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Esclusiva VNV: L’intervista ad Anastasia Guerra


Di Alberto Battimo

Non solo c’è una lotta serrata per accaparrarsi i posti migliori in vista dei play-off, ma anche nella parte bassa di classifica tre squadre sono in continua lotta per rimanere in categoria e tra queste c’è Perugia. Grazie alla bella vittoria contro Firenze, la squadra di coach Bertini ha fatto un passo importante in classifica ma ancora nulla è deciso visto che mancano attualmente quattro partite alla fine della regular season. La squadra deve rimanere concentrata e chi, meglio della capitana, può spiegarci come sta vivendo il roster questi momenti. È il suo secondo anno a Perugia, il suo pensiero è solo rivolto al raggiungimento dell’obiettivo e da leader del gruppo ha anche il compito di guidare la squadra nella giusta direzione. Lei è pronta a tutto questo, saranno settimane intense e solo con applicazione e decisione si potrà festeggiare a fine stagione. Lei è… Anastasia Guerra.

Domenica contro Firenze è arrivata la quinta vittoria in campionato, tre punti vitali che hanno permesso alla squadra di dare un importante scossone nella parte bassa di classifica, grazie anche alle contemporanee sconfitte di Pinerolo e Macerata. Quale significato dai a questo successo e qual è stato il fattore principale che vi ha permesso di battere la squadra toscana? “Ho notato che rispetto alle precedenti gare abbiamo cambiato il nostro approccio mentale e sono molto orgogliosa della mia squadra per avere battuto Firenze grazie ad una prestazione all’altezza. Prima della partita ci siamo guardate negli occhi ed eravamo consapevoli dell’importanza di questa sfida e fiduciose nel riuscire a portare a casa punti fondamentali per la salvezza: essere riuscite nell’intento ci ha dato ancora più carica ed è stata per noi una boccata di ossigeno importante. Per quanto riguarda il fattore principale che ci ha permesso di vincere domenica, si può imputare lo stesso al giusto approccio avuto durante tutto l’arco della partita, poi le nostre qualità sono venute da sole ma senza una tranquillità mentale e il giusto divertimento sarebbe stato difficile dimostrare sul taraflex quello che poi abbiamo realmente espresso in campo. È stata una vittoria di squadra, non abbiamo mai mollato e siamo rimaste sempre sul pezzo dimostrando un buon livello di pallavolo”.

Un paio di settimane fa c’è stato l’intervento ufficiale del presidente Bartoccini, il quale aveva espresso il suo disappunto per le prestazioni affermando di non essere contento dell’approccio che la squadra stava dimostrando, del continuo andamento altalenante e della mancanza di aggressività e determinazione nonostante le qualità del roster che sono di tutto rispetto. La reazione, dopo queste sue parole, è arrivata: sconfitta al tie-break contro Cuneo in una gara molto combattuta e la vittoria di domenica a Firenze giocata con carattere e concentrazione. Era questa la scossa che vi serviva per dimostrare, in primis a voi stesse, le vere qualità di Perugia? “Secondo me la scossa non è derivata dalle parole del nostro presidente ma è stata una questione di dignità e rispetto, sia per la maglia che per i tifosi. Tutti noi scendiamo in campo per dare il massimo, il nostro roster è composto da giocatrici molto giovani ed è normale che in certi momenti si possa peccare di esperienza. Quando ti trovi in un periodo di difficoltà prevale l’insicurezza e questo fattore può influire sul percorso di una squadra. Alcune mie compagne hanno più o meno vent’anni e anche le straniere non hanno mai avuto esperienza in Italia e questo può incidere perché sappiamo quanto sia importante avere una certa conoscenza del nostro campionato, che ritengo uno dei più complicati ed equilibrati del mondo. Ognuna ha bisogno del proprio tempo per crescere e maturare, vero che c’è tanta pressione, ma questa è un’altra storia e comunque può accelerare il processo di maturazione se affrontata nel migliore dei modi. Ho visto coi miei occhi la voglia di tutte noi di cambiare la rotta, questa è stata la vera scossa e che non è dipesa da fattori esterni. Nella sfida persa al tie-break contro Cuneo l’amarezza della sconfitta era tanta e questo mi ha fatto capire che eravamo nel mood giusto e la voglia di riscatto, mostrata domenica contro Firenze, ha messo in luce le nostre vere caratteristiche. Voglio evidenziare soprattutto il quarto set, dopo aver perso quello precedente non ci siamo disunite ma siamo andate avanti per la nostra strada dimostrando cinismo e voglia di chiudere in fretta questa partita, perché sapevamo dell’importanza di portarci a casa l’intera posta in palio. La lezione di Cuneo ci è servita e infatti l’esito è stato diverso”.

