Esclusiva VNV: L’intervista a Eric Lanini

Di Alberto Battimo
In estate la società aveva individuato in lui il giocatore simbolo per riportare il Novara nelle posizioni di vertice, sfruttando la sua esperienza e i notevoli numeri in fase realizzativa. Purtroppo la stagione non sta rispettando le attese iniziali, ma nulla è ancora compromesso. La classifica corta ci aiuta, ora spetta a noi beneficiare di questo fattore per recuperare più posizioni possibili. La sua personale stagione è finora sotto gli standard previsti, lui ne è consapevole e in questa intervista abbiamo analizzato in dettaglio i motivi di questa faticosa stagione. Il derby è ormai alle spalle, c’è solo da pensare all’Union Brescia e regalare ai tifosi una prestazione di spessore. Lasciamo la parola a… Eric Lanini.
Il successo contro la Pro Patria era il giusto viatico per presentarsi al meglio al derby contro la Pro Vercelli. Purtroppo il campo non ci ha dato ragione, siamo usciti sconfitti per la seconda volta dopo la sfida di andata. Nel post-partita, il mister della Pro Vercelli ha dichiarato che queste partite così “sentite” si vincono da squadra, lottando e soffrendo. Alla luce di queste parole, pensi che il Novara non abbia dimostrato appieno questi aspetti o la sconfitta è figlia di altri fattori? “Penso che l’esito finale sia dipeso da certe situazioni a noi sfavorevoli. La loro “rete della domenica” è nata da una nostra disattenzione: ammetto di non conoscere le caratteristiche del loro marcatore ma non credo che, riprovando più volte, riuscirebbe a ripetere la stessa conclusione. Nonostante la sconfitta non mi è dispiaciuta la prestazione della squadra, abbiamo combattuto sino alla fine e il risultato è sempre stato in bilico. Se nel primo tempo la Pro Vercelli ha fatto qualcosa in più, nella seconda frazione di gioco siamo stati noi a prendere in mano la situazione. Abbiamo giocato costantemente in attacco, anche se abbiamo peccato nella precisione dei cross. Analizzando le prestazioni di entrambe le squadre, preferisco il nostro modo di giocare. Oltre alla rete, ricordo solo delle fasi di scompiglio nella nostra area. Si sono basati su dei lanci dalle retrovie, cercando soprattutto i terzini. Sinceramente non ho visto una grande impostazione di gioco da parte loro. La sfida è stata equilibrata, purtroppo abbiamo subito un episodio negativo che ci è costato la sconfitta. Gli aspetti elencati dal loro allenatore contano, però ci vuole anche quel pizzico di fortuna determinante per arrivare al successo”.

Un’altra dichiarazione del loro allenatore ha catturato l’attenzione. Ha riferito che la sua squadra ha approfittato del nostro periodo di “trasformazione”, aggiungendo che la nostra rosa fosse stata costruita per il 3-5-2 e che, con l’arrivo di mister Dossena, la squadra debba ancora trovare la quadra per adattarsi al 4-3-3. Ha ragione? “Ha ragione fino ad un certo punto, il cambio di allenatore e modulo ti porta necessariamente ad assimilare meccanismi inediti. Quando cambia la guida tecnica ciascun giocatore cerca di esprimere il proprio carattere, specialmente durante le prime gare. È normale vedere una maggiore grinta e cattiveria agonistica, ognuno di noi ha motivazioni diverse per mettersi in mostra e dimostrare al mister di poter essere importante per le sue idee di gioco. Il loro allenatore si è espresso così solo perché ha vinto, se avesse perso sono sicuro che avrebbe dato la “colpa” alla nostra voglia di sfoggiare appieno le nostre qualità davanti al nuovo tecnico. È stata la tipica risposta che si dà in questi casi, non mi aspettavo nulla di diverso”.

