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L’intervista a Giovanni Serao


Di Massimo Corsano

Giovanni Serao nasce a Minturno, provincia di Latina, il 2 marzo 1977. Oltre ad aver giocato in Serie A con il Padova nella stagione 1995-96, ha vestito anche la maglia del Novara nel campionato 2003-04. In questa intervista, Serao commenta l’ultima partita degli azzurri contro il Brescia, della sua “vita” calcistica attuale e della partita di sabato prossimo tra Novara e Palermo.

Il Novara dopo un pareggio e tre sconfitte nelle ultime quattro gare, è tornato alla vittoria tra le mura amiche battendo il Brescia per 2-1. Che impressione ti ha fatto la squadra del presidente De Salvo? “Ho visto la partita allo stadio. Il Novara ha fatto una buona prestazione e posso dire che sulla carta ha dei buoni giocatori. Contro il Brescia ha meritato la vittoria, è stata una partita molto difficile, dove era importante ottenere i tre punti per non finire in una brutta posizione di classifica”.

Rimanendo sul discorso allenatore, so che conosci Domenico Di Carlo. Ci parli di lui? “Siamo di due paesi vicini, io sono di Formia lui è di Cassino. E’ sicuramente un allenatore “navigato” che in queste categorie ha sempre fatto bene, poi è una persona molto umile e come giocatore ha fatto tutte le categorie. Da allenatore ha fatto molta gavetta e sicuramente in questa categoria può fare la differenza. Per quest’anno gli auguro di togliersi ancora molte soddisfazioni e per il prossimo campionato di fare una squadra competitiva che possa lottare per andare in Serie A”.

Sabato il Novara gioca ancora in casa contro il Palermo, che partita sarà? “Contro il Palermo si vedrà la vera forza di questa squadra, soprattutto caratteriale, perchè incontrerà una squadra che lotta per salire in Serie A e ha dei buoni giocatori. Sicuramente il Novara può far vedere se è una squadra che merita la classifica attuale o merita di più... a mio giudizio la squadra azzurra merita di stare nelle prime sei del campionato”.

Da giovane stavi quasi per smettere di giocare a calcio, poi una telefonata di tuo padre... “Ero arrivato ad un bivio. Dopo tanti sacrifici fatti andando via di casa a Padova, sembrava che dovessi tornare a casa a fine stagione... la sera mi chiamò mio padre e sentendomi piangere mi disse «non mi interessa se giochi a calcio, ti ho messo al mondo e sono convinto che tu sei forte e ti toglierai altre soddisfazioni nella vita». Da lì è scattato qualcosa che mi ha convinto a non mollare, da trequartista sono passato al ruolo di difensore e con buoni risultati. Con quella telefonata mio padre mi ha trasmesso tanta voglia e da lì sono diventato molto grintoso, alla fine mi sono anche tolto delle belle soddisfazioni arrivando a giocare in Serie A”.

Da inizio stagione hai smesso con il calcio giocato e sei diventato il Direttore Generale del Briga. Raccontaci questa esperienza. “Mi è stata data questa opportunità e sono veramente contento per tutto il lavoro che è stato fatto e che stiamo facendo. Mi piace veramente tanto e ogni giorno riesco a capire tante cose belle di questo mondo, siamo riusciti a fare un buon settore giovanile, inoltre abbiamo mandato un ragazzo al Torino. Per quanto riguarda la prima squadra spero di salvarci al più presto per mantenere la categoria (Promozione, ndr). Penso che meglio di così non potesse andare”.

Più facile giocare o fare il direttore generale? “Sicuramente è più facile giocare, facendo il Direttore Generale devi aver a che fare con i genitori, con i mister, con il presidente… devi gestire tutti i settori e alla fine diventa molto complicato, però è sempre bello perchè riesci a capire le dinamiche fuori dal campo e tutto questo fa crescere”.

Massimo Corsano

 
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