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Come stanno le cose


Di Alice Previtali

L’essere umano è stato progettato con un grandissimo difetto: non è mai nel momento in cui sta vivendo. Spazia con l’immaginazione tra lungimiranza e sogni, tra fantasia e progetti spesso irrealizzabili, come se a pensare in grande sia più giustificato a perdonarti in caso di cadute, schiantandosi poi in un passato che vive con malinconia e distorta oggettività tale da cambiare addirittura il ricordo di ciò che è realmente successo. Insomma, l’essere umano nel qui ed ora non ci sta mai.

E quindi, calandoci nella nostra amata realtà sportiva, dopo una sconfitta e un pareggio la mente umana partorisce l’idea che siamo assolutamente destinati a soffrirla fino alla fine, siamo spacciati e claudicanti, miracolati se riusciamo ad arrivare ancora intatti ai play-out, destino peraltro che “abbiamo” deciso essere nostro dal mercato estivo di Ferranti, come la Serie B dell’anno scorso insomma. Ora, per quanto un po’ di sensato senso della concretezza non faccia male a nessuno, dovremmo forse imparare un poco a vivere la realtà. È la realtà di questo momento sportivo si chiama classifica, Novara FC, quartultimo posto, 19 punti, 16 partite da giocare, 48 punti ancora in palio.

Pericoloso, sì. Difficile anche salire, visto il distacco di 7 punti con il Trento, la prossima sfida contro il Padova (secondo in classifica) ed altre variabili che possiamo incontrare sul percorso senza preventivarle, perché sono - appunto - variabili che la matematica potrebbe far svoltare anche a favore del nostro cammino. La matematica, non io o la mia positività.

Un cammino che è partito in salita e continuerà ad esserlo, ma una salita resa un poco meno faticosa dai cambiamenti societari che hanno sicuramente portato una visione diversa della squadra, con un allenatore rimasto all’interno di un progetto che è riuscito a raddrizzare (qualcuno lo avrebbe esonerato prima di subito), un calciomercato che, al di là degli innesti, ha permesso di lasciarci (almeno spero) la maggior parte dei giocatori che probabilmente, in una situazione precedente, sarebbero stati ceduti per la mole di mercato che occupavano e che oggi ci risultano indispensabili.

Un cammino che continuerà ad essere impervio perché questo è il calcio e questa è la Serie C, sarebbe facile e addirittura noioso tifare e sostenere squadre già vittoriose con il percorso definito, quel pizzico di mistero, brivido, nervoso e ignoto non fanno che rimarcare un amore che è già nostro e che non è mai consumato abbastanza. Senza pensare al domani, allo ieri o al chissà se… Chi crede ai miracoli prega, chi invece crede al battito del cuore segue il calcio, soprattutto squadre che non hanno il destino già segnato.

E proprio oggi, giorno di San Gaudenzio, patrono di Novara è la tradizione a parlare. Nel 396 a.C. Ambrogio, vescovo di Milano si fermò a Novara dove lo accolse Gaudenzio che non aveva molto da offrire e, per miracolo, nel suo giardino sbocciò un roseto in mezzo alla neve, come regalo per l’ospite. Il “risveglio della rosa” sarebbe un miracolo se la matematica non confermasse che niente è finito. E nel frattempo che impariamo a goderci lo spettacolo per come stanno le cose e godere di ogni qualsivoglia emozione, tra un bicchiere mezzo vuoto e uno mezzo pieno, inutile farsi domande su come è giusto osservarlo, conviene bere prima che evapori.

Servizio di Alice Previtali

 



La nascita del Novara FC


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