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Esclusiva VNV: L’intervista a Niccolò Corti


Di Alberto Battimo
Foto © Guido Leonardi

È il tipico giocatore che tutti gli allenatori vorrebbero nella propria rosa. Sempre al servizio della squadra e con la voglia di crescere in ogni settore. I suoi sacrifici non sono mai vani, sia in campo che durante gli allenamenti dimostra di avere un atteggiamento da giocatore corretto e affidabile. Il suo contributo è fondamentale e le cinque reti all’attivo testimoniano il suo aiuto concreto alla squadra. Domenica ci aspetterà una partita per nulla semplice, ma la prima regola è non darsi mai per vinti. Parola di… Niccolò Corti.

Lo scialbo 0-0 di sabato scorso ad Arzignano ci ha permesso comunque di prolungare la striscia di risultati utili, salendo così a quattro. Il campo da gioco è stato il protagonista in negativo della partita, la cattiva manutenzione del terreno non ha permesso ad entrambe le squadre di esprimere un gioco all’altezza. La partita era stata preparata per sfruttare le corsie esterne, ma viste le difficoltà riscontrate quale poteva essere secondo te il “piano B” per riuscire ad essere più pericolosi? “Il campo era veramente ai limiti della praticabilità, penso che qualsiasi tipo di soluzione fosse improponibile perché era impossibile attuare ogni tipo di giocata. Forse si poteva optare per una palla lunga verso noi punte, ma poi ci si sarebbe trovati ad affrontare il difensore di turno con il vantaggio per lui di sfruttare meglio questo tipo di terreno rispetto a noi attaccanti, volti più alla ricerca dell’estro e dell’invettiva. Non voglio dire che fosse una partita destinata a terminare in questo modo, ma c’era veramente poco da fare a livello tattico. Per questo dico che neanche un “piano C” avrebbe funzionato, a fatica riuscivamo a stoppare la palla e dal campo posso dire che era veramente difficile dar vita anche ad una parvenza di gioco. Non mi riferisco solo a noi ma anche all’avversario, non sto cercando scuse ma anche l’Arzignano ha avuto delle difficoltà oggettive per colpa del campo e la conseguenza non poteva che essere un pareggio a reti bianche”.

In questo match sei partito titolare ma sei uscito ad inizio del secondo tempo per infortunio. Vuoi aggiornarci sulle tue condizioni? “Ho sentito il muscolo del quadricipite contrarsi più volte e la paura era quella di essermi fermato troppo tardi. Ho provato una sensazione strana perché non riuscivo ad avere la giusta elasticità muscolare e continuavo a provare un notevole fastidio. Per fortuna gli esami strumentali non hanno evidenziato nulla di preoccupante e già da martedì sono tornato a completa disposizione”.

In queste tre partite in sette giorni, mister Gattuso ha apportato pochissime modifiche nella formazione titolare… non ci ha sorpreso visto che aveva già dichiarato le sue intenzioni durante la presentazione della gara contro la Pro Sesto. Quanto ha inciso sul pareggio a reti bianche la vostra tenuta fisica? “In queste ultime gare non sono quello che ha giocato di più però un po’ di stanchezza penso sia inevitabile. Non dobbiamo solo soffermarci su queste tre partite ma dobbiamo ragionare a lungo raggio: arriviamo da un percorso lungo, difficile e pieno di partite. Tutto questo può influire sulle gare successive, specialmente se poi ci tocca affrontarne tre in una settimana. Inoltre sono tutte partite toste. Sia dal punto di vista fisico che mentale, il dispendio di energie è sempre elevato. Tutto sommato direi che abbiamo superato brillantemente questo trittico, abbiamo tenuto botta e mi riferisco soprattutto alla gara di sabato, perché siamo riusciti a rimanere coesi e compatti in difesa nonostante le fatiche dovute al campo. Abbiamo superato un test importante, ci avviciniamo alla gara di domenica nelle migliori condizioni: questa settimana completa di allenamenti è stata utile per riprenderci fisicamente”.

