Esclusiva VNV: L’intervista a Patrizio Masini

Di Alberto Battimo
Giocare a centrocampo richiede un mix di proprietà, sia tecniche che mentali, che non devono assolutamente mancare per diventare padroni del reparto. Lui non solo sa gestire con ordine e accuratezza la sua posizione, ma sfrutta tutto il suo potenziale per diventare efficace anche in fase offensiva grazie a degli inserimenti in area sempre pericolosi per gli avversari. Oltre a questo, spicca la sua caparbietà e la voglia di correre su ogni pallone. Per lui la stanchezza non esiste e c’è tempo per riposare dopo la partita. Dopo un momento difficile la squadra ha ottenuto la sua seconda vittoria consecutiva, un passo indietro nella prestazione ma i tre punti sono arrivati. La squadra è al lavoro per migliorare ogni aspetto, perché essere consapevoli del proprio cammino è la base per poter crescere e migliorare ogni giorno di più. Lui è… Patrizio Masini.
I tre punti conquistati domenica scorsa contro il Sangiuliano City sono uno dei pochi aspetti positivi da salvare. A livello di prestazione il Novara non è stato brillante, poche idee e qualche errore di troppo cui non eravamo abituati, ma alla fine si è comunque riusciti a portare a casa una vittoria che vale doppio. Quali sono i motivi di questa performance? Vi aspettavate un atteggiamento diverso da parte degli avversari o qualcosa non ha funzionato nei meccanismi di squadra? “L’atteggiamento degli avversari non ci ha sorpreso, ci aspettavamo questo tipo di approccio perché sia il mister che lo staff ci avevano anticipato che il Sangiuliano faceva dell’intensità il proprio punto forte e così è stato. Andavano al doppio del nostro ritmo ma siamo stati capaci di non perdere mai la concentrazione e soprattutto non abbiamo mai pensato di accontentarci del pareggio, ma abbiamo sfruttato al meglio l’occasione avuta dimostrando carattere e personalità. In generale non abbiamo fatto una buona partita, ne siamo tutti consapevoli ma sono d’accordo, alla fine siamo riusciti comunque a portare a casa la vittoria e questo è l’importante. Questa partita ci dovrà servire da lezione, dobbiamo lavorare per ritrovare quella giusta intesa in campo a cominciare dalla prossima sfida contro la Juventus Next Gen”.

Quando capitano questo tipo di partite, nella maggior parte dei casi si esce sconfitti o con al massimo un pareggio: aver vinto una sfida complicata e difficile mette comunque in risalto altre qualità, che vengono menzionate meno quando si ottiene un successo in altro modo. Quali aspetti sono emersi in questa sfida e che ci hanno permesso di conquistare l’intera posta in palio? “In primis penso subito al fattore mentale, abbiamo compensato la nostra prestazione opaca con un atteggiamento mentale da grande squadra, pronta a cogliere il momento propizio nonostante le difficoltà: questo significa che la squadra è consapevole della propria forza anche quando la partita sembra girare storta. Inoltre abbiamo dimostrato di avere gli attributi perché abbiamo sofferto come squadra senza mai disunirci e alla fine siamo stati premiati con la rete della vittoria. Anche dopo il vantaggio abbiamo difeso con ordine e compattezza, ha fatto eccezione la loro occasione avuta sul finale con un colpo di testa su calcio d’angolo che ci ha fatto venire i brividi, ma tutto sommato eravamo disposti bene in campo e abbiamo sofferto il giusto: vincere una partita del genere vale il doppio dei punti effettivi, ma solo se vengono capite e analizzate certe dinamiche con la giusta lucidità. Quando giochi male ma vinci comunque devi andare ad esaminare gli errori che hai commesso in modo da evitare certe imprecisioni in futuro e migliorare ogni aspetto. Dal punto di vista dei risultati abbiamo ottenuto il secondo successo di fila dopo tre sconfitte in campionato, questo deve essere il nostro nuovo punto di partenza e siamo tutti carichi per innalzare ulteriormente il valore della squadra con fissa in testa sempre e solo la vittoria”.

