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Esclusiva VNV: L’intervista a Daniele Cacia


Di Alberto Battimo

Attaccante dalle enormi qualità offensive, sono anni che delizia i vari tifosi grazie alle sue capacità da bomber nato. Oltre ad essere un attaccante di razza, in questi primi mesi a Novara stiamo apprezzando anche le sue qualità umane. Un giocatore capace di essere fondamentale sia in campo che fuori. A Novara è pronto a dare il suo contributo, grazie alle sue reti e alla fascia di capitano consegnata da società e tifosi senza alcun dubbio. Novara è orgogliosa di averlo in squadra, lasciamo la parola a… Daniele Cacia.

Nella sfida di domenica scorsa contro il Piacenza è arrivato un pareggio a reti bianche che non ci soddisfa integralmente, vista nel complesso la positiva prestazione della squadra. Dato che siamo nella fase della stagione in cui fare risultato è fondamentale, cosa è mancato in fase offensiva per risultare più concreti sotto porta? “Sono d’accordo nell’affermare che nel complesso abbiamo interpretato bene la gara. Un aspetto importante che vorrei evidenziare è che - in inferiorità numerica - non ci siamo rintanati in difesa ma abbiamo continuato a fare il nostro gioco creando anche le migliori occasioni da rete, ai punti meritavamo qualcosa di più. Siamo in un momento importante della stagione, nel quale fare bottino pieno è essenziale, soprattutto perché nei mesi precedenti abbiamo perso dei punti in malo modo. Dispiace molto non essere riusciti a concretizzare le occasioni avute, questa partita ci ha lasciato l’amaro in bocca ma siamo pronti a ripartire grazie alle nostre certezze e alla consapevolezza nei nostri mezzi”.

Dopo l’inizio di stagione difficile dal punto di vista dei risultati, sembra che la squadra abbia trovato già da qualche tempo la sua identità e la giusta idea di gioco: il Novara non perde da novembre anche se i troppi pareggi stanno rallentando la nostra risalita in classifica. Quanto sta influendo il caos ripescaggi, dal punto di vista fisico e mentale, sulla stagione della squadra? “Sicuramente una piccolissima percentuale ha influito sul nostro cammino, su questo non c’è dubbio. Obiettivamente tutto quello che è successo in quel periodo ci aveva un po’ stancato, non è calcio ed è una parte di questo nostro sport che nessuno di noi vuole vedere. Purtroppo ci siamo caduti dentro tutti quanti e sicuramente aver fatto quasi due mesi e mezzo di ritiro senza mai giocare non ci ha facilitato il lavoro, dopo un po’ anche le amichevoli sono diventate pesanti - soprattutto a livello mentale - perché non è stato semplice trovare gli stimoli giusti per migliorare. Il fatto che il nostro è sempre stato un grande gruppo, composto da ragazzi fantastici, ha aiutato molto. Grazie a loro mi sono integrato al meglio in questa squadra nonostante fossi arrivato in rosa solo a fine agosto. Siamo tutti propensi al lavoro, compresa la società a cui va un plauso da parte mia perché è riuscita a gestire questa situazione nel migliore dei modi. Complimenti anche all’allenatore, che è riuscito a guidare un gruppo senza mai perdere la concentrazione sul campo malgrado le notizie che arrivavano dalla Stampa. Abbiamo iniziato la stagione in modo anomalo ma non darei la sola colpa a questo tipo di situazione, perché rispetto alla stagione scorsa la squadra si è rinnovata e quindi ci è voluto più tempo per trovare la giusta intesa in campo. Come accade in tutte le squadre, in un ambiente che arriva da una retrocessione rimane sempre qualche strascico della stagione precedente, anche quest’anno qualche ripercussione era rimasta. Una serie di situazioni ci hanno creato qualche errore di troppo, questo fino a novembre quando siamo poi riusciti a prendere confidenza con la categoria e a trovare affiatamento e alchimia in campo”.

Finalmente il Novara ha tutta la settimana per recuperare energie e prepararsi al meglio alla gara di domenica prossima contro la Carrarese. Una vittoria sarebbe fondamentale per dare uno slancio alla classifica. La squadra toscana è la più prolifica del campionato, ma allo stesso tempo ha una delle difese peggiori del girone. Quale sarà la chiave di volta per riuscire a contenere le loro avanzate offensive e scardinare la loro difesa? “Conosciamo bene i nostri prossimi avversari. Ricordo ancora la partita di andata: il nostro era stato un primo tempo importante nel quale il vantaggio striminzito ci stava stretto. Nella seconda frazione di gioco siamo caduti in qualche errore di troppo e alla fine abbiamo perso la partita per 4-2, ma sinceramente non meritavamo di perdere con questo risultato. La Carrarese gioca un calcio prettamente offensivo ma subiscono anche tanto, analizzando questi elementi credo che sfruttare al meglio le ripartenze potrà essere un fattore importante per riuscire a far male alla squadra toscana”.

