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L’intervista a Nadia Centoni


Di Alberto Battimo

Lascia il taraflex dopo una carriera vissuta sempre con felicità ed ottimismo. Gran parte dei suoi successi sono stati costruiti all’estero, soprattutto in Francia con la maglia del Cannes… ci sarà un motivo se la società transalpina ha deciso di ritirare la sua maglia numero 13. Ha vissuto bei momenti anche con la maglia della Nazionale, le sue oltre 300 presenze la rendono un “pilastro” nella storia della pallavolo italiana e non solo. Ricorda come se fosse ieri la stagione vissuta a Novara, un anno bellissimo ed intenso. Ha lasciato la pallavolo giocata ma non l’ambiente che lo circonda, farà parte dello staff tecnico di Giovanni Caprara come preparatore atletico di Firenze, un ruolo cercato e voluto con studio e passione… non vede l’ora di mettere in pratica tutti gli insegnamenti. Con grande orgoglio ed emozione lasciamo la parola a… Nadia Centoni.

La finale Scudetto in terra francese con la maglia del Cannes è stata la tua ultima gara da atleta. Purtroppo è arrivata una sconfitta che non cancella comunque la tua straordinaria carriera costruita soprattutto all’estero, con la maglia del Cannes in Francia e del Galatasaray in Turchia. Il tuo palmares parla chiaro, hai vinto tutto in terra transalpina, grandi soddisfazioni con la maglia della Nazionale e molti premi individuali portati a casa. Come definiresti la tua carriera? Cosa ricordi con più piacere e cosa rimpiangi? “Non posso che giudicare positivissima la mia carriera da giocatrice. Non ho nessun rimpianto sulle scelte che ho fatto perché le ho fatte sempre pensandoci attentamente e valutando tutti gli aspetti, tornassi indietro rifarei esattamente tutto quanto. Secondo me non avere rimpianti di quello che è stato fatto è molto importante, anche in un discorso generale… in questa mia frase ci metto dentro qualsiasi cosa, come le varie scelte che ho fatto per giocare nelle varie squadre di club ma anche con la maglia della Nazionale. È stata una carriera abbastanza lunga e soddisfacente, ho vissuto successi importanti che rimarranno indelebili nella mia memoria. Diciamo che, in tutte le stagioni che ho vissuto, ho dato il mio contributo nel raggiungere gli obiettivi prefissati, nell’ultima stagione con la maglia del Cannes è vero che non abbiamo vinto la finale Scudetto ma l’obiettivo che la società si era prefissata era la qualificazione in Champions e siamo riusciti a raggiungerla. In Francia la finale Scudetto si decide in una gara secca e giocarti l’intera stagione in una sola partita aumenta le insidie e tutto può essere sovvertito… è stato comunque un peccato non essere riusciti a vincere lo Scudetto, sarebbe stata la ciliegina sulla torta, ma il cammino che dovevamo fare è stato fatto e siamo soddisfatti di questo.
Sono tantissimi i ricordi positivi che ho vissuto nell’arco della mia carriera. Mi sono sempre trovata bene in tutte le squadre di cui ho fatto parte, sia italiane che estere, tutte esperienze bellissime. Ho avuto modo di conoscere parecchie persone e ho giocato tantissime partite e mi viene impossibile dire con precisione e certezza un ricordo in particolare. Ci sono stati tanti bei momenti e non voglio dare risalto a una situazione rispetto ad un’altra perché ogni momento è stato vissuto con tanta felicità. Ormai come carattere mi conoscete, sono una persona abbastanza positiva e secondo me è il giusto modo per partire in ogni situazione e per vivere intensamente ogni attimo”
.

