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Torna a parlare De Salvo: “Io non penso troppo in là”


Di redazione vanovarava.it

In occasione dell’allenamento che ha visto i giocatori del Novara confrontarsi con i dilettanti del Baveno, si è rivisto tra il pubblico anche patron De Salvo (nella foto) che, al termine della sfida amichevole, ha rilasciato alcune dichiarazioni sulla situazione attuale, circostanza attesa con trepidazione da tanti tifosi azzurri: “Non si tratta solo di una settimana di cambiamenti. E’ un periodo più lungo, avviato con il cambio di allenatore prima e ora con le dimissioni del Direttore Sportivo. Charlie (N.d.R. Ludi) è un ragazzo al quale siamo molto legati, sia umanamente che professionalmente. Si è sentito di prendere questa decisione non tanto per abbandonare la squadra, ma per dare un senso di responsabilità al suo lavoro e dare maggior consapevolezza ai ragazzi che devono capire che è un messaggio. Lui li ha scelti e se ha preso questa decisione è anche per il loro operato. Adesso vedremo se i giocatori prenderanno coscienza di questo e se daranno quel qualcosa in più”.

Cosa sta mancando a questa rosa? “Ritengo che questa rosa abbia dei valori superiori a quanto dato sino ad ora. Poi il campo racconta la sua verità… La partita con il Cuneo è stata probabilmente la più brutta da quando sono a Novara, ma non tanto per la sconfitta, tanto per una serie di considerazioni… Il futuro dei giocatori è nelle loro mani, non nelle mie”.

Lecito attendersi, anche in considerazione delle dichiarazioni di Sannino, più spazio ai giovani da qui alla fine? “Al tifoso non interessa chi gioca, interessa che la squadra vinca. Noi dobbiamo guardare a chi sta meglio, a chi può dare un contributo, qual è lo schema migliore, quali sono i giocatori migliori… ma per il bene della squadra e dei tifosi. Non si tratta di prendere decisioni popolari o impopolari”.

L’arrivo di Borghetti è una soluzione pensata anche per un domani? “Borghetti sarà con noi per sempre, almeno spero professionalmente. Quindi dovremo sempre dargli la giusta collocazione. So come funzionano queste cose e so che i Direttori Sportivi dipendono dai risultati. Dobbiamo preoccuparci dell’oggi, dovrà dare il contributo e l’energia come fatto sino ad oggi, poi il futuro lo discuteremo insieme”.

Quali sono le intenzioni della società in questo particolare momento? “Morganti è andato via perché ha accettato la proposta della Juventus, Ludi si è dimesso… Non ho cambiato io l’organico. Entrambi hanno fatto delle scelte professionali che ho condiviso. Ho letto alcuni articoli che dicevano che manca il progetto… balle! Noi facciamo le cose che dobbiamo fare. La “Cittadella dello sport” è un progetto che va avanti per costruire qualcosa di importante. L’aspetto sportivo vive invece di momenti e di situazioni, ma non si può parlare di mancanza di progettazione se cambiano le persone. Se noi costruiamo progetti che danno solidità alla squadra è anche più facile che un domani possa arrivare qualcuno, anche più forte del sottoscritto, per far stare il Novara meglio. La mia preoccupazione è quella di dare a questa realtà un domani che sia roseo e per farlo dobbiamo lavorare a prescindere dal Direttore Sportivo. Non bisogna farsi prendere dall’emotività”.

Gli obiettivi per il Novara non cambiano? “Il pensiero del tifoso è diverso da quello del presidente. Io non penso troppo in là, perché si rischia di sbattere contro un muro. Il tifoso è giusto che pensi a degli obiettivi, ci sta ed è corretto che sia così. Io però faccio un altro mestiere. In realtà anch’io sono tanto tifoso, ma devo farlo in modo razionale perché ho una responsabilità che è quella di fare il presidente. Non sto a ragionare se ce la faremo oppure no, quello lo vedremo alla fine. Se non riusciremo a correggere i nostri difetti non andremo da nessuna parte, se invece ci riusciremo credo che la squadra abbia le potenzialità per farcela. E’ consapevolezza questa”.

redazione vanovarava.it

 
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