Dopo l’addio a gennaio di Chiosa, la società ha deciso di affidare a te la fascia di capitano. In pochi mesi sei riuscito a conquistare la fiducia della società e dell’ambiente dimostrando abnegazione e amore per la maglia. Cosa hai provato quando ti è stata comunicata questa decisione? “Ho accettato questa decisione con gioia, è una responsabilità che assumo volentieri e sono orgoglioso che sia la società che l’intero staff abbiano pensato a me, consegnandomi la fascia di capitano. Questo vuole dire che non solo mi apprezzano per il tipo di giocatore che sono ma anche per la persona che hanno davanti, quest’ultimo aspetto è il valore che considero di più. Mi fa molto piacere ricoprire anche questo ruolo e cercherò di essere un punto di riferimento per tutti - soprattutto per i più giovani - e di far parte della crescita di questa squadra”.

Da capitano quali sono i principi e i valori che la squadra dovrà dimostrare sia in campo che fuori? “Questa è una domanda da un milione di dollari, nel calcio non c’è nulla di scritto. In tutte le stagioni il destino di una squadra dipende molte volte dagli episodi, possiamo metterci tutto l’impegno possibile ma se un episodio ti gira nel verso sbagliato rischi anche di buttare via l’intera stagione. Rispondere a questa domanda è difficile proprio per questo motivo”.

Passano gli anni ma il tuo istinto da killer d’area fa ormai parte del tuo DNA. Le tue qualità ti stanno permettendo di essere spesso protagonista nei tabellini, sei già arrivato in doppia cifra. Visto che venivi da un infortunio serio e sei arrivato a Novara a fine agosto da svincolato, cosa ne pensi di questi primi tuoi mesi in azzurro? “Ringrazio la società che mi ha permesso di vivere questa nuova esperienza e non posso che citare il Direttore Sportivo Ludi per avermi dato fiducia, nonostante l’età non sia dalla mia parte… si vede che il Direttore ha sempre apprezzato le mie doti calcistiche anche quando giocava. Addirittura mi ha proposto un contratto biennale e non è facile che una dirigenza ti proponga una durata del contratto di questo tipo a quasi trentasei anni. Adesso tocca a me, sto cercando di dare il massimo per far capire non solo alla società, ma anche all’intero ambiente, che la scelta del Direttore di puntare anche su di me è stata corretta sia dal punto di vista umano che tecnico. Purtroppo, per la mia carriera, contano sempre le reti realizzate: puoi correre, aiutare la squadra e tante altre cose ma per un attaccante a fine stagione contano le segnature. Cercherò in tutti i modi di segnare più reti possibili per contribuire alle vittorie della squadra e poi per avere una soddisfazione anche a livello personale”.

Come ti trovi a Novara? Da un giocatore navigato come te, cosa ti ha colpito di più del mondo Novara? “A Novara mi trovo bene anche se per ragioni familiari continuo ad abitare a Piacenza. Mi fermo a Novara solo qualche giorno in settimana, ma quando mi capita di stare insieme ai miei compagni di squadra ho sempre ammirato la piazza, una città tranquilla che ti permette di vivere le giornate in maniera distesa e serena: l’ambiente giusto per lavorare al meglio. Il Novara Calcio ha un centro sportivo e un’organizzazione societaria non indifferente. Credetemi, soprattutto in questi ultimi anni stiamo vedendo di tutto e di più. Avere a disposizione per noi giocatori un centro sportivo all’avanguardia, con tutti i comfort del caso, non è assolutamente da poco. Detto questo non posso che sottolineare la bontà e la genuinità che attraversa tutto l’ambiente, anche a livello umano tutta la società è composta da persone per bene”.

Sei a sole due reti per diventare il giocatore più prolifico della Serie B. Rimarrà un sogno o il fatto di superare Stefan Schwoch fa ancora parte dei tuoi pensieri? “Questa è la parte paradossale della mia carriera. Ho vissuto gran parte delle stagioni in Serie B, reputo questa categoria come casa mia. Quando sono arrivato vicino a chiudere un cerchio non ho mai avuto la possibilità di arrivare fino in fondo, questo per svariati motivi. Io però voglio chiudere questo cerchio, in un modo o nell’altro sono sicuro che ce la farò. Non so dire come e quando, ma ci riuscirò”.

Il tuo messaggio per i tifosi e i lettori di VaNovaraVa.it. “Mi piacerebbe vedere un coinvolgimento maggiore allo stadio, sono sincero. Questo è un aspetto importante, non solo da un punto di vista di un giocatore ma anche a livello societario. Capisco che alcuni tifosi siano ancora provati dalla retrocessione della scorsa stagione o da qualche anno in chiaroscuro, però mi piacerebbe vedere al “Piola” più gente ed entusiasmo. Dico questo senza peli sulla lingua, voglio però precisare che non è una critica ma un incentivo per stare insieme e vivere questa seconda parte di stagione sempre più numerosi. Questa squadra, dopo un inizio di stagione particolare, è fatta di persone serie e di ragazzi per bene che ci mettono amore impegno per tutto quello che fanno quotidianamente”.

Grazie a Daniele Cacia per la disponibilità nel concederci questa intervista. Un ringraziamento anche all’Ufficio Stampa del Novara Calcio per la gentile concessione rilasciataci nella stessa.

Alberto Battimo

 
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