Tu sei la capitana di questa squadra e gestire queste situazioni all’interno del gruppo richiede tanta responsabilità e decisione. Come hai affrontato questo momento e su quali aspetti ti sei soprattutto concentrata per trasmettere, alle tue compagne di squadra, i giusti concetti per riportare di nuovo Perugia a lottare e a credere nella salvezza? “Ho ventisei anni, sono giovane e ho ancora molto da dare. Inserita in un contesto come quello di Perugia pieno di tanta gioventù, sia come età ma anche come esperienza sul campo, cerco di essere semplicemente me stessa e di dare il mio apporto alla squadra non solo in campo ma anche nel quotidiano, cercando di essere un punto di riferimento per le mie compagne. Ho sempre cercato di gestire tutte le situazioni nel migliore dei modi, poi è normale incappare in qualche difficoltà ma sono dell’idea che non bisogna mai perdere la bussola e rimanere sempre concentrati e positivi. Credo che da ogni circostanza si possa cogliere il meglio e tutto quello che verrà servirà da lezione. Tutto fa crescere e arricchisce il bagaglio personale di ciascuno di noi e questo ti permette di creare una tua identità che ti rispecchia e che ti rende protagonista. Il fattore mentale è essenziale, uscire indenni da un momento non semplice e ricavarne solo la parte positiva è un lavoro che richiede tempo e pazienza ma poi si vedranno i risultati”.

Oltre a quanto detto in precedenza, il presidente ha anche ribadito che queste ultime partite di campionato devono essere fronteggiate come se fossero delle finali. La prossima sfida vi vedrà impegnate a Novara: sfida complicata ma metterete tutte voi stesse e per aggiungere un nuovo mattone per la salvezza già al “Pala Igor”. Con quale stato d’animo affronterete questa sfida? Cosa temi di più di Novara e quale fattore non dovrà assolutamente mancare per metterle in difficoltà e per riuscire a dire la vostra anche domenica? “Ho sempre ribadito sin dall’inizio della stagione che le prime avversarie siamo noi stesse e questo concetto è ormai insito in ciascuna di noi. Dobbiamo pensare alla nostra parte del campo e alle nostre capacità, cercando di affinare sempre più l’intesa di squadra. In questo modo diventa relativo chi avremo di fronte ogni volta ma di certo Novara è una squadra di livello, di un certo calibro e peso. Mi aspetto che la squadra dimostri domenica la giusta spensieratezza e spero che la vittoria di Firenze funga da traino per affrontare al meglio questa sfida. Abbiamo qualche acciacco da gestire ma credo che la nostra vera forza sia il gruppo, mi auguro comunque di vedere Perugia dar vita ad una buona pallavolo e che sia una partita giocata a viso aperto e apprezzata anche dal pubblico”.

Questo è il tuo secondo anno a Perugia, ma il primo da capitana delle “magliette nere”: non è la prima volta per te ricevere questo ruolo, ma mai l’avevi rappresentato a questi livelli. Quando si riceve questa investitura da parte della società è sicuramente una bella soddisfazione e significa che il lavoro svolto nella stagione passata è stato notato e apprezzato. Come stai vivendo questa veste? Quali sono le tue impressioni? In questa fase delicata del campionato cosa deve fare di più la capitana per aiutare tutto l’ambiente perugino ad affrontare nel migliore dei modi le ultime quattro decisive partite? “Per il carattere che possiedo non sento delle responsabilità particolari. Per me è un pregio e mi fa molto piacere, mi occupo principalmente di fare da filtro per comunicare con società e staff. Per me è un onore, ricevere questo ruolo mi gratifica molto però in me non è cambiato nulla rispetto alle scorse stagioni: sono sempre la solita Anastasia e in più faccio da collante tra spogliatoio e dirigenti. Ho delle compagne di squadra molto responsabili e attente ad ogni particolare, questo aiuta molto nella gestione del gruppo. In questa fase delicata della stagione non devo cambiare il mio atteggiamento, devo continuare ad essere concentrata sull’obiettivo e spingere sempre più la squadra a fare meglio. Mi dispiace che quest’anno abbia avuto una serie di sfortune a livello fisico che, a mio parere, non mi hanno mai permesso di esprimere il mio reale potenziale, però fa parte del gioco e purtroppo bisogna metterle in conto. Sappiamo bene quanto le prestazioni dipendano molto dalle condizioni fisiche e anche adesso sto combattendo con diversi fastidi ma nulla di grave. Quando non ci arriva il fisico è la testa che deve sopperire a questa mancanza, scendendo in campo con la giusta attitudine e atteggiamento: voglio dare il massimo per aiutare la squadra a raggiungere la salvezza”.

