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Esclusiva VNV: L’intervista a Roberto Ranieri


Di Alberto Battimo

Questa è la sua quarta stagione a Novara. Da subito si è calato nella realtà azzurra, diventando un perno fondamentale della squadra. Nel girone di andata ha vissuto una situazione anomala, non essendo abituato a un impiego a sprazzi. Il neo-mister Dossena gli ha subito affidato le chiavi del centrocampo, pronto a riprendersi un posto da titolare. Da capitano sta vivendo questo momento con responsabilità e cultura del lavoro, consapevole che solo così potrà confermarsi una scelta primaria. L’obiettivo principale rimane la squadra, c’è da dare una svolta dal punto di vista dei risultati. L’impatto del nuovo allenatore è stato positivo, ma sarà il campo a dare il definitivo verdetto. Lui è… Roberto Ranieri.

“Cambiando l’ordine degli allenatori il risultato non cambia”. Prendo in prestito dalla matematica la “proprietà commutativa” per evidenziare il 13° pareggio di questo campionato. La sfida contro l’Inter U23 ha regalato poche azioni degne di nota, una gara complicata ma giocata con personalità. Quale valore diamo a questo punto conquistato? “A mio parere l’Inter U23 è una delle squadre con più qualità nel nostro girone. Non è un caso vederla nella parte alta di classifica, una rosa composta da giovani in rampa di lancio. In base all’avversaria affrontata - e alla nostra nuova fisionomia da costruire - ritengo che il punto conquistato debba essere valutato con ottimismo. Forse ai punti avrebbero meritato più loro ma la prestazione che abbiamo offerto, tutta cuore e grinta, era giusto venisse premiata. La gara di domenica ha messo in evidenza la poca incisività in fase offensiva, mister Dossena ne è consapevole e si sta concentrando molto su questo aspetto. Non era semplice farsi trovare già pronti dopo pochi giorni dal suo arrivo, noi giocatori ci siamo soprattutto preoccupati nel mettere in pratica i primi dettami tattici. Ci vorrà del tempo per vedere la mano dell’allenatore, pur sapendo di non avere molto margine. Il cambio di modulo richiede un nuovo tipo di approccio, dobbiamo affinare i meccanismi di squadra e trovare un’intesa che possa dare i suoi frutti in campo. Stiamo lavorando assiduamente per cercare di apprendere al più presto queste nuove concezioni”.

Come giustamente hai anticipato, mister Dossena sta cercando di infondere il suo credo calcistico nel minor tempo possibile. Quali sono le tue prime impressioni sul mister e su quali aspetti si sta maggiormente concentrando? “Il mister è un grande lavoratore, anche nella vita da calciatore ha sempre dato l’anima. Infonderci questa attitudine è stata la sua priorità, prima ancora dei vari aspetti tattici. Vuole vedere una squadra sempre viva e che abbia fame, dal campo mi ha colpito la sua “partecipazione” alle nostre manovre. Abbiamo percepito tutta la sua disponibilità nel renderci una squadra a sua immagine e somiglianza, siamo pronti a seguirlo in ogni sua indicazione. Questa filosofia ci attira molto, il giusto atteggiamento ci permette di avere più certezze e di esprimere appieno le nostre qualità. In allenamento ogni particolare viene analizzato con attenzione e cura. Dobbiamo adattarci a tutto questo, ci aspetta un percorso impegnativo ma interessante”.

Un dato che salta all’occhio è la poca incisività in fase offensiva. Le sole 17 reti realizzate ci relegano agli ultimi posti di questa classifica. Sappiamo bene quanto sia importante il lavoro del centrocampo, quanta responsabilità avvertite di fronte a questo dato? Cosa ci manca per supportare meglio gli attaccanti? “Tutti i reparti devono prestare attenzione a questo dato, a partire dalla difesa. La stagione sta mettendo in mostra la nostra abilità nel contrastare al meglio le avanzate avversarie, purtroppo non possiamo dire la stessa cosa dal punto di vista offensivo. Dobbiamo trovare la quadra anche in avanti, servire i nostri attaccanti nella maniera più efficace possibile sarà uno dei nostri propositi. Emblematiche sono state le prime partite, gare in cui avevamo creato tanto ma concretizzato il minimo. Non è andata meglio in quelle successive, le occasioni sono state sempre meno anche se in certe partite è venuta fuori tutta la qualità del nostro reparto avanzato. Un altro aspetto da migliorare è il contributo attivo di noi centrocampisti anche in fase realizzativa, le tre reti di Basso e quella di Collodel non sono abbastanza per ritenere soddisfacente il lavoro svolto da questo punto di vista. In mezzo al campo dovremo aumentare il nostro apporto, abbiamo i giocatori giusti per sviluppare soluzioni funzionali al tipo di gioco richiesto dall’allenatore”.

L’esonero di un allenatore è sempre una sconfitta per tutti. Con l’ex mister Zanchetta si era più volte analizzato il fattore mentale, indicato come la principale lacuna. È stato solo un problema di “testa" oppure sono emersi altri limiti? “A dirti la verità non so rispondere a questa domanda con certezza, sono convinto però che se fossimo stati deboli mentalmente molte partite non le avremmo recuperate. Io ci metterei anche un po’ di sfortuna, soprattutto nelle prime partite di campionato. A livello di prestazioni e occasioni eravamo partiti bene, peccato che i risultati non siano stati totalmente dalla nostra parte. Ci siamo portati dietro questo fardello sin dall’inizio, è diventato un macigno sempre più difficile da sgretolare. Non nego che tutto questo ci abbia un po’ condizionato, la vittoria che tardava ad arrivare ha pesato sulle nostre prestazioni. L’idea di Zanchetta era quella di partire a mille, per poi farci trascinare dall’entusiasmo e dalla consapevolezza. Così non è andata e i soli tre successi ottenuti stanno a testimoniare le difficoltà riscontrate durante il girone di andata. Non focalizziamoci troppo sul passato però, dobbiamo guardare avanti con serenità e ottimismo. Adesso c’è mister Dossena alla guida, il mio augurio è quello di riuscire ad “invertire la rotta” e trovare una certa continuità”.