Il tema “turnover” ha sempre diviso gli addetti ai lavori, argomento affrontato spesso da allenatori e da opinionisti. Raramente si conosce il punto di vista del giocatore, eppure siete voi i veri protagonisti in campo ed è giusto conoscere le vostre opinioni. Qual è il tuo parere e come vi sentite dopo avere affrontato tre partite in pochi giorni? “D’istinto direi che qualsiasi giocatore vorrebbe essere presente a tutte le partite fino a quando ha fiato ed energie da spendere per la causa. Se però ragioniamo in maniera più lucida, penso sia giusto mettersi anche nei panni dell’allenatore e dei compagni, quindi dico che più giocatori risultano disponibili e pronti a dare una mano alla squadra meglio è. Se un giocatore viene da un periodo in cui ha speso tanto e a disposizione c’è un altro compagno pronto a subentrargli, anch’egli capace di incidere, risulta essere un vantaggio per tutti. Il ragionamento bisogna ampliarlo andando a valutare anche la qualità del gruppo: se è coeso il turnover viene visto come un valore aggiunto, perché entra in gioco quella sana competizione che non potrà far altro che migliorare le performances di ciascuno di noi incrementando, di conseguenza, l’intera prestazione di squadra. Il mister non vede l’ora di trovarsi in una situazione del genere, avere il compito arduo di fare delle scelte penso sia il desiderio di ogni allenatore. Se invece all’interno del gruppo ci sono delle lamentele e i cosiddetti “musi lunghi”, allora diventa difficile attuare una rotazione ragionata senza trovarsi dei giocatori scontenti. In questo caso tutta la squadra ci perde e spesso i risultati negativi sono lo specchio delle caratteristiche del gruppo. Noi, da questo punto di vista, facciamo parte della prima tipologia: il nostro è un gruppo forte, unito e che mette la squadra davanti a tutto. Sono felice che ci sia un’armonia del genere e questo aiuta tanto sia nel lavoro quotidiano, ma anche nel saper affrontare le partite con il giusto atteggiamento e con la giusta voglia”.

Torniamo al calcio giocato… domenica ci aspetterà una sfida complicata: al “Piola” arriverà la capolista Mantova. L’ultima squadra a farle lo sgambetto è stata il Trento a fine novembre ma anche noi, nella gara di andata, gli abbiamo fatto sudare la vittoria. Adesso siamo una squadra diversa rispetto al match di ottobre, tanti interpreti sono cambiati e si respira un’aria nuova. Grazie al mercato di gennaio - e agli ultimi positivi risultati - quali passi avanti sono stati fatti dalla squadra? “Penso sia sotto gli occhi di tutti la maggior consapevolezza che abbiamo acquisito in queste ultime settimane: stiamo affrontando ogni partita con la voglia di essere noi i protagonisti principali. Conosciamo i nostri punti di forza e anche le nostre lacune ed è giusto prenderne coscienza perché ti fa capire cosa è meglio fare e cosa evitare. Abbiamo trovato una quadra non da poco, siamo compatti e consci del nostro potenziale. Siamo quasi un’altra squadra rispetto a qualche mese fa, questo è evidente a tutti. Ricordo la gara di andata a Mantova, secondo me ci fu tanta sfortuna in quella sconfitta. Li avevamo messi in grande difficoltà e ripensando a quel momento in cui eravamo solo all’inizio del viaggio mi viene da dire che adesso possiamo solo migliorare e non compiere più quelle disattenzioni decisive che ci erano costate la vittoria”.

