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Esclusiva VNV: L’intervista a Maurizia Cacciatori


Di Alberto Battimo

E’ una grande atleta conosciuta da tutti, anche da chi non segue assiduamente la pallavolo. La sua carriera è costellata di grandi successi ed enormi soddisfazioni; essere stata capitana della Nazionale - ed essere selezionata come miglior palleggiatrice nei Mondiali in Giappone del 1998 - sono solo una parte delle sue conquiste. Nelle squadre di club ha sempre avuto un ruolo fondamentale, conquistando tutti i trofei possibili. Durante il suo percorso è stata protagonista anche dei rotocalchi, tutte situazioni che lei stessa ha voluto raccontare e affrontare nella sua autobiografia uscita da poco nelle librerie. Donna tuttofare, ora è in giro per il tour del libro ma segue con molta attenzione il nostro campionato e la Champions League, pronta a dare il suo contributo commentando le partite europee delle nostre squadre di club, grazie al suo autorevole bagaglio tecnico e umano. Ora vuole mettere le sue qualità al servizio dei piccoli campioni, sempre protagonista nei camp estivi, per dare il suo fondamentale contributo alla crescita di nuove campionesse della pallavolo. Siamo felici di poter dare la parola a… Maurizia Cacciatori.

Da qualche mese è in vendita la tua autobiografia intitolata “Senza rete”, un libro pieno di aneddoti e curiosità che porteranno il lettore a conoscere a fondo i particolari di certe scelte e decisioni conosciute solo in parte. All’interno di questa autobiografia c’è un messaggio che vorresti i lettori cogliessero, per ritenerti soddisfatta del tuo libro? “Questa mia autobiografia ha come obiettivo principale quello di lasciare un’eredità della mia esperienza e del mio vissuto ai miei figli: questa era la mia priorità principale. Anche se è uscito da poco, il libro sta riscuotendo un grande successo e mi fa molto piacere perché significa che i lettori sono attratti da questo sport e dalle sue sfaccettature, oltre alla curiosità di conoscere particolari della mia vita raccontati in prima persona. Sono molto orgogliosa di tutto questo interesse. Il messaggio che vorrei fosse colto dai lettori è la voglia di avere coraggio in tutte le situazioni; dobbiamo affrontare gli eventi della vita con decisione e determinazione, mai pensare di non farcela se prima non si affrontano i vari momenti che la vita ci mette davanti. La bellezza di questo libro è che può essere letto da tutti perché tocca vari argomenti che possono interessare qualsiasi tipo di persona, non è destinato solo a chi ama la pallavolo. È pieno di spunti interessanti e anche a livello manageriale può essere utile perché all’interno si parla anche del lavoro di squadra, di come si gestisce un gruppo e la capacità di essere resiliente, in modo da avere la possibilità di resettare una situazione negativa e ripartire con il piede giusto. C’è di tutto, parlo anche di leadership, di cadute, di vittorie e di allenamenti quotidiani. È un libro aperto a tutti, mai banale e sempre stimolante”.

Scrivere un’autobiografia è anche un modo per rivedere il proprio passato e pensare ai cambiamenti avvenuti successivamente. Quanto è cambiata la Maurizia Cacciatori di oggi, rispetto a quando era un’atleta nel pieno dell’attività e spesso sotto ai riflettori? “Quando cresci accumuli sempre più esperienze di vita e di sport, di conseguenza aumenta la responsabilità delle proprie azioni e il grado di maturità diventa sempre più importante per intraprendere il giusto percorso, sia per se stessi ma anche, come nel mio caso, per far crescere i propri figli con sani principi. Il fatto di essere madre mi fa vedere tutto con un’ottica differente rispetto a qualche anno fa, però dalla mia parte ho l’esperienza del mondo del volley che mi ha insegnato tante cose, principalmente come essere protagonista. In qualsiasi momento di difficoltà o di gestione, anche a livello familiare, mi è sempre venuto in soccorso lo sport che mi ha dato una marcia in più nell’affrontare le varie situazioni della vita. Se devo essere sincera i riflettori sono molto accesi anche adesso, perché il tour di questo libro mi sta permettendo di girare varie parti d’Italia ed è stato acquistato anche all’estero, questo mi rende molto orgogliosa. Tutto questo gironzolare mi fa venire in mente quando facevo le trasferte, invece di usare le ginocchiere però mi porto dietro il libro (N.d.R. ride). Lo sport, in particolare il volley, è uno degli argomenti cardine e ogni volta che racconto e rileggo queste mie esperienze ho come la sensazione di rivedermi sul taraflex. La mia esperienza mi sta permettendo di partecipare attivamente a vari convegni che trattano temi come la leadership, lo spirito e il lavoro di squadra, sono tutti spunti presenti anche nel mio libro e che affronto quotidianamente per trasmettere a tutti i presenti il mio modo di agire davanti a queste situazioni”.

