gototopgototop
News...
Statistiche azzurre alla 3a Giornata Statistiche azzurre alla 3a Giornata Di Giovanni Chiorazzi Sono on-line le statistiche...
Renate - Novara FC 1-2 Renate - Novara FC 1-2 Di Giovanni Chiorazzi Contro il Renat...
Le pagelle di Renate-Novara Le pagelle di Renate-Novara Di Fabio Fornari BRANCOLINI: VOTO 6,5 Peccato ch...
Le voci dallo spogliatoio: Renate-Novara FC Le voci dallo spogliatoio: Renate-Novara FC Di redazione vanovarava.it  © Vietata ogni ripro...
I convocati di mister Birindelli per Renate-Novara FC I convocati di mister Birindelli per Renate-Novara FC Di redazione vanovarava.it Terza giornata di cam...
Baseball Serie C: il Porta Mortara vola in finale play-off Baseball Serie C: il Porta Mortara vola in finale play-off Di Flavio Bosetti Il Porta Mortara vola in fi...
Renate-Novara FC: le dichiarazioni pre-gara di mister Birindelli Renate-Novara FC: le dichiarazioni pre-gara di mister Birindelli Fonte: novarafootballclub.it Mister Birindelli (...
Mancano
 g  h  m  s
alla prossima partita di campionato del
Novara Football Club


Il simbolo di Novara!

Cerca nel sito...

Esclusiva VNV: L’intervista a mister Giacomo Gattuso


Di Alberto Battimo
Foto © Guido Leonardi

Non è da tutti riuscire a salvare una squadra risalendo dall’ultimo posto. Lui ne è stato capace, consapevole delle tante qualità presenti in squadra e instaurando un rapporto costruito su fiducia e consapevolezza. Abbiamo analizzato insieme uno degli aspetti principali per arrivare all’obiettivo, evidenziando quanto lavoro si celi dietro ad ogni partita. Ci siamo soffermati sulla figura dell’allenatore, abbiamo scoperto come ha affrontato certi momenti lontano dai riflettori. Ora un po’ di riposo prima di pensare alla prossima stagione, dobbiamo tutti ricaricare le pile e farci trovare pronti per vivere insieme una nuova avventura azzurra. Parola al nostro mister… Giacomo Gattuso.

Raggiungere la salvezza ai play-out, dopo un campionato complicato sin dall’inizio, dà ancora più risalto al cammino che la squadra si è costruita con il passare delle partite. Abbiamo già avuto modo di analizzare prestazioni e risultati nel corso di questa stagione: insieme a Lei vorremmo approfondire la forza mentale dimostrata da voi staff e giocatori, capaci di mantenere un certo equilibrio anche quando le partite ci sfuggivano di mano nei vari finali di partita. Cosa vi ha spinto a credere sempre nella salvezza e a non farvi mai trascinare dai dubbi che potevano ostacolare il raggiungimento dell’obiettivo? “Sicuramente l’unione è stato un parametro fondamentale per riuscire a raggiungere la salvezza, l’alchimia di squadra e l’empatia hanno fatto il resto. Per un allenatore dare vita a questi presupposti è uno degli obiettivi basilari per poter lavorare con sicurezza e affidabilità. La squadra si è fidata di me, mi hanno sempre seguito rispettando alla lettera tutti i miei dettami. Sin dall’inizio ci eravamo promessi che davanti alle difficoltà avremmo dovuto mantenere assolutamente certi equilibri e non farci influenzare negativamente dal momento, ovviamente stesso discorso quando le partite giravano a nostro favore. Riuscire a trasformare queste intenzioni in fatti concreti è stata la nostra forza, soprattutto all’inizio ammetto che è stato un percorso molto complicato e difficile per tante variabili. In quel periodo ho subito colto le enormi potenzialità che questa squadra aveva davanti e che ancora non aveva dimostrato appieno, a livello caratteriale e mentale ero consapevole che questa rosa aveva ampi margini di miglioramento. Siamo sempre stati sul pezzo: anche quando subivamo batoste importanti non ci siamo mai lasciati prendere dallo sconforto, abbiamo dimostrato una certa consapevolezza tipica di chi crede di potercela fare nonostante l’evento avverso. Oltre a questa caratteristica ho notato una crescita esponenziale anche a livello individuale, questo ha permesso all’intera squadra di migliorarsi e di trovare la giusta intesa, mettendo in campo ogni risorsa disponibile da ciascuno dei miei ragazzi. Davanti a tutto questo non si poteva far altro che raggiungere l’obiettivo, siamo diventati una squadra vera e l’abbiamo dimostrato concretamente in ogni partita e poi con la definitiva salvezza raggiunta. Il girone di ritorno parla chiaro, in campo nessun avversario ci ha dominato ma siamo sempre stati in partita. Queste qualità dimostrate sono state una sorta di garanzia, nella mia testa mi dicevo che se eravamo veramente questi la salvezza era possibile, col senno del poi avevo ragione e sono molto felice di questo meritato lieto fine”.

