizione, diversi allenatori mi vedevano come il profilo giusto per creare scompiglio e dare manforte alla squadra nelle fasi conclusive. In questi due mesi il mister ha avuto modo di conoscermi e valutare il mio ruolo nel suo scacchiere tattico. Il mio atteggiamento non cambierà mai, a prescindere dallo spazio concessomi. Sono un giocatore elettrico, passionale e con qualità importanti, ma so bene che questo non basta: servono impegno e dedizione costante, perché nessuno ha il posto assicurato. Ammetto che non è sempre facile entrare a partita in corso, tra gioco spezzettato e perdite di tempo non hai molte occasioni per incidere. Per ora questo è il mio impiego, ma spero di accumulare sempre più minuti e centralità. Voglio incanalare la mia stagione sui binari giusti, darò il massimo per il bene della squadra ogni volta che sarò chiamato in causa”.

Sei convinto di poter dire la tua anche da titolare, com’è successo finora solo contro l’Ospitaletto? “Purtroppo l’unica partita giocata da titolare ha avuto un esito infausto, una brutta sconfitta e il conseguente esonero dell’ex mister Zanchetta. Da un paio di settimane posso affermare di sentirmi bene: il lavoro mirato, impostato dallo staff tecnico, mi sta permettendo di recuperare al meglio e con i tempi giusti. Abbiamo una rosa importante e di valore, è normale che l’allenatore scelga ciò che è meglio per la squadra, valutando chi schierare in base all’avversario e alla condizione atletica. Se il mister decidesse di farmi partire dall’inizio, sarei pronto. Non è un pensiero che mi assilla, ma uno stimolo ad applicarmi con la mente sgombra. Il mio obiettivo è farmi trovare pronto nel momento del bisogno”.

Quanto ti manca il poter incidere sulla partita anche con una rete o un assist? “Mi manca molto essere determinante anche sotto l’aspetto realizzativo. In questo momento sono soddisfatto nel riuscire a crearmi delle occasioni e di essere proficuo nelle trame offensive, ma non posso accontentarmi. Ci sono stagioni in cui ogni palla che tocchi diventa oro e periodi in cui, invece, devi fare i salti mortali per riuscire a finalizzare. Sentirmi vivo, coinvolto nelle azioni e capace di creare situazioni pericolose dal nulla è un percorso che mi fa stare bene. Se poi arrivasse anche la rete ne sarei felice, ma la priorità resta la vittoria, chi segna è secondario. Vedo negli occhi di tutti una grande voglia di riscatto, mi piace questa percezione. Giochiamo per fare vincere il Novara, non ci sono egoismi. Mi piace il clima che si respira e mi sento parte integrante di questo gruppo, abbiamo la grande occasione di dimostrarlo nelle ultime undici partite di campionato”.

In questi giorni non si parla d’altro che dell’espulsione di Kalulu in Inter-Juventus, scaturita da una svista dell’arbitro, il quale non ha ravvisato il mancato contatto tra il bianconero e Bastoni. In tanti hanno identificato il VAR come la “panacea di tutti i mali”, ma ora ogni errore pesa di più proprio perché esiste la tecnologia. Il protocollo non permetteva al VAR di intervenire in quel caso, ma ormai da settimane si susseguono episodi discutibili. Qual è il tuo pensiero su questa vicenda? “Premettiamo che sono di parte: simpatizzo per l’Inter e conosco bene Bastoni, non potrei criticarlo più di tanto. Secondo me è stata più sgradevole l’esultanza rispetto alla simulazione. Prima della partita di Champions ci ha messo la faccia e ha ammesso l’errore, penso che sbagliare faccia parte del calcio. C’è stato un polverone mediatico incredibile, secondo me eccessivo. Dal mio punto di vista ho notato molta ipocrisia: gente che si lamenta per questo episodio e certi dirigenti societari che, dopo aver fatto di tutto pur di vincere, ora fanno i moralisti. È una situazione che fa un po’ ridere”.