Sei soddisfatta della tua carriera o se avessi la possibilità di tornare indietro cambieresti qualcosa? “Assolutamente non cambierei nulla della mia carriera perché penso che ognuno di noi debba essere orgoglioso delle varie scelte che ha affrontato nel corso della propria vita, giuste o sbagliate che siano, ma l’importante è che queste scelte siano sempre state fatte con la propria testa e mai dipese da altri: quest’ultimo punto per me è fondamentale per ritenersi contenti della propria vita. Ho sempre preso le decisioni che mi riguardano in autonomia e questo mi permette di affermare che sono soddisfatta del mio percorso intrapreso nel mondo del volley. Sono nata a Carrara, sono una donna abbastanza dura e caparbia, ogni mia decisione è stata sempre ponderata. Mi è capitato di fare delle scelte sbagliate, ma per me è assurdo pensare di cambiare una parte della propria vita con la possibilità di tornare indietro. La strada che ho percorso durante la mia carriera sportiva è la mia strada, con sempre l’obiettivo di dare il massimo in tutte le situazioni per non avere rimpianti in futuro”.

Sia per passione che per lavoro stai seguendo con interesse anche questa stagione. Quale idea ti sei fatta del campionato italiano? Quale squadra secondo te vincerà lo Scudetto? “Tra i tanti impegni sono contenta di poter commentare le partite delle nostre squadre in Champions e questo mi permette di conoscere soprattutto i roster dei team impegnati in questo torneo. Detto questo vedo delle belle realtà in Italia, tante giovani con qualità e con tanta voglia di mettersi in mostra. Tutte le squadre hanno un’idea di gioco consona alle proprie qualità e questa è una peculiarità che vorrei sottolineare perché sono dell’idea che i migliori allenatori di pallavolo sono italiani, non è un caso se molte squadre forti all’estero sono guidati dai nostri coach: la conoscenza e l’esperienza che hanno i nostri allenatori rispetto a tutti gli altri non ha eguali.
Chi vincerà lo Scudetto? Non sono brava con i pronostici, li sbaglio tutti
(N.d.R. ride). Come dicevo prima, devo però dire che ci sono veramente delle belle squadre. Novara, Conegliano e Scandicci hanno roster di tutto rispetto, ma ci sono anche tante altre squadre che si stanno mettendo in mostra e sono capaci di dire la loro anche contro squadre più quotate. Ovviamente sono molto legata a Bergamo visto che ci ho giocato per tanti anni; anche la squadra orobica è una delle realtà positive di questo campionato anche se è dietro in classifica. Sono contenta di tutta questa qualità presente nel nostro campionato, significa che il grado di competitività si è elevato e a beneficiarne sarà tutto il volley italiano e non solo. Detto questo fatico veramente a fare un pronostico, il nostro è un torneo equilibrato e di alto livello, sicuramente una bella immagine per chi ci segue fuori dall’Italia. Non mi riferisco solamente al campionato femminile, anche quello maschile è molto seguito ed è sempre avvincente e pieno di emozioni. Possiamo dire che l’Italia rimane sempre la culla dell’intero volley”.

Hai avuto modo di seguire le prestazioni della Igor Novara? Quale opinione ti sei fatta della squadra? “Quando penso alla Igor Novara penso subito ad una carissima giocatrice e grande compagna di gioco come Francesca Piccinini. Per me Francesca è sempre stata la piccola del gruppo, ha da poco compiuto quarant’anni ma per me resta sempre la più piccina, perché quando era arrivata in Nazionale era la più giovane e oggi rappresenta un punto di riferimento di Novara e non solo. Mi piace molto il roster della Igor, gioca con una grande maturità e ha un mix completo, composto da giocatrici giovani e di grande valore come la Egonu. Vorrei poi fare un plauso anche alla Nizetich. La pallavolista argentina mi sta piacendo tantissimo, grazie al suo entusiasmo e alla sua carica sudamericana sta sfoderando delle prestazioni di livello. Oltre a loro non posso che nominare i colossi di questa squadra, penso subito a Francesca Piccinini, Cristina Chirichella e Stefania Sansonna. È una squadra matura, ragiona e mi fa sempre piacere commentarla perché ha un gioco spumeggiante, come tutte le altre squadre italiane del resto. Vedere giocare le nostre squadre è sempre affascinante e divertente”.