Abbiamo avuto il piacere di intervistare i giocatori e abbiamo constatato questa consapevolezza evidenziata nella sua risposta precedente. Nel calcio i giocatori preferiscono essere cauti con le dichiarazioni, anche quando il loro pensiero è abbastanza chiaro in testa. Non è stato così con i nostri ragazzi, un motivo in più della sicurezza presente nello spogliatoio? “Vero, è andata proprio così. Anche queste piccole sottigliezze sono state importanti e ci hanno permesso di salvarci. Ci sentivamo così forti e sicuri di noi stessi che non avevamo nessuna remora nelle dichiarazioni, a costo di prenderci dei rischi, ma mi è sempre piaciuto questo clima di certezza e autorità. È stato importante aver dimostrato con i fatti le nostre parole, anche quando la vittoria ci è sfuggita avevamo sempre sottolineato la confortante prestazione. Abbiamo meritato questa salvezza, potevamo chiuderla prima senza passare dai play-out ma è andata così e siamo felicissimi. Abbiamo conquistato ventotto punti nel girone di ritorno e tanti altri li potevamo portare a casa, un ritmo da squadra di alta classifica. Siamo andati veramente forti, l’obiettivo raggiunto è stato il meritato riconoscimento di un cammino difficile ma portato avanti con fiducia e padronanza. Questo però non è servito solo a noi giocatori, rilasciando queste dichiarazioni abbiamo fatto capire a tutto l’ambiente l’aria che si respirava all’interno dello spogliatoio, questo ha cementato tutto il clima che c’era intorno a noi. Un approccio di questo tipo ha aiutato molto, insieme siamo riusciti nell’intento, bastava una piccola crepa per creare un’incertezza dannosa. Questo non è mai successo e il merito va a tutti, insieme abbiamo percorso questo tragitto che ci ha portato alla salvezza”.

Nel calcio tutti e tre i macro ruoli sono fondamentali, ma secondo noi un occhio di riguardo ce l’ha il centrocampo. Uno dei punti di svolta, meno visibile ma molto efficace, è stata la sua intuizione nel far giocare insieme Di Munno e Ranieri, considerati dagli allenatori precedenti “uno riserva dell’altro”. Insieme a Calcagni hanno formato un trio di livello, probabilmente uno dei migliori del girone. Quale sfumatura è riuscito a cogliere per capire che loro due insieme potevano essere complementari? “Sono d’accordo nel definire il nostro centrocampo come uno dei migliori del girone, un reparto completo e ben collaudato. Ho intuito che Di Munno e Ranieri potevano essere complementari quando li ho visti svolgere alla perfezione le mie richieste tattiche, senza pestarsi i piedi. Da lì avevo capito che poteva nascere un bel centrocampo, c’era qualche aspetto da migliorare ma era normale amministrazione, alla fine i risultati si sono visti. Giusto considerare anche Calcagni, loro tre insieme sono stati la nostra forza e i fatti mi hanno dato ragione. Sono giocatori che per caratteristiche sono anche differenti, questo è stato un bene perché sono riuscito ad assegnare la giusta collocazione e il giusto compito. Devo essere sincero, in certe partite mi hanno anche meravigliato, sono andati anche oltre le mie aspettative e li reputo fondamentali per il continuo miglioramento della squadra. Ho visto una crescita esponenziale in loro, Ranieri e Calcagni sono tutti e due giocatori affermati, bisognava solo dargli l’abito giusto per farli rendere al meglio. Voglio spendere qualche parola in più su Di Munno, è stato quello che mi ha dato maggiori soddisfazioni: ha delle potenzialità enormi, non ha sbagliato una partita ed è migliorato tantissimo nel corso della stagione. È diventato un giocatore forte e completo, un centrocampista moderno. Non mi sorprende che sia uno dei giocatori più richiesti dalle altre società, questo mi ha riferito la dirigenza. C’è enorme soddisfazione e fa capire che le mie sensazioni positive su di lui non sono campate per aria ma sono state colte anche dagli addetti ai lavori avversari. Quando un giocatore sotto la mia ala migliora in tutti gli aspetti, questo mi conforta tantissimo, è una delle mie più grandi soddisfazioni. Negli anni ho allenato tanti giovani, so quanto sia importante la crescita del singolo per il bene di tutta la squadra e Di Munno è un altro esempio lampante che si è aggiunto tra le mie più grandi gratificazioni”.