Nell’analizzare la classifica notiamo quanto equilibrio ci sia nel nostro girone, bastano una serie di vittorie o sconfitte per trovarsi al vertice o nei bassifondi. Per una squadra come la nostra, che punta ai piani alti, è meglio avere un campionato di questo genere o preferiresti vedere una piccola cerchia di squadre pronte a darsi battaglia per le prime posizioni? “In questa prima parte del campionato l’equilibrio regna sovrano: sto vedendo dei risultati che vanno oltre ogni pronostico, è veramente un campionato strano. Alla fine vincerà chi riuscirà ad avere più equilibrio e costanza, ma soprattutto chi sarà capace di uscire presto e con lucidità dai momenti difficili affrontando un percorso tortuoso e complicato com’è il nostro girone: alla lunga chi riuscirà a dimostrare tutto questo verrà premiato. Questa stagione non ha niente a che vedere con quella precedente nella quale Padova e Südtirol facevano un campionato a parte e la terza classificata era dietro di una decina di punti. Quest’anno non penso che ci sia un andamento del genere, il modo in cui è iniziato il campionato mi fa pensare a questo. Anche noi domenica scorsa eravamo favoriti, ma il Sangiuliano ha dimostrato già in precedenza di essere una grande squadra e averli battuti è stato fondamentale perché sono partite che fanno la differenza e possono avere un peso enorme nel prosieguo del campionato. Penso anche alle tre sconfitte di fila nelle quali abbiamo giocato contro delle squadre meno blasonate della nostra ma nulla deve essere dato per scontato come abbiamo ben visto, questo fa capire le insidie che questo girone nasconde e l’attenzione che dovremo sempre avere in ogni sfida”.

Sei arrivato a Novara negli atti finali dell’ultimo mercato estivo. Dalla sfida contro il Mantova in poi sei diventato un perno fondamentale del centrocampo grazie alla tua capacità di costruire gioco, di correre a tutto campo e di inserirti negli spazi dove spesso sai essere micidiale. Mister Cevoli ti ha lasciato ampia libertà di esprimere le tue qualità al meglio: quanto lavoro e quanta disciplina richiede un ruolo del genere per essere d’aiuto in fase offensiva e allo stesso tempo non lasciare quel buco a centrocampo che potrebbe diventare terreno fertile per le avanzate avversarie? “Mi piace molto quello che il mister mi chiede di svolgere in campo e sfrutta la mia duttilità a centrocampo per cercare di mettere al servizio della squadra le mie attitudini. Mister Cevoli mi chiede proprio di partecipare attivamente alle due fasi di gioco e mi lascia ampia libertà nello staccarmi dai centrocampisti e dare una mano in zona offensiva. Il fatto che mi dia la possibilità di stare anche un po’ più avanzato rispetto alla linea centrale del campo mi stimola ancora di più. Tutto questo però non è possibile se non hai un intero reparto pronto a fare i movimenti giusti per chiudere al meglio la mia posizione naturale, lasciata vuota, permettendomi di andare in area avversaria: sapere che tutto è controllato a vista dai miei compagni, in modo da intervenire subito in caso di ripartenza avversaria, mi rende tranquillo e concentrato solo alla possibilità di concludere a rete. Ranieri, nel nostro centrocampo, è quello che ci dà equilibrio mentre vedo Rocca un giocatore più offensivo di me. Rispetto ai miei compagni di ruolo sono quello che deve stare più attento alle coperture perché faccio della corsa e della quantità le mie caratteristiche principali e le devo saper gestire con oculatezza. Questo è un discorso generale ma poi si valuta di partita in partita la giusta soluzione da attuare, anche Rocca è un giocatore che si inserisce con frequenza e infatti ha già siglato due reti. Avere più giocatori capaci di fare questo tipo di compito è una peculiarità da sfruttare in ogni sua parte, perché gli avversari non saranno mai sicuri di chi si staccherà per aiutare gli attaccanti. Questa è una delle tante nostre qualità che rende il reparto solido e capace di svolgere con ordine e accuratezza ogni fase di gioco, per farsi trovare pronti in qualsiasi situazione”.

Le tue prestazioni hanno attirato tante squadre, anche dalla B, ma alla fine hai scelto Novara per continuare il tuo percorso di crescita. Cosa ti ha convinto nello scegliere Novara e come ti trovi in questa città e piazza? “Innanzitutto vorrei ringraziare il mister e il direttore per aver puntato su di me. È stata un’estate strana perché inizialmente giravano voci su degli interessamenti di squadre della serie cadetta ma alla fine nulla di concreto. Poi ho valutato tutte le offerte pervenute dalla Serie C e l’interesse del Novara mi ha subito inorgoglito e affascinato. Quando mi hanno chiamato mi hanno subito fatto sentire importante e già mi vedevo con questa maglia prima ancora di indossarla nella realtà. Inoltre ho ricevuto parole al miele nei confronti di questo ambiente e dei tifosi, ascoltando i consigli di giocatori che hanno indossato la maglia azzurra come Giacomo Drago, protagonista nelle giovanili e Mattia Tordini, ora a Lecco. Mi hanno parlato del centro sportivo all’avanguardia e della tanta passione che i tifosi sanno trasmettere alla squadra con il loro calore. Davanti a tutto questo, accettare Novara era la soluzione più logica e sono felicissimo di far parte di un gruppo coeso, sano e di valore”.