Ad alcuni le parole di mister Dossena a fine partita non sono piaciute, hanno ritenuto eccessive le sue affermazioni sulla superiorità della Pro Vercelli. La sua analisi, pacata e razionale, non ha persuaso certi tifosi. Secondo te si tratta di onestà intellettuale o di una “strategia” a protezione della squadra? “Le sue parole racchiudono entrambi gli aspetti. Dossena è un allenatore pragmatico, ritiene fondamentale il continuo lavoro e sviluppo. Un suo credo è che i risultati si ottengano solo impegnandosi assiduamente nel quotidiano anche se, secondo me, questo non dà la certezza della vittoria. Sappiamo bene quanto un episodio possa cambiare l’inerzia di una partita, domenica è avvenuto proprio questo. Può succedere che un giocatore si alleni di meno in settimana, ma poi in gara faccia doppietta, a differenza di un collega che si allena con più costanza ma incide meno la domenica. In partita entrano in gioco carattere e personalità, aspetti che emergono soprattutto quando c’è da fare risultato. Il mister si è espresso in quel modo perché è giusto dare merito all’avversario in caso di sconfitta. Abbiamo analizzato la gara con lo staff tecnico e siamo tutti consapevoli che la prestazione non sia da buttare. I dati statistici più importanti sono a nostro favore, ripartiremo da quelli per migliorare”.

Nello spogliatoio ci sono molti giovani che sentono il peso della maglia, specialmente dopo una sconfitta nel derby. Dato che il tuo ruolo è anche quello di fare da “chioccia”, qual è la prima cosa che hai detto loro alla ripresa degli allenamenti? “A inizio settimana non abbiamo molto tempo per gioire o piangerci addosso. Il dialogo avviene subito dopo la partita, poi la testa è rivolta solamente alla sfida successiva. Le attività programmate dal mister richiedono molta attenzione e concentrazione, non possiamo avere pensieri che non siano orientati alla ricerca di nuove soluzioni e automatismi. I giovani li ho visti tristi per il risultato, ma carichi e vogliosi di dimostrare di che pasta sono fatti. Stare loro vicino è un compito che mi è stato affidato e che ho accettato con responsabilità. Sono consapevole che il mio acquisto abbia richiesto uno sforzo importante alla società, da sei stagioni vado costantemente in doppia cifra e mi piacerebbe proseguire questa striscia anche qui. In passato le mie reti sono state fondamentali per raggiungere obiettivi importanti, questo mi aiuta a trasmettere ai ragazzi il valore della vittoria e affrontare ogni situazione nella maniera più consona. È un ruolo di immagine importante, sono a Novara anche per questo. Non mi sento un giocatore “arrivato”: devo conquistare il mio “status” anche in questa seconda avventura azzurra. Attraverso le prestazioni, l’approccio e la finalizzazione, cercherò di riconfermarmi. Chiaramente ho bisogno anche del supporto del mister e della società: più gioco, più posso fare bene e ripagare le aspettative che ci sono su di me”.

Anche domenica la squadra è mancata dal punto di vista realizzativo, solo la Pro Patria e la Pergolettese hanno fatto peggio di noi. La colpa non ricade solo sugli attaccanti, è tutta la squadra che deve impostare un gioco adatto e rendere “invitante” l’ultimo passaggio. Come spieghi questo dato negativo? “Condivido il tuo pensiero, chi capisce di calcio non attribuisce i demeriti solo agli attaccanti. Siamo una squadra, nel bene e nel male: ognuno ha il suo ruolo e dei compiti precisi da rispettare. A meno che non ti chiami Cristiano Ronaldo o Messi, dubito che senza un’adeguata costruzione di un gioco si riesca a essere incisivi. Un attaccante deve essere messo nelle condizioni di concludere, qualunque siano le sue qualità. Il nostro reparto non ha molti giocatori che inventano la giocata dal nulla, anche se Donadio è una sicurezza e Ledonne fa dell’imprevedibilità uno dei suoi punti forti. Penso anche a Morosini, sebbene le sue condizioni fisiche non l’aiutino a essere sempre presente. Io, Alberti e Da Graca siamo uomini d’area di rigore, ci servono i palloni giusti per finalizzare. Come si è visto nel derby, è mancata la qualità nell’ultimo passaggio. Spesso abbiamo peccato di cinismo, ma riusciamo a fare circolare bene la palla, questo significa che in campo dimostriamo una certa intesa. Manca però quel guizzo capace di creare l’assist perfetto. La colpa è da dare solo agli attaccanti quando sbagliano facili occasioni, finora non ho visto azioni così nitide da poter accusare solo noi centravanti. Ho visto delle partite giocate bene ma con zero tiri in porta, ecco spiegato questo dato negativo. Dobbiamo cambiare rotta grazie a nuove idee e qualità. Ne siamo capaci, partiremo da questa certezza per costruire più soluzioni offensive”.