Possiamo considerare questa intuizione come punto di partenza per far innalzare le prestazioni della squadra in questa stagione? “Sì, possiamo considerare questa stabilità trovata a centrocampo come l’inizio di un nuovo e decisivo percorso. Da quando loro tre sono stati in mezzo al campo tutta la squadra ne ha giovato ricavandone degli equilibri importanti, sia in difesa che in attacco. Quando hai giocatori capaci di gestire la palla al meglio e di avere una visione tattica al dì sopra della media, tutta la squadra ne beneficia: tanto merito va dato a loro tre, hanno sempre dimostrato di avere in mano il controllo della squadra. Quando uno di loro mancava spesso mi disponevo a due a centrocampo, anche con questa modifica i risultati ci sono sempre stati. Abbiamo trovato degli equilibri fondamentali per costruire il nostro gioco, cambiando anche modulo non abbiamo mai sofferto perché tutti i miei giocatori avevano bene in mente quello che dovevano fare, a prescindere dalla disposizione tattica”.

Ci sono altre peculiarità che vorrebbe evidenziare, magari sfuggite ai più, ma che per Lei sono state fondamentali per arrivare alla salvezza? “Si, qualche altro aspetto rilevante c’è stato e vorrei evidenziarlo. Alcune volte, all’interno della gara, ho fatto dei cambiamenti tattici che ci hanno permesso di cambiare l’inerzia della partita a nostro favore. Mi sono preso dei rischi, ne ero consapevole, perché quando si stravolge l’aspetto tattico l’assetto di gioco potrebbe destabilizzarsi. La fase successiva passava ai giocatori, toccava a loro adattarsi alla nuova disposizione e dimostrare le loro qualità anche in una zona di campo diversa dal solito. Mi viene in mente la gara play-out a Fiorenzuola: dopo circa venti minuti si infortuna Gerardini, decido di spostare la seconda punta e metterla esterna a centrocampo, ammetto che mi sono preso un bel rischio. Però ci avevo visto bene perché poi siamo cresciuti e abbiamo fatto tre reti nel primo tempo. Un allenatore deve essere bravo a intuire certi meccanismi, nell’arco di un breve tempo deve essere lungimirante e saper leggere la partita, trovando la soluzione che ritiene corretta. Un plauso voglio farlo ai giocatori perché poi devono essere loro a soddisfare le richieste dell’allenatore, giocando in una posizione diversa da quella abituale. Nello specifico, complimenti a Bentivegna, era lui il prescelto di quella modifica. Ha fatto molto bene perché in aggiunta doveva preoccuparsi anche della fase difensiva e devo dire che è stato perfetto in entrambe le fasi, è sempre stato attento e lucido nonostante il carico di lavoro maggiore. Ai giocatori devi trasmettere una certa… cultura tattica, devono saper dimostrare le loro capacità anche in situazioni di emergenza o in ruoli diversi dal solito. Devono saper conoscere ogni aspetto, non concentrarsi solamente sulla loro posizione ma anche ampliare certi fondamentali attribuibili ad altre posizioni. Se un giocatore non è a conoscenza delle idee dell’allenatore non potrà mai eseguire un lavoro corretto anzi, rischia di compromettere tutto. L’intelligenza dei miei giocatori è stata quella di comprendere le mie esigenze, soprattutto nel carpire gli aspetti tattici differenti e interpretarli bene. È stata la mossa vincente che ci ha permesso di stravincere la gara di andata e di fare un grande passo verso la salvezza”.

