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Il simbolo di Novara!

Esclusiva VNV: L’intervista a Christian Donadio


Di Alberto Battimo
Foto © Guido Leonardi

Il campionato entra sempre più nel vivo: le partite cominciano a diventare importanti, è arrivata l’ora di costruire basi solide in vista del rush finale. Il mercato di riparazione sta dando vita ad una nuova fase del Novara e grazie alle sue parole stiamo capendo l’inserimento in squadra dei nuovi arrivi e quanto sarà importante il loro contributo per arrivare alla salvezza. C’è ancora tanto da fare, il pareggio di Trento grida vendetta, ma c’è solo un modo per riuscire ad essere più cinici davanti e in questa intervista lo scoprirete. Domenica arriverà il Padova, mai darsi per vinti, ma la ricetta per fare lo sgambetto ai biancoscudati c’è. Gennaio è il mese del mercato, ci saranno voci su di lui? Infine non potevamo non ricordare Gigi Riva, il calcio è in lutto dopo aver perso uno dei giocatori più amati da tutte le tifoserie e non solo. Ecco a voi… Christian Donadio.

A Trento è arrivato un pareggio che sa di beffa. Abbiamo approcciato la gara nel modo giusto, passando in vantaggio e sfiorando più volte la seconda rete in un primo tempo giocato con carattere e padronanza. Purtroppo abbiamo pagato cara la scarsa incisività sotto porta e una fisiologica flessione nella seconda frazione, così a pochi minuti dalla fine è arrivato il loro pareggio quando stavamo cominciando ad assaporare l’importanza di questa vittoria. A mente fredda, come interpretiamo questo pareggio: un’occasione persa o un punto guadagnato? “Sono due punti persi, questo pareggio ci ha lasciato l’amaro in bocca. Abbiamo dato vita ad un primo tempo notevole, abbiamo chiuso ogni varco ai nostri avversari e grazie all’intensità dimostrata e ad una pressione a tutto campo, siamo sempre stati dominanti in tutti i settori. L’unica pecca è stata la mancata concretezza sotto porta, meritavamo di chiudere il primo tempo minimo con due reti di vantaggio, purtroppo non ci siamo riusciti pagandone le conseguenze con il loro pareggio sul finale di gara. Come spesso capita ad un certo punto ci siamo abbassati un po’ troppo e purtroppo quando ci troviamo in questa situazione prima o poi subiamo la rete. Sul finire della gara di Trento è successo proprio questo, è arrivato questo pareggio nei minuti finali e abbiamo rosicato molto perché stavamo accarezzando l’idea di uscire dal “Briamasco” con l’intera posta in palio. Questo nostro rintanarci in area ad un certo punto della partita è un aspetto che dobbiamo assolutamente migliorare. Il tutto sta nella testa, è una questione mentale. Quando dimostriamo il nostro gioco sappiamo essere padroni del campo e tiriamo fuori tutto il lavoro settimanale svolto insieme, unito alle nostre qualità individuali. Ad un certo punto, anche inconsciamente, ci preoccupiamo soprattutto di non incassare reti e allora assumiamo quell’atteggiamento di chiusura e di attesa che spesso ci porta invece a subirne. Questo aspetto è per noi controproducente, dobbiamo avere ancora più fiducia e capire che alcune partite si possono portare a casa anche continuando ad attaccare con la giusta modalità e senza lasciare il pallino del gioco all’avversario. Il primo tempo aveva dimostrato che potevamo segnare più reti, nella seconda frazione di gioco dovevamo comportarci allo stesso modo senza farci condizionare dal tempo che passava e dall’inevitabile ritorno degli avversari. C’è ancora da lavorare su questo ma prenderne già consapevolezza è un primo passo per ottenere dei risultati migliori con il passare delle partite”.

Dal punto di vista della classifica questo pareggio serve a poco. L’obiettivo salvezza diretta dista teoricamente sette punti, poi ci sono altre strade per arrivare a questo scopo. Analizzando la nostra situazione e valutando tutti questi aspetti, pensi che la squadra sia capace di giocarsela nella regular season o si sta cercando di costruire una base solida per poi farsi trovare pronti nelle gare decisive in vista dei play-out? “Assolutamente abbiamo una rosa capace di salvarsi direttamente, i sette punti di distacco non devono ostacolare il nostro primo obiettivo: crediamo tutti fermamente nell’intento. I play-out nascondono tante insidie, non sarà semplice uscire indenni da queste decisive gare, quindi proveremo fino alla fine a salvarci già a campionato regolare concluso. I punti a disposizione sono tanti, abbiamo cominciato da poco il girone di ritorno e abbiamo ancora tanto da dare: andiamo avanti per la nostra strada consapevoli che questi sette punti si possono recuperare, se rimaniamo concentrati sulle nostre prestazioni e sul lavoro quotidiano che svolgiamo con grande attenzione, diventerà sempre più concreto il nostro scopo. Puntiamo a questo, se alla fine saranno play-out partiremo consapevoli di aver dato tutto per una salvezza diretta e ci concentreremo nel trovare la migliore posizione possibile per avere dei vantaggi regolamentari non da poco, magari ci salveremo direttamente se faremo otto punti in più della nostra avversaria finale, tutto può essere. Ci sono tanti casi ed eventi, fare adesso dei calcoli è ancora presto, ora la priorità è trovare la giusta amalgama di squadra inglobando al meglio i nuovi arrivati e conquistare più vittorie possibili: più avanti, quando la situazione di classifica sarà un po’ più chiara, valuteremo nel dettaglio le varie situazioni possibili”.

