L'intervista a Carlalberto Ludi

Di Alberto Battimo
Umiltà, voglia di vincere, amore per la città e dei suoi tifosi: questo è Carlalberto Ludi. Il nostro Capitano non si arrende mai: pronto a dare il massimo nel cercare di portare la squadra alla vittoria. Pronto a tornare
in campo contro il Catania: il muro Azzurro è servito!
Fuori dal campo sempre gentile e disponibile, ad avercene capitani così: continua così Charlie!
Prima di cominciare, tornando indietro alla partita contro il Chievo, ti abbiamo visto molto dolorante verso la fine della partita ma come sempre, da vero Master&Commander quale sei, non hai abbandonato la nave, hai stretto i denti e ti sei immolato per la maglia azzurra. Visto il nuovo infortunio occorso a Lisuzzo domenica prossima tornerai titolare. Come ti senti? Hai pienamente recuperato dall'infortunio? Pronto a segnare una rete al lunch match come l'anno scorso contro il Siena?
“L'infortunio ormai è acqua passata. Nei minuti finali ho avuto uno scontro di gioco mi sembra con Moscardelli e cadendo mi ha toccato la caviglia che ha compiuto un movimento innaturale: si è trattata di una semplice storta ma niente di preoccupante. Il dolore si è sentito solo sul momento e non ha influito sulla settimana successiva degli allenamenti. Logico che volevo rientrare e non lasciare in dieci i miei compagni: le sostituzioni erano finite e tutti dovevamo dare quel qualcosa in più per portare un risultato che avevamo recuperato. Inutile perdere tempo nello stare fuori dal campo, volevo resistere fino alla fine e aiutare i miei compagni. Quell'infortunio ormai non c'è più: questa settimana ho saltato l'amichevole contro il Borgopal per un fastidio al piede. Per precauzione, insieme allo staff, abbiamo deciso di non rischiare in modo da evitare altre inutili botte: preferito lavorare in palestra per poi tornare già ad allenarmi successivamente.
Una rete al lunch match? Diciamo che per me giocare alle 12:30 è un orario particolare... mi ricordo ancora la trasferta di Bergamo contro l'Albinoleffe dove mi stirai durante il riscaldamento e poi in casa contro il Siena ho avuto la fortuna di realizzare la definitiva rete del pareggio. Visto che contro il Catania giocheremo in casa mi fa ben sperare nella seconda ipotesi: al solo pensiero di segnare mi riempirebbe di gioia perché si tratterebbe della mia prima rete in serie A. La prima cosa però è sempre la squadra con i suoi risultati: tutti stiamo lavorando bene e con grande intensità per entrare in campo domenica prossima al massimo delle nostre possibilità perché per noi è una partita importantissima”.
Contro il Chievo hai festeggiato il tuo debutto in Serie A indossando la fascia di capitano della squadra che hai trascinato nell'Olimpo del calcio italiano, partendo dagli anni bui della serie C: cosa hai provato prima della partita? E nei minuti iniziali di gara? Dopo tanti anni cosa vuol dire per te “Novara”?
“I giorni immediatamente antecedenti alla partita sono stati intensi, soprattutto dal punto di vista mentale. Come hai detto giustamente tu mi sono passati in mente tutti gli anni della mia carriera soprattutto quelli vissuti a Novara. Se mi ricordo da dove sono partito e vedere dove mi trovo adesso mi riempie di orgoglio. Ho vissuto giorni pre-Chievo pieni di pensieri: erano tantissimi e anche la soddisfazione era enorme perché per me era la realizzazione di un sogno. Ho iniziato a giocare a pallone all'età di cinque anni e come tutti i bambini il mio desiderio era quello di giocare in Serie A e contro il Chievo ho trasformato i miei sogni in realtà.
La domenica stessa, prima di scendere in campo, tutti i pensieri che avevo prima sono spariti, sostituiti dal pensiero della partita in sé. Affrontavamo il Chievo, una squadra protagonista da tanti anni in Serie A, con tanta voglia di fare bene anche quest'anno. Ero abbastanza tranquillo ma allo stesso tempo orgoglioso e onorato di scendere in campo con la fascia di capitano, rappresentare quindi tutti i miei compagni, il Novara Calcio e la città stessa per questo ritorno. Al fischio d'inizio però ero concentrato sulla partita e avversario.