In questa stagione siamo stati tormentati dagli infortuni, non si ricorda una partita con tutta la rosa a disposizione. Trattando più volte questo tema con i giocatori, non si è mai ricevuta la stessa risposta. Il portiere Stefano Minelli fu il più preciso, affermando che giocando su campi diversi esiste una differenza di stimolazione fisica che potrebbe creare dei fastidi. È una spiegazione plausibile? “Penso che l’interpretazione rilasciata da Minelli sia la più corretta, anche se una spiegazione scientifica non è presente neanche in questo caso. Penso però che la sua analisi sia quella che si avvicina di più al motivo principale di queste continue defezioni. Si dice che il campo sintetico porti ad un aumento degli infortuni, ho avuto modo di confrontarmi anche con altri colleghi che giocano su questo campo e non hanno avuto gli stessi problemi che abbiamo vissuto noi in questa stagione. Non abbiamo neanche la certezza che il motivo principale sia il sintetico, personalmente non so cosa pensare di preciso. Non è normale avere questi infortuni nel corso della stagione, sicuramente qualcosa abbiamo sbagliato anche noi. Si dice che la verità sta nel mezzo quindi ci dividiamo un po’ le colpe cercando di sistemare questa falla per la prossima stagione”.

Sarà un tema importante di confronto, insieme al suo staff, per ovviare a questo problema che ci affligge già da due stagioni? “Assolutamente sì, sarà uno dei primi temi che tratteremo insieme allo staff e alla rosa che verrà. I nostri infortuni sono stati lunghi e tutti muscolari, potevano compromettere la nostra salvezza. Ad un certo punto, con tutta onestà, nelle settimane precedenti alla prima gara play-out ci siamo allenati con soli quattordici giocatori, siamo arrivati all’appuntamento importante della stagione veramente corti e meno male che stava volgendo al termine, di questo passo non sarei riuscito a mettere in campo neanche undici giocatori. Questo deve fungere da monito, un messaggio che qualcosa da rivedere c’è: l’obiettivo sarà quello di individuare quali aspetti migliorare e cambiare, soprattutto nel quotidiano. Sarà importante non farci trovare impreparati per la prossima stagione, dovremo avere già uno schema di lavoro ben chiaro e definito per ridurre drasticamente queste assenze forzate e non arrivare ad ogni partita con i giocatori contati. So che anche nella stagione precedente la squadra è stata falcidiata dagli infortuni, meno rispetto a quanto accaduto a noi ma comunque è un problema che da qualche anno ci portiamo dietro. Non si può andare avanti così, bisognerà trovare una soluzione perché è una situazione che non va bene, non voglio più ricadere negli stessi problemi”.

La salvezza ha posto le basi per la prossima stagione. La nuova società può programmare il campionato che verrà a partire dal mercato estivo, è sicuramente un punto di partenza fondamentale per dare vita al nuovo Novara FC 2024-2025. Stesso discorso vale per Lei, visto che si è impossessato della squadra dalla nona giornata. A prescindere dai nomi, quali aspetti cercherà di introdurre nella squadra per renderla sempre più a sua immagine e somiglianza? “Non farò nomi perché non è nel mio ruolo, abbiamo i nostri direttori che sono bravi e competenti, ci penseranno loro ad individuare i giocatori adatti. Quello che posso fare è tracciare un identikit dei giocatori che voglio, descrivendone le caratteristiche e di quello di cui ho bisogno per creare una squadra che mi piacerebbe costruire. In base a quello che dirò la società andrà poi ad individuare i profili ideali che soddisfino le mie richieste. Quando arriverà questo momento sicuramente procederemo in questa direzione. Di certo partiremo cercando di alzare l’asticella, dobbiamo fare un qualcosa di più rispetto a quello che abbiamo realizzato in questa stagione. Abbiamo già una base importante, cercheremo di fare un ulteriore salto di qualità in vista della prossima stagione”.