Francesca ha da poco compiuto quarant’anni ma il suo talento e la sua voglia di dare tutta se stessa non sono mai diminuiti. La voglia di vincere è sempre in cima ai suoi pensieri. Visto che hai avuto modo di vivere vari momenti sportivi insieme a lei, come possiamo definire un’atleta di questa levatura? “Francesca Piccinini è una highlander, questa è la definizione giusta per lei. Non è soltanto per un discorso fisico, fattore sicuramente importante per riuscire a competere ancora a questi livelli. Conosco anche il coach Massimo Barbolini, è un allenatore che pretende tanto, sia dal punto di vista tecnico ma anche mentale e questo permette a Francesca di essere sempre attiva. Lei è un punto di riferimento importante, ogni volta che viene chiamata in causa è sempre determinante. Provo una grandissima ammirazione: io ho smesso molto prima perché mi sono concentrata poi su altri ambiti, la famiglia in primis, volevo avere un po’ di spazio anche nella vita privata. Francesca rimane il simbolo più bello, da gustarsi e da apprezzare per quello che sta facendo, un esempio da seguire per tutte quelle giocatrici che vogliono avere un futuro importante nel mondo della pallavolo”.

Anche questa stagione commenti le partite della Champions delle squadre italiane. Come vedi il ruolo delle nostre squadre in Europa? “Se continuano di questo passo potranno fare bene anche in Europa. Tutte le nostre tre squadre, impegnate in giro per il vecchio continente, stanno facendo delle belle prestazioni condite da vittorie di prestigio. I nostri club sono sempre molto temuti dalle altre squadre europee, è sempre stato così. Da quest’anno poi è cambiata la formula del torneo, la finale sarà giocata in gara unica su un campo neutro, tutto si è rinnovato e sarà ancora più interessante. Questo non toglie che le nostre squadre hanno una storia importante e siamo una realtà molto credibile e tosta per le nostre avversarie”.

Sei stata un perno fondamentale della Nazionale italiana. Oltre a tante altre soddisfazioni, hai contribuito a conquistare una medaglia di bronzo agli Europei in Italia nel 1999 e un argento in Bulgaria due anni dopo, senza dimenticare di essere riuscita, insieme alla tue compagne di squadra, a qualificare la nostra Nazionale alle Olimpiadi per la prima volta a Sidney 2000. Cosa si prova nel rappresentare la maglia del proprio Paese ed essere ricordata come una delle atlete cardine della pallavolo? “Quando indossi una maglia provi sempre un’enorme soddisfazione. Ho giocato per diversi club, ho militato anche all’estero e ogni maglia mi ha sempre trasmesso qualcosa. Quando però indossi la maglia della Nazionale non stiamo più solo parlando di un discorso di soddisfazione, bensì entra in gioco anche la responsabilità perché stai rappresentando il tuo Paese. Scompaiono tutti i dubbi, questa maglia si indossa con onore e gratitudine, essere stata capitana è per me un ricordo che rimarrà per sempre impresso nella memoria. In maniera metaforica la maglia azzurra ha un profumo indissolubile, ancora oggi lo porto sempre con me e non mi lascerà mai”.