Domenica arriva il Padova al “Piola”. Sarà una sfida complicata visto che i biancoscudati occupano la seconda posizione e hanno conosciuto la prima sconfitta in campionato solo un paio di settimane fa, quando la capolista Mantova ha dimostrato tutto il suo repertorio rifilando cinque reti alla compagine veneta. Contro le squadre d’alta classifica il Novara ha sempre fatto la sua partita, non è mai stata la vittima sacrificale. Sarà complicato scardinare la loro difesa, finora hanno subito sedici reti di cui sei solo dal Mantova tra andata e ritorno. Viste le occasioni mancate a Trento, voi attaccanti come state preparando questa partita? “Più che concentrarci sulla fase offensiva stiamo lavorando molto sul gioco di squadra e a limare quelle sbavature che, purtroppo, si fanno ancora vedere. Abbiamo già avuto modo di studiare l’avversario, stiamo analizzando le giuste contromisure per fermare la loro corazzata ma allo stesso tempo vogliamo anche trovare il giusto assetto in campo per riuscire a metterli in difficoltà. Non dobbiamo farci ossessionare dalle tante occasioni mancate domenica scorsa a Trento, sarebbe una falsa partenza: quello che stiamo costruendo in settimana è il giusto criterio per arrivare anche ad essere più concreti davanti. Bisogna sempre lavorare di squadra, pensare per reparti non è la soluzione migliore perché così si rischia di non dare vita ad una costruzione fluida e ben studiata, attraverso il gioco si creano le occasioni e ci si difende con ordine: la priorità è affinare la nostra intesa, solo in questo modo le occasioni arriveranno. La sfida di domenica ha messo in risalto questa mia riflessione, tralasciando la poca concretezza siamo comunque arrivati spesso dal portiere avversario. Il gruppo e il bene della squadra sono la priorità e da questo principio partiremo sempre”.

Come si fa a ritrovare quella lucidità sotto porta fondamentale in gare come queste, nelle quali ogni occasione dovrà essere sfruttata al meglio? “Se contro il Padova non sfrutteremo al meglio le occasioni, il rischio poi di venire puniti sarà alto. Non avremo le stesse opportunità create a Trento, questo ci chiederà molta più attenzione e concretezza domenica prossima. Ogni occasione dovrà essere sfruttata al meglio e attraverso il nostro gioco di squadra proveremo ad impensierirli. L’attaccante si vede sul momento, dovremo essere cinici e spietati”.

Una notizia che spicca nel guardare il tabellino dell’ultima gara è la tua assenza dal campo. In campionato hai sempre giocato e nelle ultime dodici partite sei sempre partito titolare e mai sostituito. Come hai reagito a questa esclusione? C’è stato modo di capire i motivi di questa decisione? “Penso sia stata una scelta legata all’avversario e puramente tecnica, non c’è stato bisogno neanche di parlarci e non ho chiesto nessuna spiegazione. Sono scelte che il mister ha tutto il diritto di fare, sono orientate al bene del Novara e questo mi basta per accettare ogni scelta. Ho interpretato tutto questo come una sfida, giustamente nessuno ha il posto assicurato e ogni giorno bisogna guadagnarselo, per questo continuo a dare il massimo per cercare di convincere l’allenatore a puntare su di me contro ogni modulo e avversario. Io voglio farmi trovare pronto in qualsiasi momento, a Trento è andata così ma continuo a lavorare con la voglia di scendere in campo e dare una mano ai miei compagni per far vincere il Novara contro ogni avversario”.