Dopo l’avventura con la maglia di Padova nel 2007 hai accettato l’offerta francese del Cannes, con il quale hai avuto modo di ottenere tanti successi e soddisfazioni. Come mai avevi deciso di dare una svolta importante alla tua carriera lasciando l’Italia? “Quando ho saputo dell’interesse di Cannes mi sono trovata davanti ad un bivio perché, a fine stagione, Padova aveva ceduto a Forlì il diritto sportivo per partecipare alla Serie A1. A Padova mi sono trovata molto bene e secondo me sarei rimasta in Italia se la società patavina non avesse preso questa decisione. Libera da ogni vincolo ho avuto ampia libertà di scegliere la mia futura squadra e la proposta di Cannes ammetto che era per me inaspettata. Avevo affrontato da avversaria la squadra francese e ne avevo sentito parlare visto che erano già una squadra vincente sia in campo francese che europeo. Ero rimasta lusingata da questo loro interesse e incuriosita dalla possibilità di giocare all’estero, nonostante il campionato italiano fosse pieno di campionesse. Io però non avevo ancora avuto la possibilità di giocare le coppe europee, le squadre che mi avevano cercato non mi davano l’occasione di esprimermi anche fuori dai confini nazionali. Tutto questo è stato per me una spinta in più per accettare l’offerta del Cannes, una squadra sempre ai vertici in patria e pronta per affrontare la Champions League. Inizialmente avevo firmato solo per un anno perché le incognite erano tante, per me era come fare un salto nel buio… un nuovo Paese, non conoscevo il campionato, non conoscevo la lingua, non sapevo se mi sarei ambientata e stata all’altezza della situazione. Alla fine questi dubbi sono stati superati nel migliore dei modi visto che sono rimasta in Francia per tanti anni, è stata un’esperienza proficua e meravigliosa”.

Da quel momento in poi non sei più tornata a giocare in una squadra italiana… è stata una decisione soltanto tua oppure ci sono stati altri motivi? “Non venire a giocare più in Italia è stata una mia decisione. In quel periodo ho avuto tante richieste dall’Italia, anche quando ho giocato in Turchia, ma avevo deciso di non cambiare perché mi sono sempre trovata bene in queste squadre e non era la giusta decisione da prendere”.

Ora che hai appeso le ginocchiere al chiodo, il Cannes ha deciso di ritirare la maglia numero 13: un gesto di grande riconoscenza nei tuoi confronti per tutto quello che hai dato al club francese. Che effetto fa? “Non me l’aspettavo, quando ho saputo della notizia ho subito chiesto alla società se erano impazziti (ride, n.d.r.)... per me è stato un grandissimo onore, mi ha sorpreso questo loro gesto e mi ha emozionato tantissimo perché è stato bellissimo ricevere questa notizia. Custodirò la mia maglia come se fosse un’Olimpiade! Di carattere non mi ritengo mai all’altezza della situazione, ecco perché secondo me è un gesto esagerato, ma se la società ha deciso per questo ritiro della maglia significa che qualcosa di importante ho lasciato all’interno dell’ambiente”.

Cosa pensi di avere lasciato come ricordo più grande? “Penso il fatto di non mollare mai e di essere una grande battagliera in campo e una persona solare e generosa in tutti i momenti… dico questo perché mi è stato riconosciuto dagli stessi tifosi e questo per me ha un valore molto importante. Sono molto contenta che ai tifosi sia arrivato questo mio messaggio con le mie partite e il mio carattere, il fatto che mi hanno descritto in questo modo mi lusinga e mi fortifica”.

Sappiamo bene quanto sia forte il legame tra lo sport e la vita di tutti i giorni… quanto è maturata Nadia Centoni grazie alla pallavolo? “Grazie alla pallavolo sono maturata tantissimo, posso dire che sono cresciuta insieme a questo sport… è sempre stata la mia compagna di vita. Quando ho ufficializzato il mio addio come giocatrice ho voluto esprimere il mio ringraziamento a questa disciplina, perché mi ha dato la possibilità di conoscere tantissime persone che mi hanno permesso di crescere e di farmi aprire al mondo, non solo perché ho passato parte della mia carriera all’estero ma perché in ogni squadra in cui sono stata ho sempre vissuto delle esperienze eccezionali che solo la pallavolo mi poteva far vivere. Già da ragazzina ero maturata molto, poi con le varie esperienze posso dire di essere cresciuta in tanti aspetti che mi stanno permettendo di vivere la vita nel modo giusto”.