Come già affrontato nella prima domanda, la stagione appena passata è stata un susseguirsi di vari sentimenti. I giocatori scaricano la tensione del momento scendendo in campo, discorso diverso per voi allenatori. A volte dovete cercare di nascondere il più possibile il vostro stato d’animo, sia per il bene della squadra e sia per mantenere un clima sereno fuori dallo spogliatoio. Non è facile, siete umani e ognuno ha una propria sensibilità. Non sempre un allenatore riesce a mantenere un certo aplomb, vedi quello che è successo ad Allegri dopo la finale di Coppa Italia. Ci sono stati dei momenti di tensione, dentro di lei? “Hai centrato in pieno la questione, siamo umani e certi stati d’animo li dobbiamo mascherare per il bene della squadra. All’inizio della mia carriera ero impulsivo e alcune situazioni non riuscivo a tollerarle. Ora però, con il passare degli anni e dell’esperienza accumulata, mi sento un allenatore molto equilibrato e riflessivo. Può capitare quell’episodio di nervosismo, non escludo a priori che questo non succederà in futuro ma è chiaro che l’allenatore è una figura essenziale e deve riuscire a trasmettere a tutti tranquillità e controllo della situazione. Bisogna sempre dare vita ad un’atmosfera serena e consapevole. Molte volte non è facile però l’allenatore non si può permettere di uscire dagli schemi e infondere insicurezza alla squadra. L’attività settimanale è fondamentale, la preparazione ad una partita inizia proprio dagli allenamenti, è importante affrontarla sapendo che la rosa è con te. I benefici che vedete in gara sono il risultato del lavoro che si è costruito nei giorni precedenti. Il ruolo dell’allenatore è complicato, qualsiasi comportamento si cerchi di attuare sarà sempre tema di discussione per qualcuno. Purtroppo ancora ci si sofferma solo sui risultati, ma bisogna prendere in considerazione il lavoro dell’allenatore in base anche ad altri parametri. Ci sono tante cose da pensare e da attuare, partire dal risultato per tracciare un personale giudizio sul mio operato è un errore che molti ancora compiono: non è giusto ragionare in questo modo. La squadra ha sempre avuto fiducia in me, mi ha seguito con grande impegno e convinzione e non nascondo che qualche giocatore mi ha chiamato per rivelare la sua volontà di rimanere a Novara solo se sarò io a guidare la squadra anche la prossima stagione. Questo mi fa un grande piacere perché significa che ho lavorato bene, ho creato un legame che va al di là del solo aspetto sportivo e questo vuol dire tanto. Quando un giocatore sente fiducia e vicinanza mette il cuore oltre l’ostacolo ed è la risposta più bella che una squadra mi può dare dal punto di vista prestazionale. Ritengo fondamentale il valore umano: è un aspetto prezioso e imprescindibile, secondo me può fare la differenza nel corso di una stagione, ti permette di andare oltre le proprie capacità. Il nostro mondo è complicato, ancora di più negli ultimi anni, però siamo noi che abbiamo scelto questo lavoro consapevoli dei pro e dei contro nel ricoprire questo ruolo”.

In quale modo è riuscito a gestire l’aspetto mentale senza lasciarsi condizionare troppo dalla situazione? “Sono agevolato dal carattere, non devo forzare nulla, sono così come mi vedete. Cerco di affrontare le difficoltà nella maniera più corretta, mantenere una certa lucidità in questi frangenti è importante per mantenere il pieno controllo della situazione. Sono una persona equilibrata, gli anni di esperienza lavorativa mi hanno aiutato molto in questo. Mi sento una persona matura, ne ho già viste tante e questo mi permette di reggere ogni confronto e uscire vincitore davanti ad ogni problema. Sono gestioni difficili, devo ammetterlo, ma le so controllare perché sono sereno e consapevole delle mie idee e di quello che posso dimostrare”.