A Novara c’è fermento dopo la riapertura del mercato di riparazione: tante facce nuove sono arrivate sotto la Cupola e questo comporterà anche dei movimenti in uscita. Uno dei compiti da parte dell’allenatore è quello di trovare un nuovo assetto di gioco in base alle caratteristiche dei nuovi acquisti, fase che si era già completata prima di gennaio grazie ad una serie di risultati positivi e di un gioco ritrovato. Fare questo passo indietro rallenterà secondo te il cammino della squadra in questa fase del campionato o pensi che superata questa fase di rodaggio il valore della squadra salirà e si comincerà a raccogliere i frutti del lavoro di queste settimane? “I nuovi arrivati si stanno integrando bene nello spogliatoio ed è encomiabile la loro disponibilità nel mettersi al servizio della squadra. Sono stati facilitati da noi perché siamo un gruppo giovane ed affiatato, sono benvenuti e speriamo tutti insieme di regalare una gioia ai nostri tifosi a fine stagione. Anche a livello emotivo è stato molto facile integrarli, il pallone parla una sola lingua e quando partono gli allenamenti e le varie sessioni si crea quel bellissimo spirito di squadra e di unione che ci aiuterà nel prosieguo delle partite. Mister Gattuso è il primo a tenerci in questo ambito, oltre ad essere un bravo allenatore è anche capace di sapere affrontare situazioni di inclusione, ci fa tutti sentire parte di questo progetto e nessuno viene escluso. È una qualità non da poco, inculcare anche ai nuovi arrivati la giusta mentalità per affrontare al meglio le sfide che ci aspettano è un valore aggiunto importante e che deve essere sottolineato. Passata questa fase sono sicuro che saremo ancora più forti, il direttore Lo Monaco è un almanacco vivente del calcio, sa quali sono i punti fondamentali da toccare in base alle situazioni in cui ci si trova. Sono stati acquisti mirati e volti al bene del Novara, ancora un po’ di pazienza e si vedranno i risultati”.

Sei arrivato a Novara nell’agosto dell’anno scorso, firmando un contratto fino a fine stagione. Quali sono le tue intenzioni e come stai vivendo queste fasi di mercato? Ci sono delle voci su di te? “Non ci sono voci su di me, anche perché a Novara mi sento considerato e sto bene con questo gruppo e in questa città. Sono un ragazzo tranquillo, preferisco far parlare il campo anziché riempire i tifosi di parole. La mia testa è solo rivolta all’allenamento e alla partita del weekend, tutto il resto si vedrà più avanti e in questo momento non è nei miei pensieri”.

Sei nato a Busto Arsizio. A circa 45 chilometri dalla tua città natale c’è Leggiuno, paese natio del compianto Gigi Riva. È stato un mito del calcio, un campione straordinario e una persona eccezionale sotto tutti i punti di vista. La sua correttezza, non solo in campo, dovrà sempre essere da esempio. Ha dato tutto per il calcio in varie vesti e inoltre ha dimostrato un amore incondizionato alla Sardegna e alla città di Cagliari, rifiutando varie offerte nel corso degli anni pur di rimanere nel capoluogo sardo. Senza dimenticare quanto ha dato anche con la maglia della Nazionale sia in campo, visto che è anche il detentore del record di gol segnati, che all’interno dei vari staff ricoprendo la posizione di dirigente accompagnatore e successivamente team manager. Per un giocatore giovane come te, quali insegnamenti lascerà per sempre un “Monumento” del calcio italiano? “Vedere quanta gente abbia commemorato Gigi Riva in tutta Italia e non solo, fa capire quanto sia stata importante la sua presenza nel mondo del calcio. Vorrei evidenziare la sua umanità, tutti hanno sottolineato la sua gentilezza e cordialità che aveva nei confronti di qualsiasi persona. Vedere un giocatore militare nella stessa città per quattordici anni, a Cagliari nello specifico, rifiutando proposte allettanti da altre grandi squadre, fa capire che inseguire i propri sogni e desideri è la migliore medicina per stare bene e dare tutto per la causa. Più passa il tempo più diventerà impossibile trovare un giocatore capace di indossare la stessa maglia per tutti questi anni, i tempi sono cambiati, purtroppo. Le cosiddette bandiere stanno diventando sempre più rare e questo mi dispiace molto, lui sarà sempre da esempio per chi ama il calcio e vorrà crescere in questo mondo con i giusti principi e doveri. Rimarrà per sempre nella nostra mente, un giocatore simbolo del calcio mondiale non potrà mai essere dimenticato per tutto quello che ha fatto e che ci ha lasciato”.

Vuoi lasciare un messaggio ai tifosi azzurri e ai lettori di VaNovaraVa.it? “Un grosso saluto a tutti i lettori del sito e ai meravigliosi tifosi azzurri. Vi voglio ringraziare per il continuo sostegno che ci state dimostrando sin dall’inizio, in particolare nelle fasi più buie non ci avete mai abbandonato, anzi, insieme abbiamo vissuto momenti difficili e sempre insieme ne siamo usciti. Continuate a sostenerci, sono certo che alla fine raggiungeremo l’obiettivo”.

Grazie a Christian Donadio per la disponibilità nel concederci questa intervista. Un ringraziamento anche all’Ufficio Stampa del Novara FC per la gentile concessione rilasciataci nella stessa.

Servizio di Alberto Battimo
Foto © Guido Leonardi

 


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