Nel girone di andata sei stato titolare dieci volte, disputando quattro gare per intero. Cinque partite le hai vissute dalla panchina e in altre quattro sei subentrato. A referto compare solo un assist, da calcio d’angolo per la rete di Lorenzini contro la Pergolettese. A questo punto della stagione ti aspettavi questo minutaggio e questi numeri? “Negli ultimi anni sono sempre stato un punto fermo delle squadre in cui ho militato, anche prima di venire a Novara. Non ti nascondo di avere passato un paio di mesi difficili, mi riferisco al periodo in cui giocavo poco o nulla. Era una situazione nuova per me, non ero più abituato ad avere poco spazio nelle rotazioni. Nonostante mi impegnassi al massimo - ed eseguissi con accuratezza le indicazioni in allenamento - il giorno della partita mi ritrovavo spesso in panchina o protagonista solo nella parte finale di gara. Fa parte del calcio e sono decisioni che spettano all’allenatore, ma non riuscivo a darmi una spiegazione. Mi sono quindi concentrato su ciò che potevo controllare e gestire, impegnarmi quotidianamente per il bene della squadra e farmi trovare pronto in caso di necessità”.

In certi momenti sei stato oggetto di discussione nelle conferenze passate dell’ex Zanchetta. Com’è stato il vostro rapporto professionale e quali sono state, nello specifico, le divergenze tecniche? “A inizio stagione il mister mi aveva dato delle direttive. Nelle prime partite ha giudicato il mio stile di gioco non totalmente consono alle sue idee, optando per altre scelte nelle gare successive. Ricordo che mi aveva spiegato le sue ragioni per l’esclusione contro la Giana Erminio, in seguito il dialogo diretto è andato sempre più scemando. Niente da dire sul piano professionale, c’è sempre stato rispetto della persona e dei ruoli. L’intero staff tecnico mi ha fatto un’ottima impressione, magari la situazione si sarebbe potuta gestire meglio a livello comunicativo. Circostanze che possono capitare, scelte che accetto ma che potevano essere affrontate con più attenzione”.

Cosa ti aspetti da questa seconda parte di stagione? “Le mie soddisfazioni personali passano in secondo piano, vorrei condividere più spesso la gioia di una vittoria insieme a compagni e tifosi. Ovvio che giocare tutte le partite sarebbe il mio sogno, ho sempre contribuito attivamente al bene della squadra. Non è però il momento di pensare a questo, c’è da pedalare e allenarsi duramente. Dobbiamo scendere in campo con fiducia e concentrazione, con l’obiettivo di ottenere risultati migliori. La classifica è ancora corta, la speranza di risalire verso l’alto c’è ancora. Sono convinto che, attraverso un filotto importante di risultati, potremo recuperare diverse posizioni. Siamo ancora in tempo”.

Nella stagione scorsa hai tagliato il traguardo delle cento presenze con la maglia azzurra, esempio di dedizione e amore per questi colori. Di queste partite, ti andrebbe di condividere un aneddoto speciale, per celebrare al meglio questo significativo obiettivo? “A Novara mi sono trovato bene sin dall’inizio. La particolarità è che ogni stagione vissuta con la maglia azzurra è stata, a suo modo, unica. Ricordo il mio arrivo, la squadra era fresca di promozione dopo il campionato nei Dilettanti, avvertivo un incredibile entusiasmo. Ci sono stati dei periodi difficili, in certi frangenti abbiamo disatteso le aspettative. Nel bene o nel male sono rimasto volentieri, sono sempre andato d’accordo con le due società che si sono succedute negli ultimi tempi. Nello specifico non ho particolari aneddoti da raccontare, però ho bene impresso il mio primo derby contro la Pro Vercelli, quando vincemmo 2-1 in trasferta. Una gioia incredibile insieme ai nostri tifosi, sensazioni indimenticabili. Anche l’andata dei play-out a Fiorenzuola è stata speciale: tanti sostenitori azzurri ci avevano seguito in questa vittoria fondamentale. Il mio auspicio è quello di vivere altre situazioni del genere, condividere nuove emozioni insieme all’ambiente”.

In questa settimana i tifosi hanno avuto la possibilità di assistere a una parte dei vostri allenamenti, segno di un legame indissolubile. Vuoi lasciare un saluto a loro e ai lettori di VaNovaraVa.it? “Saluto volentieri tutti i nostri tifosi e i lettori del sito, spero che la vostra presenza allo stadio possa aumentare con il passare delle partite. Per riuscire nell’intento, una parte importante dobbiamo mettercela noi giocatori. Attraverso i risultati dovremo essere capaci di conquistarvi sempre più. Vi aspetto, siete fondamentali!”.

Grazie a Roberto Ranieri per la disponibilità nel concederci questa intervista. Un ringraziamento anche all’Ufficio Stampa del Novara FC per la gentile concessione rilasciataci nella stessa.

Servizio di Alberto Battimo

 

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