Cosa non dovrà assolutamente mancare domenica per battere una squadra che sta viaggiando a vele spiegate verso la promozione diretta? “Sono tutte caratteristiche che mettiamo in campo in ogni partita, ma ancora di più domenica dovremo dimostrare una cattiveria agonistica importante e quella fame di vittoria per riuscire a fare risultato anche contro la capolista. È questo che non ci deve mancare, ma aggiungerei che non deve esserci assolutamente la paura o quel pensiero mentale che anche un punto o una sconfitta contro la prima della classe non possa essere un problema. Domenica entreremo in campo con la convinzione di riuscire a fare punti anche contro di loro, non siamo comunque ipocriti e non chiudiamo gli occhi di fronte all’avversario, anche perché ci sarà un motivo se in classifica il Mantova è davanti a tutti. Senza nessun timore reverenziale, scenderemo in campo convinti dei nostri mezzi e pronti a giocarcela sfruttando ogni nostra caratteristica, come del resto dimostriamo in ogni partita”.

Da quando è iniziato l’anno nuovo, l’unica rete azzurra realizzata da un attaccante è stata quella di Scappini nei minuti finali contro l’Alessandria. Come spieghi questo periodo di appannamento da parte di voi attaccanti? “È una domanda che mi sono posto anch’io ma sinceramente ancora non so darmi una risposta, so solo che voglio tornare a segnare il prima possibile perché mi manca la gioia della rete. Le ultime partite sono state anche un po’ particolari, viene chiesto un sacrificio maggiore a noi attaccanti in fase di non possesso e questo può essere un piccolo ostacolo nella finalizzazione ma una grande mano per il bene della squadra. Sono molto critico con me stesso, se ripenso alla partita contro l’Alessandria ho avuto un paio di occasioni per segnare, ne ricordo ancora una di testa in cui potevo fare molto meglio. Nelle successive gare non ricordo occasioni nitide però certe volte le occasioni bisogna anche costruirsele o non sempre aspettarsele. Penso che sia un mix di coincidenze e di tipologie di partite che stiamo affrontando ma, riferito a me stesso, ho ancora delle carenze che mi porto dietro e solo con allenamenti e partite riuscirò ad essere sempre più furbo e capace di anticipare l’evento di un’azione”.

Quanto aiuta il vostro movimento per dare la possibilità ai centrocampisti di concludere a rete, spesso riuscendoci? “Questa è una giusta osservazione. Certi nostri movimenti aiutano i centrocampisti a presentarsi vicino alla porta e grazie alle loro qualità balistiche sono capaci anche di concretizzare. Ci troviamo in una situazione in cui non conta chi segna ma l’importante è vincere e fare punti. L’obiettivo comune è la salvezza il prima possibile ed è giusto che tutti si sacrifichino per il solo bene della squadra, le gioie personali passano in secondo piano”.

I nuovi innesti hanno anche indotto il mister ad attuare il 3-5-2 come modulo di riferimento. In questo momento Ongaro è la prima punta e, ultimamente, tu o Bentivegna vi alternate nel ruolo di seconda punta. Fino a qualche mese fa eri tu la punta centrale e spesso Donadio e D’Orazio giocavano come esterni offensivi. Questa modifica ti costringe a fare un lavoro diverso rispetto a quando eri il riferimento unico davanti? “Se penso ai movimenti che facevo quando giocavo da prima punta, rispetto a quelli che compio adesso, rispondo di no. Mi viene comunque richiesto lo stesso tipo di lavoro. Il mister vuole che ci sia una certa sintonia tra noi del reparto, ci dobbiamo cercare e trovare. Vuole che diamo inizio all’azione ma poi dobbiamo farci trovare pronti per concretizzarla. In fase di non possesso i sacrifici sono gli stessi, davanti a queste indicazioni nessuno di noi si è mai tirato indietro, ma si sente ancora più partecipe e dentro al concetto di squadra. Nel mio caso, anche quando giocavo da prima punta, mi dovevo sacrificare senza palla cercando di contrastare il mediano avversario, compito più appropriato per una seconda punta, ma questo mi ha aiutato nel riuscire a svolgerlo ora nella mia nuova posizione. Io non ho un ruolo specifico davanti, penso di potermi adattare a tutte e due le mansioni, per me non cambia assolutamente nulla”.