Diventare capitana non è da tutte, è un ruolo che richiede responsabilità e un certo sangue freddo in determinate situazioni. Si cresce e si migliora con l’esperienza e su questo voglio soffermarmi su una tua particolare stagione, quella del 2018-2019. In quell’annata hai vissuto due esperienze fuori dall’Italia, la prima parte in Cina e la seconda in Francia per poi ritornare a vestire le maglie del nostro campionato. In quella stagione cosa ti aveva portato ad accettare di vivere un’esperienza fuori dai confini nazionali? Quanto è servita questa particolare annata per crescere sotto tanti aspetti e per diventare la “Anastasia Guerra” che tutti noi conosciamo e che si sta togliendo delle belle soddisfazioni? “Tutto fa esperienza e anche quella stagione è stata importante per me perché mi ha migliorato in tanti aspetti e ha inciso sulla mia personalità e sulle caratteristiche da atleta. In quell’anno ho avuto delle difficoltà, avevo bisogno di cambiare completamente aria per cercare di analizzare le mie capacità e scoprire la vera Anastasia. Quando sono ritornata in Italia, nella stagione successiva, ho notato in me diversi cambiamenti in positivo: a livello mentale ero molto più sicura e determinata e anche come giocatrice ho percepito di essere migliorata in tanti fondamentali che ho subito messo in pratica a Chieri. Da quel momento in poi è ripartito il mio percorso, posso dire che quell’annata all’estero è stata fondamentale per acquisire maggiore consapevolezza in tutto e trovare una mia identità che il tempo ha poi affinato. Questi ultimi anni mi hanno fatto capire che ognuna di noi ha il suo tempo per poter crescere e lavorare e questo periodo deve essere rispettato. Quando si muovono i primi passi nella pallavolo spesso si viene sovraccaricati di aspettative e questo toglie spazio per poter maturare con tranquillità. Il nostro è un percorso che richiede tempo e pazienza, parlo anche per esperienza personale. Quando ho avuto modo di lavorare e allenarmi con la giusta tranquillità e concentrazione ho notato subito dei piccoli progressi quotidiani e questo mi ha sempre gratificato e fatto capire che era il modo giusto di andare avanti. Penso di essere un’atleta differente rispetto ad inizio carriera, l’esperienza e il continuo giocare ti migliora sempre di più, ma lavorare su se stessi è il primo passo per diventare una giocatrice di livello. Ho ancora ampi margini di miglioramento e questo mi stimola e carica a fare sempre del mio meglio e non considerarmi mai arrivata”.

Sei giovane, capitana, una schiacciatrice autorevole e nel giro della Nazionale. Puntare sempre più in alto è una prerogativa imprescindibile per chi mira al successo: quali sono i tuoi obiettivi personali e dove vuoi arrivare? “Non mi sono posta nessun obiettivo personale, voglio vivere alla giornata e costruire il mio futuro un passo alla volta. Sono dell’idea che il passato insegna ma non si può tornare indietro e il futuro è un’incognita perché nessuno ha la sfera magica per predire quello che succederà. Preferisco concentrarmi sul presente e sulla giornata da affrontare: voglio sfruttare ogni momento per migliorare e imparare ogni aspetto della pallavolo e non solo. Ogni sera voglio tornare a casa consapevole di aver imparato qualcosa in più rispetto alla giornata precedente. In questo modo si prova anche ad instradare il proprio futuro, perché è in base a quello che si dimostra ogni giorno - e in partita - il tuo cammino, devi gestire al meglio tutto ciò che puoi controllare. Questo è il mio obiettivo personale ma la priorità è Perugia, voglio contribuire alla salvezza della squadra e la mia testa è fissata solo su questo. Ulteriori valutazioni saranno fatte più avanti, avere un certo ordine mentale ti permette di lavorare con la massima attenzione e adesso c’è un obiettivo di squadra da raggiungere e non penso ad altro”.

Cosa vuoi dire agli amanti della pallavolo e ai lettori del sito? “Un saluto a tutti i tifosi e agli amanti della pallavolo. Mi fa sempre un enorme piacere vedervi in tutti i palazzetti e il vostro incitamento è unico e di grande supporto, mi riferisco a tutte le tifoserie. Rivedere le tribune piene dopo il periodo Covid, che ci ha visto giocare a porte chiuse, è stato un brutto momento e rivedervi adesso gioire ed esaltarvi nel vedere una bella partita è motivo di grande soddisfazione e orgoglio. Siete fondamentali per il mondo della pallavolo, vedervi felici e sorridenti nell’entrare in qualsiasi palazzetto e incitare con grande carica e partecipazione la propria squadra è una bellissima immagine che mi tocca il cuore. Un caloroso saluto a tutti e ci vediamo come sempre nei vari palazzetti”.

Grazie ad Anastasia Guerra per la disponibilità nel concederci questa intervista. Un ringraziamento anche all’Ufficio Stampa della “Bartoccini-Fortinfissi Perugia” per la gentile concessione rilasciataci nella stessa.

Alberto Battimo

 


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