La notizia del tuo ritiro è stata pensata e ponderata ma la tua voglia di pallavolo è ancora intatta… sei subito entrata nello staff tecnico di Giovanni Caprara come preparatore atletico di Firenze, da parte della redazione un grande in bocca al lupo per questa nuova avventura! Com’è nato questo tuo interesse per questo ruolo? “Prima cosa crepi il lupo! I tanti anni vissuti all’estero mi hanno fatto notare che la preparazione fisica molto spesso non era considerata un aspetto fondamentale, si pensava di più ai valori tattici e tecnici di ciascuna giocatrice. Grazie all’esperienza ho capito invece che il nostro corpo deve essere mantenuto sempre sotto controllo e curato. Se ho smesso a quest’età è anche perché ho considerato il benessere fisico una caratteristica importante, non solo nello sport ma anche nella mia vita personale. Questa attenzione particolare al mio fisico è diventata una passione e ho cominciato ad informarmi… la Federazione stava organizzando questo corso per dar vita a nuovi preparatori e non mi sono lasciata scappare l’occasione. Forse questo corso l’avrei fatto anche prima ma essendo ancora in attività non mi era possibile trovare il tempo e il modo di dedicarmi agli studi, anche perché tra impegni vari ho sempre avuto occupati i mesi estivi. Alla prima occasione libera ne ho approfittato e sono riuscita a diplomarmi”.

Quali saranno l’approccio e gli aspetti per te fondamentali? “Un’atleta per rendere al massimo deve stare bene, sia di testa che nel fisico. Il fattore mentale è importante perché ti crea le condizioni per lavorare bene e per quanto riguarda l’aspetto fisico toccherà soprattutto a me, cercando di creare i giusti presupposti e partendo da un’intensa comunicazione con le giocatrici senza mai imporre nessuna decisione. Ritengo che la comunicazione sia importante, bisogna saper ascoltare e sapersi ascoltare imparando a conoscere il proprio corpo… sarà importante il continuo confronto tra le giocatrici e noi preparatori per trovare insieme l’aspetto migliore per scendere in campo nelle giuste condizioni. Il mio approccio sarà basato sul lavoro e sulla comunicazione che sarà data in primis dal corpo”.

Visti i rinforzi arrivati al mercato quale sarà l’obiettivo di Firenze nel prossimo campionato? “Fare meglio dell’anno scorso è il nostro obiettivo… la stagione scorsa Firenze è stata eliminata ai quarti dei play-off proprio da Novara e quindi cercheremo di alzare l’asticella per questa nuova stagione”.

All’interno della tua straordinaria carriera c’è anche un pezzo di Novara… la società piemontese è stata quella che ti ha dato la possibilità di debuttare in Serie A1. Cosa ricordi della tua esperienza sotto la Cupola? “La stagione con la maglia di Novara è stata un pezzo importante della mia carriera. Primo anno in Serie A1 sia per me che per la squadra, visto che la stagione precedente Novara aveva vinto la finale play-off di Serie A2. Non ci siamo intimidite e abbiamo fatto una stagione straordinaria arrivando sino alla finale Scudetto… penso siano poche le squadre che abbiano fatto un percorso del genere arrivando dalla A2. Ricordo tutto di quella stagione… c’era un’energia, un entusiasmo, una voglia di giocare e di crescere pazzesca. Tutti volevamo dimostrare le nostre qualità nella massima serie ma la nostra forza è stata quella di giocare tutti insieme per il bene della squadra… è stata un’annata bella ed eccezionale, il roster era di notevole livello e sarà indimenticabile la cavalcata che avevamo fatto in quella stagione. Nessuno si aspettava che la matricola Novara potesse avere i numeri per far bene e invece siamo state fortissime. Nei miei ricordi c’è anche un dato statistico da evidenziare, un’imbattibilità casalinga bestiale… qualunque squadra veniva al Pala Dal Lago perdeva, eravamo micidiali”.