Dopo un periodo complicato, l’argento conquistato negli ultimi Mondiali in Giappone ci permette di vedere con ottimismo il futuro della Nazionale. Cosa ti ha colpito di questa squadra? “Per prima cosa vorrei complimentarmi con tutto lo staff della Nazionale. Tutti abbiamo avuto modo di seguirla ed amarla con grande passione in questi ultimi Mondiali e il risultato, nonostante la finale persa, è stato straordinario. Mi piace molto coach Mazzanti, è un allenatore capace di elevare ogni sua atleta al massimo delle proprie capacità gestendo una squadra giovane e riempirla di consapevolezza e caparbietà nel corso del torneo. Sa gestire il roster e le varie situazioni di gioco in maniera confacente, riesce a toccare le giuste corde per permettere alle ragazze di ripartire con efficacia e autorevolezza: è l’allenatore giusto per questa Nazionale.
Della squadra la prima cosa che mi ha colpito è l’età delle ragazze. Sono una squadra giovane e hanno affrontato un Mondiale a testa alta e senza paura, complimenti! In finale contro la Serbia abbiamo giocato a viso aperto. Ciò non toglie che la vittoria della Serbia è stata meritata, la differenza è stata soprattutto nei piccoli dettagli, nei quali l’esperienza non ci ha favorito. Hanno in squadra tante veterane, penso soprattutto alla loro palleggiatrice Ognjenović che considero un emblema a livello mondiale, grazie alla sua esperienza e alla capacità di saper leggere in anticipo le situazioni e risolvere eventuali momenti di difficoltà della squadra. Nella nostra Nazionale ho visto davvero dei talenti incredibili da un futuro assicurato, due nomi su tutti sono Egonu e Malinov. La palleggiatrice bergamasca ha affrontato un torneo da protagonista e un elogio vorrei anche estenderlo alla nostra capitana, Cristina Chirichella: ha saputo gestire al meglio le sue compagne di squadra nei vari momenti delle partite, riuscendo ad amalgamare un gruppo già di per sé coeso e dimostrando di essere capace di supportare la squadra anche a livello emotivo e non solo tecnico. Questa Nazionale ha ancora tanto da dimostrare, ha le carte in regola per diventare la Nazionale più forte di sempre, a mio avviso”
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Non ti fermi mai, la pallavolo farà sempre parte della tua vita. Siamo a gennaio ma hai già la testa a questa estate, pronta a dare un importante contributo nel far crescere giovani pallavoliste grazie al camp estivo che ti vedrà protagonista a Bibione. Quali concetti tecnici e valori cercherai di trasmettere, in primis a chi vorrà provare ad entrare nel mondo della pallavolo giocata? “Sono molto legata a questo campus estivo perché è davvero bello vivere questi momenti insieme a tanti bambini che hanno voglia di divertirsi e di conoscere la pallavolo. Ora poi guardo tutto con un altro occhio, non solo più dal punto di vista tecnico ma anche come genitore, è un’esperienza che i nostri figli dovrebbero vivere e la prima a divertirsi di tutto questo sono proprio io. È così bello vedere negli occhi di questi bambini la voglia di cimentarsi in questo sport, il volley ti travolge per tutte le emozioni che sa trasmettere. Sono pronta a ripartire con un entusiasmo straripante, non vedo l’ora che arrivi questo momento.
Per rispondere alla tua domanda, per chi arriva a questo campus con già qualche partita all’attivo sarà importante lavorare molto sui fondamentali, quando si è giovani è importante esercitarsi su questi aspetti. Chi invece sarà alle prime armi, dovrà riuscire a cogliere l’attimo, dovranno cercare di sfruttare questa opportunità divertendosi. Questo camp è sport ma anche divertimento, secondo me questa deve essere una concezione impressa nella testa di tutti i nostri figli: in qualsiasi sport il divertimento è importante, gli obiettivi verranno dopo. Non mi piace vedere già la tensione negli occhi di una bambina perché non è capace per esempio di fare una tecnica, imparerà con il tempo a compiere un determinato gesto nel migliore dei modi solo se si divertirà e sarà concentrata, deve comunque riuscire nell’intento ma senza nessun tipo di pressione. Questo campo estivo ha molte sfaccettature, vedo tanto in ogni ragazzina. Mi piace vederle ritornare e notare quanto sono cresciute, con alcune faccio anche fatica a riconoscerle nell’immediato. Si sono molto affezionate a me e il sentimento è reciproco, con la speranza di convincere anche i miei figli perché uno gioca a calcio nel ruolo di portiere, mentre mia figlia ha da poco iniziato a praticare il tennis. Evidentemente non sono efficace nello spingere i miei figli ad interessarsi per il volley, ma come detto in precedenza l’importante è che si divertano.
Per chi fosse interessato a partecipare o conoscere nel dettaglio il nostro “Summer Camp”, invito ad andare sul sito https://bibionesummercamp.it: potete contattarci in vari modi per qualsiasi tipo di informazione. Vi aspetto!”
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Vuoi lasciare un messaggio a tutti i tuoi sostenitori e agli amanti della pallavolo? “Un grande saluto a tutti! Divertitevi sempre, guardate le partite e cercare di cogliere il bello che questo mondo straordinario del volley è capace di trasmettere. Siate positivi nel far crescere i nostri giovani perché loro sono il nostro futuro e la Nazionale sta dimostrando questo, noi siamo i loro più grandi tifosi e anche grazie al nostro aiuto potranno crescere e regalarci altre soddisfazioni”.

Grazie a Maurizia Cacciatori per la disponibilità nel concederci questa intervista. Da parte di tutta la redazione del sito, un grandissimo “in bocca al lupo”.

Alberto Battimo

 
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