Sei stato l’acquisto cardine del mercato estivo, la società ha visto in te il giocatore giusto per rilanciare le ambizioni della squadra e diventare un punto di riferimento per i giovani. Hai iniziato la stagione a rilento a causa del recupero da un infortunio, ma poi hai giocato con una certa regolarità. Hai realizzato cinque reti e un assist, come giudichi la tua stagione finora? “Se devo rapportarla al contesto attuale - e a come si sta evolvendo la nostra stagione - mi do un 5,5. Ho saltato le prime partite, poi ho accumulato qualche minuto, ma la prima da titolare è arrivata solo alla sesta giornata. Per ora ho giocato novanta minuti solo in quattro sfide. Le aspettative su di me sono elevate, ne sono consapevole, ma l’andamento generale della squadra non mi sta aiutando. Resto convinto che la doppia cifra sia ancora raggiungibile, sperando di ottenere parallelamente risultati di squadra soddisfacenti. Colgo l’occasione per rivolgermi anche a voi giornalisti: in 19 partite mi avete dato la sufficienza solo 2 volte. Contro la Pro Patria ho preso 6,5 nonostante la doppietta, mentre ad altri sono spuntati dei 7. Questo succede perché da me pretendete sempre il massimo, se la doppietta l’avesse fatta un ragazzino della Primavera avrebbe preso 9. All’inizio pensavo che tornare nel Girone A, dopo varie stagioni con una media di quindici reti all’anno, fosse una passeggiata. Invece ho riscontrato delle difficoltà che in passato non avevo avuto. Esempi simili si trovano anche in Serie A, penso a Kean della Fiorentina. Se un giocatore segna meno non significa che sia diventato scarso, determinati contesti possono influire sulle prestazioni. Al momento non c’è un singolo giocatore del Novara capace di fare la differenza, solamente perché siamo tutti in difficoltà. È sbagliato paragonare questa esperienza a quella di sei anni fa, non significa che allora fossi forte e oggi no. Molti storcono il naso, ma in una situazione del genere è più difficile dimostrare appieno il proprio valore”.
Certe volte ti vediamo giocare un po’ lontano dalla porta. Per un attaccante che è sempre andato in doppia cifra nelle ultime stagioni diventa difficile ripetere lo stesso “score”. Sta influendo anche questo nei tuoi numeri personali? “Quando giocavamo con due punte è vero che agivo in una posizione un po’ più defilata. L’ho fatto per adattarmi alle necessità della squadra, rendendomi conto che le conclusioni verso la porta erano sempre meno giocando in avanti. Questo mi ha spinto a riflettere e a variare certi movimenti, sempre in accordo con gli allenatori. Ho iniziato a modificare il mio gioco, arretrando il raggio d’azione per toccare più palloni ed entrare nel vivo della manovra. Ad un certo punto era diventato l’unico modo, prima capitava che passassero anche venti minuti senza che riuscissi a creare apprensione alla difese avversarie. Ho fatto di necessità virtù, per un calciatore restare a lungo senza palla significa perdere il ritmo e la lucidità necessaria per sfruttare le occasioni. Giocando più esterno ho avuto la possibilità di essere parte attiva del gioco. Preferisco comunque restare in area per sfruttare le mie doti offensive, ma se la squadra fatica preferisco mettermi a disposizione in un ruolo diverso per il bene della causa”.

