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Riccardo e Samuele


Di Alice Previtali

Tirando le somme la verità è solo una: il compito più arduo che lo staff tecnico ha dovuto intraprendere con questa squadra è - assurdo ma inconfutabile - convincere i giocatori a dover giocare a calcio. Spiegare loro che, per quanto possano esserci reparti, posizioni e ruoli, è sempre il campo che fa il gioco e nell’immediatezza del momento potresti essere costretto (avrei scritto “avere la possibilità” ma questo non è il caso) a dover fare qualche passo in più e finire “nella zona” del tuo compagno, che magari si sta sbrogliando da un’altra parte. Invece l’immobilità è parsa invalicabile come l’accusa al socio di non essere dove avrebbe dovuto, secondo la mentalità chiusa del calciatore errante. Ma sebbene la moltitudine risulta essere protagonista di questo meccanismo, c’è chi fa la differenza.

Un esempio che è stato visto quasi come un abbaglio nello scontro al “Gavagnini” è quello di Riccardo Calcagni, la cui prestazione è risultata quasi eccellente, a maggior ragione perché assai lontana da quella dei suoi compagni. Il terzino multitasking, presente in rosa dall’estate scorsa e utilizzato molto in partita, è uno dei pochi che ha sempre dimostrato impegno e volontà, danzando in campo in maniera decisa e dimostrando una duttilità che merita di essere celebrata come spesso si fa con i suoi numeri, a dispetto delle continue recensioni negative dei compagni. Le performance positive di Calcagni dovrebbero essere ricordate a discapito delle delusioni della maggioranza ma, soprattutto, da sottolineare il suo comportamento rispettoso, umile e “obbediente” che ha permesso al mister di non urlare quasi mai il suo nome dalla panchina poiché scrigno di fiducia, professionalità e prontezza.

Cuore d’Oro, Samuele Bonaccorsi, uno dei pochi testimonial della squadra imbattibile dell’anno passato: “Scusate perché dovevamo e potevamo fare qualcosa in più.[...]. Ma soprattutto scusaci tu, ragazzino con il numero 19 sulle spalle, che meritavi di certo una fine diversa” così scrive sui social. Forse dovremmo scusarci noi Samuele, per aver permesso di credere che solo le maglie indossate nel passato fanno curriculum e sono più importanti di dove decidi di stare, per aver giudicato e declassato alcuni di voi in base al valore di mercato e a voli pindarici promessi come fossero le parole, non solo a fare la classifica bensì a fare la squadra.

Certe volte bisognerebbe proprio fermarsi a guardare, a osservare, a predire per poi andare oltre. Oltre l’economia, la cupidigia e la sete effimera di potere e pubblicità. Certe volte bisognerebbe proprio sentirle alcune scelte, puntare il dito in base a un sesto senso, un’emozione, una sensazione pura. Al di là dei soldi, al di là dei titoli, al di là delle raccomandazioni. E se non ti appartengono, avere il coraggio di lasciarle andare. Bisognerebbe scegliere con sentimento, con empatia, con sensibilità. Per poter riconoscere le anime azzurre e tenersele strette.

Servizio di Alice Previtali

 


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