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Mani Sporche


Di Alice Previtali
Foto © Guido Leonardi

Era la nostra domenica. E rimane la nostra domenica. Tra il marasma delle opinioni del giorno dopo, trascendo dall’imbarazzante ennesima terna arbitrale e dalla “coperta corta” che non ci ha permesso di sostituire giocatori che fisicamente erano in grandissima sofferenza per aver dato l’impossibile per 90 minuti e mi risveglio con un paio di immagini: Tesser, il “Komandante”, applaudito all’unisono dallo stadio “Piola” in cui è stato eroe anni addietro per aver permesso alla squadra della Cupola di coronare un sogno. Da vero buon signore, trattiene la palla finita in rimessa laterale per gli azzurri redarguendo il suo giocatore biancorosso che, preso dalla foga, cercava di perdere tempo e “spostare” il punto del tiro. Fa seguito un applauso, per il gesto platealmente sportivo. Di contro un Tesser che tace, immobile, ad acconsentire un’azione per nulla sportiva di uno dei suoi. Ranieri è colpito, cade a terra e ci rimane mentre la cavalcata della Triestina, approfittando dell’uomo in meno e del disappunto verso un gioco che non si interrompe, arriva prepotentemente in rete, spiazzando un Desjardins che niente poteva fare se non sperare al miracolo. Gol chiama gol e sappiamo come è andata a finire, con un’amarissima sconfitta dato il contesto in cui tutto questo è avvenuto. Un Tesser acclamato e stimato, che però di fronte ad una semplicissima ma piccante domanda finge, in maniera veramente spicciola e mediocre, di non essersi accorto di nulla, con una buona scenetta in cui chiede delucidazioni addirittura a persone esterne. Se dovessi definirlo in termini volgari e coloriti utilizzerei lo stesso termine che Lo Monaco utilizzò definendo Mourinho…

Anni fa mi sono laureata in filosofia, la mia tesi si intitola “Mani Sporche” e dibatteva sulla questione morale e filosofica di quanto fosse eticamente corretto far evitare o limitare lo sconto di pena a colpevoli di immoralità, se tali persone possono essere complici per bandire una disonestà di livelli più pericolosi. Tradotto: un piccolo spacciatore può non essere punito se mi aiuta a stanare uno spaccio internazionale?

Mi chiedo se nel calcio possa valere lo stesso, seppur il vizioso di cui si parla è ovviamente di livello diverso. Il fine giustifica i mezzi” direbbe Niccolò Machiavelli e la Triestina sembra aver messo in pratica l’insegnamento del filosofo narrato nel suo trattato di dottrina politica “Il Principe”: cavalcare il campo come un vero dittatore, menefreghista di un avversario messo a terra per poi tirare in porta, è l’esempio antisportivo più emblematico di tale teoria, senza contare la possibilità quasi ben dimostrata di un fuorigioco successivo. Oltre il danno la beffa.

Mi chiedo moralmente se una squadra che ha vinto così sia da celebrare o sia, moralmente e sportivamente, “condannabile”. L’esultanza dei calciatori e la “scenetta” del mister calcano la vittoria pur avendo nel cuore e nella memoria ciò che hanno tutti gli spettatori, tifosi da ambo le parti, che sanno esattamente come è andata e cambiare la realtà verbalmente non ha senso quando possiamo rivedere la partita, discutere sui giudici di gara, sul possesso palla e su chi ha dimostrato di fare del buon calcio.

Mi chiedo - e me lo chiedo da dopo la partita contro il Mantova - se la classifica rappresenta davvero le qualità della squadra e del lavoro dell’allenatore, oppure solo la capacità di fare un gioco sporco e a volte lontano dall’agonismo sportivo e maschile, senza guardarsi indietro, calpestando avversari e regole, andando contro qualsiasi sportività e buona condotta, facendosi forza di terne arbitrali che stentano a punire, segnalare, osservare o quanto meno ad ammettere errori…

La Triestina - o chi per essa - ha la sfrontatezza di cavalcare l’onda, ma se lo fa come uno squalo affamato di sangue, schiacciando qualsivoglia regola umana, principio e rispetto tra compagni di gioco, allora io non vedo più una partita di calcio ma furbizia, arroganza e presunzione. E farei davvero tanta fatica ad esultare per una vittoria del genere e ad amare una squadra così, allenatore compreso. De gustibus.

“Il primo modo per valutare l’intelligenza di un principe è vedere di quali uomini si circonda”. Niccolò Machiavelli

Servizio di Alice Previtali
Foto © Guido Leonardi

 



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