Il designatore arbitrale Gianluca Rocchi, nell’analizzare l’episodio, ha riferito che nel calcio ci sono troppe simulazioni e che si vuole sempre “fregare” l’arbitro. Sei d’accordo o fa parte del gioco ed è compito degli arbitri essere più “svegli” e “protetti”? “Quando ero ragazzino, ti inculcavano già l’idea di cadere in area alla prima avvisaglia di un contatto. La capacità di “ingannare” l’arbitro fa parte del gioco, ovviamente nei limiti del possibile e senza che diventi un aspetto troppo negativo. Personalmente è un comportamento che non mi appartiene, ma quante volte abbiamo visto un giocatore approfittare di una situazione per guadagnare un rigore? Bisogna ammettere che nel calcio è sempre stato presente. Il VAR è uno strumento necessario, ma secondo me si è andati anche oltre il gioco: può dare una mano, ma ha snaturato tantissime cose. Racconto un aneddoto: stavo guardando una partita con mio nonno poco dopo l’introduzione del VAR. L’azione venne interrotta per un check che durò quasi dieci minuti. In quegli istanti mio nonno si girò ed esclamò: “Questo non è calcio!”. Io non sarei di questo avviso, preferisco dire che questo è il calcio moderno. Qui si apre un capitolo enorme: personalmente preferisco il calcio “retrò”, ma bisogna essere realistici. Indietro non si torna, quindi bisogna affrontare tutto nella maniera più corretta e lucida possibile. La tecnologia è pur sempre gestita da uomini che possono sbagliare e, così, torniamo al punto di partenza”.

Nella serie maggiore ci sono telecamere ovunque per il VAR, eppure le polemiche non mancano. Noi che in Serie C abbiamo il “Football Video Support”, cosa dovremmo dire? “Rispetto ai mezzi che abbiamo, mi accontenterei che il FVS chiudesse ogni polemica sugli episodi eclatanti, situazioni che negli ultimi anni in C mi sono capitate spesso di vedere: già questo sarebbe un ottimo traguardo. Per quanto riguarda la precisione, invece, c’è ancora molto da migliorare: abbiamo visto diverse polemiche anche nel nostro girone. Come dicevi tu, se queste discussioni ci sono in Serie A, figuriamoci cosa può succedere a noi che abbiamo poche telecamere a disposizione. Tra immagini poco chiare e interpretazioni complicate, anche gli arbitri della nostra categoria stanno facendo un po’ di fatica. Spero in un futuro roseo anche per il FVS, mi aspetto che il sistema migliori e si evolva con il passare delle stagioni”.

Per concludere torniamo al nostro Novara. È emblematica la foto postata sui social dopo la vittoria di Trieste: quella sciarpa azzurra rappresenta l’unione tra squadra e tifosi, un connubio che nel calcio non deve mai mancare. Un significato ancora più forte se pensiamo alle trasferte vietate ai nostri sostenitori fino alla fine della stagione. Vuoi lasciare un saluto ai tifosi azzurri e ai lettori di VaNovaraVa.it? “Non so nel dettaglio cosa sia successo a Vercelli. La decisione di vietare tutte le trasferte ai nostri sostenitori, fino alla fine della stagione, è stata una stangata per tutti. Penso che i nostri tifosi, oltre alla passione nel venirci a sostenere, abbiano anche il desiderio di girare le varie città e conoscere piazze diverse. Il nostro girone non è famoso per avere un numero alto di spettatori, per questo sono convinto che il nostro gruppo storico avrebbe potuto darci una grossa mano: sono in tanti e il loro calore sugli spalti si è sempre fatto sentire in ogni stadio, il dispiacere è tanto. Cercheremo di trasmettere gioia a distanza: senza chi ci segue sarà più difficile, ma faremo il massimo per portare a casa più punti possibili anche fuori dalle mura amiche”.

Grazie a Leonardo Morosini per la disponibilità nel concederci questa intervista. Un ringraziamento anche all’Ufficio Stampa del Novara FC per la gentile concessione rilasciataci nella stessa.

Servizio di Alberto Battimo

 

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