Poco più di un anno fa visse un momento particolare, le fu consigliato un periodo di “riposo forzato” da uno specialista dovuto ad una stanchezza anormale. Come ha vissuto quel momento complicato e cosa le ha insegnato dal punto di vista personale e gestionale? “Quel momento mi ha permesso di acquisire una conoscenza totale del mio corpo. Sono arrivato a quel “riposo forzato” perché dedicavo le mie giornate a pensare solo al lavoro. Ero un pazzo, lavoravo sedici ore al giorno senza mai fermarmi o prendermi qualche pausa, nella mia testa la vacanza non esisteva. Tutti i giorni andavo avanti così, ad un certo punto il mio corpo non ha più retto e ha cominciato a lanciare segnali di resa. Arrivavo a casa stanchissimo, quei due anni a Como sono stati molto intensi. In quel periodo stavo anche frequentando il corso a Coverciano, stavo preparando la tesi e anche questo aveva influito sul mio stato di salute. Era un periodo molto pesante, decisi così di farmi visitare da uno specialista, il quale mi aveva rassicurato che il mio problema era solo il troppo lavoro. Il suo consiglio era quello di fermarmi, recuperare energie fisiche e mentali per poi tornare in pista. In quel momento ho avuto la possibilità di riflettere e di conoscere il mio corpo, questo mi ha permesso di tornare ancora più forte di prima. Non è stato facile perché lasciare la guida della mia città mi è dispiaciuto molto, stavo facendo bene e vedevo innalzare il mio livello di capacità. Però non potevo andare avanti così, era arrivato il momento di pensare solo a me stesso e decisi di fermarmi per un breve periodo. È successo questo, ricordo che circolavano anche altre voci sul mio conto ma era solo stanchezza fisica, nulla di più. Questa piccola sosta mi è servita tantissimo, adesso so bene dove posso arrivare, quando vedo che sto esagerando rallento e riparto. Bisogna stare bene con se stessi per poter dare il meglio per gli altri, è stato difficile fermarmi ma era necessario. Mi era stato promesso che al ritorno sarei stato più proficuo e consapevole, era tutto vero. Adesso conosco a fondo tutti gli aspetti che si nascondono dietro a certe manifestazioni, mi ritengo un allenatore completo e ho piena visione su tutto quello che mi circonda”.

Non possiamo concludere questa intervista senza parlare dei magnifici tifosi: il loro continuo sostegno è stato fondamentale, solo restando uniti la salvezza era possibile. Vuole lasciare un messaggio a tutti i tifosi del Novara FC e ai lettori del sito? “I tifosi sono stati fondamentali, il vero valore aggiunto di questa stagione. Sono contento che i nostri sostenitori abbiano notato l’enorme impegno che tutti noi ci abbiamo messo quotidianamente per cercare di risalire la classifica e raggiungere la salvezza. Si è creata una grande intesa, la gente ci ha aiutato e sostenuto. Abbiamo percepito la loro presenza, quanta energia in più grazie al loro speciale supporto. La differenza nella prima gara play-out l’hanno fatta proprio loro, una presenza così massiccia è stata determinante per la nostra prestazione. Dal campo sentivamo il loro calore, questo ci ha permesso di dare vita a due gare quasi perfette. Oltre alla bravura di squadra e società, il merito va dato anche ai tifosi, soprattutto nei momenti difficili sono stati splendidi. GRAZIE!”.

Grazie a mister Giacomo Gattuso per la disponibilità nel concederci questa intervista. Un ringraziamento anche all’Ufficio Stampa del Novara FC per la gentile concessione rilasciataci nella stessa. Da parte di tutta la redazione del sito e di tutti gli sportivi, un grandissimo “in bocca al lupo” al mister per nuovi successi e soddisfazioni targati Novara FC.

Servizio di Alberto Battimo
Foto © Guido Leonardi

 
La nascita del Novara FC


Sondaggio
Sei soddisfatto della campagna acquisti del Novara FC per la stagione 2026-2027?
 
Speciale “Nini” Udovicich
Prossimi incontri
13-09-2026 21:00
 
Novara FC - Pergolettese
17-09-2026 18:30
 
Lumezzane - Novara FC
Accessi Totali
mod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_counter
mod_vvisit_counterOggi12413

Ci sono: 139 utenti, 1 iscritti online
Oggi: 08 Set 2026

Questo sito utilizza cookies, anche di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento, acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Policy. Consulta la nostra cookies policy.

Accetto i cookies da questo sito.

EU Cookie Directive Module Information