Individuo Novara come la mia seconda casa. Prima di fermarmi qua ho militato in sette squadre in sei anni da professionista ma quando ho messo piede a Novara tutto è cambiato: ormai è il sesto anno che gioco per i colori Azzurri. Rimanere per così tanto tempo significa che mi trovo benissimo, sia con la gente che con la città stessa, un bellissimo ambiente. Il popolo novarese mi ha sempre rispettato, anche nei momenti meno positivi. Per quanto riguarda la squadra, il Novara Calcio soprattutto negli ultimi due anni rimarrà nel cuore di tutti i protagonisti: sento ancora compagni che ci hanno lasciati quest'estate, come Gheller e condividiamo insieme tutti quei momenti e contenti dell'impresa compiuta che non dimenticheremo mai. Sono tutti ricordi impressi per sempre nei nostri cuori e nelle nostre menti e vorrei sottolineare, oltre ai risultati raggiunti, il clima presente all'interno dello spogliatoio: si era creata una situazione perfetta sotto tutti i punti di vista e l'importante adesso è la continuità che sarà raggiunta con l'obiettivo della salvezza... sarebbe la chiusura di un meraviglioso cerchio”.
Passando all'attualità l'ultima partita di campionato ci ha visti uscire sconfitti da Bergamo contro l'Atalanta: rispetto al match contro l'Inter siamo sembrati più remissivi anche se, nel secondo tempo, la squadra si è svegliata mettendo comunque pressione agli orobici: stesso copione nelle precedenti. trasferte di Verona e Cagliari... come mai il Novara ha questo atteggiamento?
“Ovviamente non si tratta di un comportamento pensato ma bisogna lavorare di inconscio. Effettivamente c'è un timore reverenziale che dobbiamo scrollarci di dosso abbastanza velocemente, questo fuori casa. Il fattore campo, soprattutto in Serie A, è un elemento importante e per raggiungere la salvezza siamo consapevoli di dover realizzare punti anche lontano dal “Piola”. Indipendentemente dalle sconfitte queste tre trasferte ci hanno dato la consapevolezza e la certezza che possiamo mettere in difficoltà qualunque avversario. Dobbiamo ripartire da questo pensiero, non dimenticando però in che categoria stiamo giocando e le squadre presenti, tutte attrezzate molto bene e attenzione ai periodi meno positivi che ci saranno durante la stagione. Spunterà alla fine la squadra capace di uscire al più presto dai periodi negativi”.
Si è notato, in tutte le quattro partite di campionato, che quando il Novara cerca di imporre il suo gioco ci riesce con grande abilità trovando sempre la via della rete: sotto quale aspetto il Novara dovrà concentrarsi in settimana per cercare di essere incisivi già durante i primi minuti di gara?
“Si tratta solamente di un aspetto mentale, perché tatticamente il mister prepara le gare sempre allo stesso modo, senza pensare se la sfida sarà in casa o in trasferta. Dobbiamo avere coraggio, intraprendenza ed entusiasmo anche fuori casa”.
Anche se la prestazione non è stata brillante, la squadra non ha mai perso la bussola dimostrando di saper tenere il campo anche in situazioni non semplici. Eppure il pareggio l'aveva ottenuto ma il guardalinee ha sbandierato un fuorigioco inesistente ammesso anche dagli addetti ai lavori bergamaschi. Quanto può pesare, nel corso di un campionato, perdere punti in questo modo, per via di una svista della terna arbitrale e non di un errore di squadra?
“Ti dico la verità: rispetto i direttori di gara e di solito parlo pochissimo anche perché vestendo la fascia di capitano ho avuto sempre un rapporto diretto con gli arbitri e i loro collaboratori. Normale che qualche svista può capitare: l'errore di domenica è stato evidenziato da tutti poi essendoci tante telecamere in campo hanno dato torto al guardalinee. Penso che come ci è capitato l'episodio sfavorevole domenica scorsa magari in altre occasioni toccherà a noi usufruire di una svista a favore. Alla fine della stagione, bene o male, queste situazioni tendono sempre a compensarsi: noi dobbiamo subito voltare pagina e pensare che le due reti le avevamo realizzate, quindi abbiamo la forza di equilibrare la partita, un punto a favore verso quella convinzione che possiamo giocarcela con tutti.
Tornando all'errore di Bergamo, come sbaglia la terna arbitrale sbagliano anche i giocatori, gli allenatori nel preparare la partita ecc... chi lavora e chi si mette in gioco tende a sbagliare. Questa volta ci è andata male, certo senza l'errore ci trovavamo con un punto in più adesso però accettiamo questa disattenzione, fa parte del gioco anche questo”.
Il prossimo match ci vede impegnati al “Piola” contro il Catania. La squadra di Montella ha solo una trasferta alle spalle, quella contro il Genoa nella quale è uscita sconfitta per 3-0. La rosa è rimasta quasi la stessa: difesa, senza Silvestre passato al Palermo, che fa dell'affiatamento la sua caratteristica. Centrocampo e attacco sono un mix di fantasia, velocità e manovra del gioco. Un tuo pensiero sui prossimi avversari e che partita ti aspetti.
