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Il simbolo di Novara!

Giù le mani da Calcagni


Di Alice Previtali
Foto © Guido Leonardi

Riflessioni del giorno dopo. Buzzegoli è protetto da un ricordo meraviglioso nella piazza azzurra e questo, ora come ora, istituisce uno scudo, morbido, che lo protegge da pesanti proiettili verbali che sarebbero arrivati da tifosi, giornalisti e pure da passanti. Ma “Buba” ha un percorso novarese che gli permette di indossare le sconfitte senza che queste possano diventare, quantomeno ora, fedine penali calcistiche, indelebili come tatuaggi per il popolo novarese. Probabilmente anche se si fosse presentato nella conferenza post-partita, anziché essere sostituito dal DS, (un signor DS, come tutti quelli che si assumono le responsabilità mettendoci la faccia), non sarebbe stato attaccato al muro come invece i suoi predecessori non hanno avuto l’onore di scampare. Senza fare nomi, l’ultimo di questi, Marco Marchionni, ghigliottinato molte volte, il “forestiero de Roma” che al Novara non ha mai giocato (che poi ci abbia fatto salire di categoria è un passato senza ricordi) e che lo abbia fatto in serie più elevate, in maniera “piuttosto” qualitativa, a noi di provincia non ci importa niente.

E se di “Buba” non possiamo fare capro espiatorio per la sconfitta e l’insoddisfazione, che sta già attaccandoci le ossa, allora dobbiamo trovare un pungiball umano da colpire, in senso provocatorio ovviamente. Se il mister è escluso lo devono essere, per la mentalità novarese, anche i nostri “veterani” Desjardins (che a rigor di coerenza non ha parato ben tre gol), Ranieri e Bonaccorsi, che per quanto la loro pressione non sia stata garante di successo in queste ultime partite, non possiamo certo attaccare capitano e vice capitano. I giovani non si toccano, devono crescere, devono ambientarsi e sarebbe proprio pessimo puntare il dito su una serie di errori che, siamo sicuri, verranno riparati. Non ci resta che lui: Riccardo Calcagni.

Sbaglia, favorendo un gol avversario (o una non parata, dipende dai punti di vista), umano troppo umano. Quanti non errori ha fatto in queste partite, quanti salvataggi nella stagione scorsa, quante volte ha sbuffato per un’azione non andata a termine o quanto tempo ha perso lamentandosi e facendo tardare la ripartenza dell’azione. Zero. E se è vero che con quello sbaglio abbiamo ricevuto una sberla, è anche vero che il ruolo di Calcagni non è il portiere e neanche il difensore e che forse è bene ringraziare un calciomercato andato a nostro favore. Eppure oggi è l’anti-Calcagni day.

Ed è vero che l’evoluzione del gioco del calcio ha portato gli allenatori a ribaltare gli schemi iper offensivi degli albori, trasformando le squadre di calcio in sistemi composti da difensori e centrocampisti in numero maggiore rispetto agli attaccanti, ma il gioco del pallone si vince se si fa gol, il problema quindi non è tanto quanti ne subiamo ma quanti non ne abbiamo fatti e soprattutto perché li abbiamo sbagliati. E allora, sempre per gli amanti della coerenza, le stesse bocche che reclamano la giornata “no” di Calcagni lo facciano anche con l’ennesima partita “no” degli attaccanti Rossetti e Scappini, che se la garanzia di quest’ultimo è che nel passato è stato un goleador… beh anche io nel passato sapevo mordermi la lingua.

Servizio di Alice Previtali
Foto © Guido Leonardi

 


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