Parole di elogio da parte di mister Gattuso nella conferenza pre-partita di domenica scorsa nei tuoi confronti. Rispetto a qualche mese fa il tuo minutaggio è diminuito ma il tuo contributo rimane fondamentale. L’allenatore vede in te un giocatore capace di trovare soluzioni e di vedere la porta, le cinque reti testimoniano questa tua qualità. Partito dietro nelle gerarchie di Buzzegoli a inizio stagione, hai subito conquistato spazio con Gattuso nel derby contro la Pro Vercelli realizzando anche la tua prima rete stagionale. Come hai affrontato quel periodo non facile e qual è stata la scintilla che ti ha permesso di diventare un punto di riferimento offensivo? “Non è la solita frase fatta ma mi è stato sempre insegnato di lavorare bene e di pensare giorno dopo giorno. In ogni allenamento bisogna sempre dare il massimo e ogni piccolo aspetto deve essere sempre studiato e valutato con attenzione. Tutto questo bisogna farlo per se stessi e poi per riuscire a mettere in difficoltà l’allenatore. Se ti alleni con la giusta attitudine stai sicuro che il mister ti darà l’opportunità di scendere in campo, poi starà al giocatore farsi trovare pronto. A inizio stagione ha influito tanto il mio infortunio a ridosso dell’inizio del campionato: quella lesione all’adduttore non mi aveva permesso di essere subito tra i disponibili e questo ha anche rallentato il mio percorso per raggiungere la stessa condizione dei miei compagni. Da quando sono tornato a disposizione il mio atteggiamento non è mai cambiato e per questo ringrazio le parole del mister. Rispetterò sempre ogni sua decisione tecnico-tattica, io devo solo pensare a lavorare e a svolgere al meglio tutti i compiti assegnatimi. Voglio che il mister sappia che mi farò sempre trovare al 100% ogni volta che lui riterrà opportuno il mio apporto, senza alcun tipo di problema: sono un professionista ed è giusto rapportarsi in questo modo”.

Durante la tua presentazione di fine luglio, un giornalista ti chiese il motivo per cui il Novara avesse scelto te come uno degli attaccanti. Il Direttore Sportivo, Di Battista, intervenne affermando che di sicuro non era per il numero di reti. Ripensando a quel momento - e a come ti senti adesso nel gruppo squadra - quanto pensi di essere cresciuto sia mentalmente ma anche tecnicamente? “Senza alcun dubbio penso di avere fatto dei grandi passi in avanti e ho ancora ampi margini di miglioramento. Ho trovato sempre più continuità, le reti hanno aiutato il mio percorso e col tempo ho acquisito sempre più malizia e confidenza: sono tutte caratteristiche che inconsciamente ti fanno crescere e aumentano il tuo livello di autostima. Non sono un giocatore che si monta la testa però mi sono reso conto che potevo starci benissimo in questa squadra e fare la mia parte, anche da protagonista. La conseguenza di tutto questo è che in campo riesco a dare sempre di più, perché mentalmente mi sento bene e le varie giocate mi riescono più facilmente. Riguardo spesso le partite, cerco sempre di analizzare la mia prestazione valutando ogni mio movimento e decisione presa. Approfitto poi degli allenamenti settimanali per lavorare su ogni mia caratteristica alzando sempre più l’asticella in ognuna di queste”.

Vuoi lasciare un messaggio ai tifosi azzurri e ai lettori di VaNovaraVa.it? “Saluto tutti i tifosi azzurri, vi aspetto calorosamente allo stadio ed è bello vedervi insieme ad incitarci. Vi prometto che daremo tutto, personalmente darò l’anima per questa maglia perché meritate gioie e soddisfazioni. Un abbraccio!”.

Grazie a Niccolò Corti per la disponibilità nel concederci questa intervista. Un ringraziamento anche all’Ufficio Stampa del Novara FC per la gentile concessione rilasciataci nella stessa.

Servizio di Alberto Battimo
Foto © Guido Leonardi

 


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