Che te ne pare della squadra che ha costruito per la prossima stagione Novara? Dove può arrivare? “Novara è una squadra molto forte, è una squadra equilibrata in tutti i reparti e questo le permetterà di essere competitiva in tutte le partite, sia in Italia che all’estero. Gli impegni saranno tanti e vincere in Italia non è semplice, sicuramente il dispendio di energie sarà tanto. Gli acquisti sono stati azzeccati, la società si è coperta in tutti i reparti. Vorrei solo fare un nome: Paola Egonu. È una giocatrice che sta dimostrando tutto il suo valore nonostante la giovane età e sono sicura che non ha ancora manifestato il suo completo potenziale. Essere guidati poi da Massimo Barbolini è una garanzia, è un allenatore che ho avuto e penso sia uno dei migliori allenatori che ci siano al mondo. Novara ha tutte le carte in regola per competere fino alla fine in tutte le competizioni”.

Non possiamo non parlare di Nazionale… con la maglia dell’Italia hai giocato più di trecento partite, diventando la sesta atleta di sempre per numero di presenze. Quale partita, torneo, momento con la maglia azzurra ricordi con più gioia? “Farei un torto nel dire un momento in particolare rispetto ad un altro, perché ci sarebbero tanti episodi da raccontare e che ricordo con gioia. Ho avuto la fortuna di partecipare alle Olimpiadi e forse potrei dire che il rimpianto è stato quello di non essere riuscite ad ottenere importanti soddisfazioni durante questo evento… per me giocare in un’Olimpiade è già una vittoria. Ho anche partecipato al “World Grand Prix” e ai “Giochi del Mediterraneo”… sono tante le esperienze che ho vissuto, anche con la Nazionale, anche con la maglia azzurra ho vissuto tanti avvenimenti che mi hanno permesso di crescere sia come persona che come giocatrice. Nel 2014 sono anche tornata in Nazionale per giocare i mondiali in Italia, è stata un’esperienza bellissima nonostante il quarto posto ottenuto. A parte il risultato inaspettato, perché all’inizio nessuno ci dava tra le prime quattro, è stato magnifico come è stato vissuto e giocato questo mondiale. Nel mio cuore è come se questa medaglia l’avessimo vinta, ma quello che abbiamo provato noi giocatrici - e l’amore che ha dimostrato il pubblico italiano nei nostri confronti - è stato ineguagliabile… giocare un mondiale in casa in queste condizioni è stato unico, grazie a tutti i tifosi che ci hanno spinto fino a Milano con grande entusiasmo e orgoglio nazionale”.

In questi giorni le azzurre sono impegnate nella Nations League, come ti sembra questa prima selezione del nuovo CT Mazzanti? “Considero ottima questa prima selezione del CT Mazzanti. Ho avuto la possibilità di seguire qualche partita e la crescita di questo roster è esponenziale. Questa manifestazione è cominciata molto presto, il tempo per lavorare insieme è stato limitato e questo dimostra quanto sia alto il valore delle giocatrici e anche dell’intero staff. È ancora tutto “work in progress”, la squadra sta crescendo e giocando sempre più insieme e questo non farà altro che aumentare l’intesa in campo tra le varie atlete… l’identità di gioco sta uscendo fuori al meglio. Vedo un bel gruppo, unito e con tanta voglia di vincere… possiamo essere ottimisti per il futuro”.

Vedi molte giocatrici che potrebbero essere in grado di ripercorrere una carriera simile alla tua? “Sono sicura che ci saranno giocatrici pronte a ripercorrere una carriera simile alla mia e faranno anche meglio, sicuramente”.

Saremo protagonisti sin da subito o la strada verso il successo è ancora lunga? “Questa è una risposta difficile da dare… possono esserci tante variabili che possono influire sul cammino della Nazionale. La strada è sempre lunga ed è proprio grazie a questo percorso che quando raggiungi la vittoria è tutto molto più bello ed intenso. Il mio messaggio è quello di non abbattersi mai e continuare a seguire il proprio istinto e le proprie emozioni… in questo modo i risultati arriveranno, ne sono certa”.

Vuoi lasciare un messaggio a tutti i tuoi sostenitori e ai lettori del sito? “Mi fa un grandissimo piacere sapere che a Novara si ricordano ancora di me. Quest’anno ci si rivedrà al palazzetto e a tutti i miei sostenitori ci rivedremo in Italia”.

Grazie a Nadia Centoni per la disponibilità nel concederci questa intervista. Da parte di tutta la redazione del sito, un grandissimo “in bocca al lupo”!

Alberto Battimo

 

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