Da qualche tempo stiamo notando che anche in Serie A gli allenatori che guidano squadre di vertice non lesinano a mettere in campo giovani giocatori italiani e spesso le loro scelte vengono ripagate a dovere. Il rovescio della medaglia è che continua ad aumentare il numero dei giocatori stranieri nel nostro campionato rispetto a quelli italiani. Qual è il tuo pensiero su questo argomento che, soprattutto da qualche anno, è una spina nel fianco del calcio nostrano? “Anche se bene o male quelli che giocano in Serie A hanno la mia età non mi ritengo un giocatore dello stesso livello, posseggono delle qualità che ancora non ho maturato e meritano di giocare in competizioni diverse. Questo momento, in cui si punta sui giovani italiani, deve far capire che ci sono tanti ragazzi in giro che sono forti e non vedono l’ora di dimostrare di poter stare in pianta stabile in una grande squadra e non fare solo da comparsa. Noi giovani dobbiamo capire che se gli allenatori decidono di farci giocare non è perché va di moda metterci in campo, ma perché meritiamo questa possibilità e abbiamo tutto il potenziale per poter dire la nostra anche in prima squadra. Basta guardare i successi che la nostra Nazionale, soprattutto a livello giovanile, sta ottenendo in tutte le categorie: i talenti del futuro italiani ci sono e ho visto con i miei occhi tanti compagni che meritano di fare un percorso importante. Anch’io, nel mio piccolo, qualcosina ho fatto… poi magari arrivi in Under 21 o cominci ad allenarti con la prima squadra e noti dei divari che sono un po’ più evidenti rispetto alle categorie precedenti. Secondo me le basi per un futuro roseo a livello giovanile italiano ci sono tutte, bisogna solo avere più coraggio e spero che gli ultimi esempi che stiamo vedendo, anche nelle squadre più titolate della Serie A, possano fungere da traino per tutte le altre.
Per quanto riguarda il divario sempre più evidente tra il numero di calciatori stranieri e italiani nel nostro campionato, è un dato che deve far riflettere: adesso tante squadre italiane hanno in rosa più stranieri che italiani e questo va proprio a discapito delle squadre Primavera e delle altre categorie giovanili che in realtà nascono apposta per dare maggior possibilità a un giovane talento di mettersi in mostra e di tentare la scalata in prima squadra. Si sta un po’ andando a perdere il ruolo fondamentale del settore giovanile e invito tutti a guardare prima nel proprio ambiente e poi, nel caso, andare a cercare un altro giocatore fuori dall’Italia.
Personalmente il mio cartellino è in mano al Genoa, un’altra società che punta molto sui giovani e lo stiamo vedendo spesso in questi anni, ma adesso il mio unico pensiero è quello di far bene con la maglia del Novara, ci sarà tempo e modo di valutare tutto il resto a tempo debito”.

La tua esultanza contro il Sangiuliano è stata significativa: la corsa a tutto campo per andare verso la curva azzurra rappresenta un legame indissolubile tra squadra e tifosi. Vuoi lasciare un messaggio a tutti i tifosi e ai lettori di VaNovaraVa.it? “Continuo a pensare a quella corsa verso la nostra curva, ero in “trance agonistica” e mi è venuto spontaneo correre verso il cuore dei nostri tifosi, perché ci hanno sostenuto fino alla fine nonostante non stessimo facendo una prestazione di livello. Vi chiedo solo di continuare così perché siete speciali, vedere il vostro continuo appoggio e sostegno anche nelle sconfitte mi è rimasto ancora impresso. Ogni giorno ci date una grande mano, siete unici e faremo di tutto per ricambiare sul campo il vostro tifo”.
Grazie a Patrizio Masini per la disponibilità nel concederci questa intervista. Un ringraziamento anche all’Ufficio Stampa del Novara FC per la gentile concessione rilasciataci nella stessa.
Alberto Battimo

Muro