Lodevole il tuo atteggiamento, ma siamo sicuri che questa sia la soluzione giusta per risolvere i problemi in attacco? “Capisco i dubbi, è una domanda lecita. Ogni avversario ha un suo schema tattico predefinito: ci sono squadre che giocano con la difesa alta, in quel frangente mi devo preoccupare soprattutto di non andare in fuorigioco e di attaccare la profondità sfruttando la mia velocità. In altre partite puoi trovare squadre molto chiuse, lì devi pensare a trovare il varco giusto per superare la loro difesa e concludere a rete. Sono situazioni che vanno valutate nello specifico, per questo ti dico che più un attaccante è vicino alla porta meglio è. Sarebbe la soluzione perfetta per noi: ci ho provato nelle prime partite ma ho fatto fatica. Quando mi sono reso conto di avere realizzato solo 3 reti dopo 17 partite, ho intuito che qualcosa dovevo cambiare. Tornavo a casa frustrato perché vorrei vincere tutte le partite e portare il Novara il più in alto possibile: quando vedi che non riesci a essere utile alla squadra ti devi adattare a nuove posizioni”.
Sabato arriva l’Union Brescia, sfida ostica ma l’andata ci ha insegnato che possiamo giocarcela. Ti senti pronto a trascinare i compagni e a firmare un gol decisivo per riprendervi il “Piola”? “Assolutamente sì! Sono un giocatore ambizioso, voglio sempre puntare in alto e migliorare quotidianamente ogni mio aspetto. Non mi sento mai appagato, se dovessi raggiungere la doppia cifra punterei subito a innalzare i miei obiettivi. Contro la Pro Patria mi è dispiaciuto uscire dopo circa 60 minuti, puntavo alla tripletta per portarmi il pallone a casa. Non dobbiamo avere paura di nessuno, la sfida di andata contro il Vicenza dovrà essere da esempio. Con l’approccio giusto e forza di volontà possiamo mettere in difficoltà chiunque. Sabato arriva l’Union Brescia e non possiamo avere timore, altrimenti la partita è già persa in partenza. Dobbiamo scendere in campo con il giusto atteggiamento, mica arriva il Real Madrid! In Serie C tutte le squadre sono battibili, ricordo la bella vittoria contro il Lecco nonostante non stessimo attraversando un periodo felice. Nulla è scontato, abbiamo bisogno di punti importanti. Giochiamocela a viso aperto e vediamo cosa succederà”.

Se dovessi fare una promessa ai tifosi che hanno sofferto per questo ultimo derby, quale sarebbe il primo impegno concreto che sentiresti di prendere con loro? “Nessuno di noi è contento di questa situazione, a partire dal presidente sino ad arrivare ai magazzinieri. Sappiamo bene quanti sacrifici facciate per seguirci assiduamente, ci dispiace molto per come stia proseguendo questa stagione. Posso promettere che continueremo a dare tutto. Non mancheranno mai voglia e impegno, scenderemo in campo con l’obiettivo di vincere ogni partita. Fa male vedere il Novara in questa posizione di classifica, la nostra rosa ha valori importanti e non merita di stare nelle retrovie. Siamo amareggiati, personalmente non mi sarei mai aspettato di occupare questo posto in classifica a questo punto del campionato. Daremo tutto, con un pizzico di fortuna e bravura nostra cercheremo di risalire la china. Siamo ancora in tempo per raddrizzare la stagione, mancano tante partite ma siamo consapevoli che il margine di errore si assottiglia sempre più. I play-off sono ancora possibili, vogliamo chiudere l’anno positivamente. Rimbocchiamoci le maniche e diamoci da fare. Ci vediamo sabato!”.
Grazie a Eric Lanini per la disponibilità nel concederci questa intervista. Un ringraziamento anche all’Ufficio Stampa del Novara FC per la gentile concessione rilasciataci nella stessa.

Muro