“Mi aspetto una partita molto intensa. Adottano un 4-3-3 abbastanza offensivo, esterni bravissimi nell'uno contro uno con la punta centrale che collabora spesso con la manovra della squadra e hanno dei finalizzatori molto abili, sia Maxi Lopez che Bergessio. E' una quadra che si è affermata, nel corso degli anni, in Serie A occupando posizioni di classifica anche molto tranquille, salvandosi anche prima dell'ultima giornata: una realtà ormai consolidata da diversi anni e quindi rispetto per la compagine siciliana. Noi dobbiamo ricordarci che giocheremo in casa: dimostrando entusiasmo e intensità possiamo mettere in difficoltà chiunque, queste dovranno essere anche le nostre qualità da dimostrare in campo contro qualsiasi avversario. Si può vincere o perdere ma l'importante è la prestazione e l'atteggiamento con cui la squadra scende in campo... non dimentichiamo che esiste anche l'avversario e alcune partite vengono anche decise con degli episodi” .
Come giudichi la prova dei nuovi in queste prime partite di campionato?
“Ho espresso un giudizio positivo riguardo ai nuovi arrivati già prima dell'inizio del campionato. Si sono subito integrati al meglio. Spezzo una lancia in loro favore anche sotto il discorso umano: sono tutti ragazzi che si sono subito calati nel nostro ambiente presentandosi con grande umiltà e disponibilità accettando tutte le linee guida che stiamo seguendo da diversi anni. Con l'inizio del campionato il mister ha dovuto fare delle scelte per quanto riguarda i titolari con i relativi cambi: nonostante questo tutti i nuovi acquisti non hanno cambiato il loro atteggiamento. Prenderei come esempio proprio la partita di Bergamo: anche chi non gioca continua ad allenarsi al 100% e si fa sempre trovare pronto in caso di chiamata del mister. Domenica sono entrati Giorgi, Granoche e Jeda e tutti e tre hanno fatto la loro parte alla grande dando la giusta spinta alla squadra permettendoci di raggiungere il pareggio, poi non convalidato. Sono stati tutti degli ottimi acquisti, soprattutto sotto il profilo umano, qualità da non trascurare visto che nel nostro ambiente è una caratteristica fondamentale”.
Quanto è importante, rispetto ai campionati minori, avere schemi e tattiche difensive da applicare con cura in campo?
“In Serie A è fondamentale ogni dettaglio. In Lega Pro abbiamo fatto prevalere la nostra qualità, in Serie B l'intensità mentre in Serie A bisogna essere quadrati, concentrati dove il minimo errore si paga. Abbiamo la fortuna di avere un allenatore che cura i dettagli e non trascura nulla ed è bravissimo a leggere le caratteristiche dell'avversario anche durante la gara stessa. Da anni prepariamo scrupolosamente le gare, soprattutto a livello tattico: ogni indicazione che il mister ci riferisce durante gli allenamenti li troviamo perfettamente in campo e quindi, dal punto di vista difensivo, è importante conoscere già tutti i movimenti e le tattiche da attuare”.
Qual è la squadra che ti ha impressionato di più e quale quella che ti ha più deluso in questo primo scorcio di campionato?
“La squadra che mi ha impressionato di più è l'Atalanta. Senza la penalizzazione la squadra occuperebbe la prima posizione solitaria con dieci punti ed è la squadra più in forma. L'abbiamo affrontata domenica ed è una squadra che magari trascura lo spettacolo ma è composta da interpreti molto importanti: Brighi e Cigarini in mezzo al campo sono giocatori che hanno esperienza, visto anche in quali piazze hanno giocato in passato. La difesa è ben composta e da centrocampo in su hanno Schelotto che è un bravo giocatore e Denis come punta di riferimento è stato un bell'acquisto.
Chi mi ha deluso sinceramente non posso ancora dirlo, siamo ancora all'inizio e sarebbe una risposta abbastanza forzata. Posso dire che mi aspetto che facciano un grande campionato di vertice due squadre che ora non occupano i primissimi posti e sono la Roma e l'Inter: sono due progetti importanti con rose di altissimo livello”.
Ma lo scudetto chi lo vince?
“Boh... purtroppo il Milan perché penso abbia qualcosa in più delle altre squadre: dico da tifoso interista”.
Il tuo messaggio ai tifosi.
“Voglio invitare i nostri tifosi a continuare a dimostrare quell'entusiasmo che ci trascina ormai da anni in campo, soprattutto in casa perché noi sentiamo questo loro incitamento che ci spinge a dare quel qualcosa in più. Non mollate mai, soprattutto nei periodi meno positivi, perché il vostro supporto è importante e ci fate fare sempre meglio”.
Alberto Battimo

Muro














