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L’intervista a Cosimo Pinto


Di Massimo Corsano

Incontro Cosimo Pinto a casa sua, una villa nell'interland novarese. Cosimo mi mostra tutti i trofei conquistati nella sua carriera più alcune foto fatte con grandi campioni del presente e del passato. Mi chiede se ho voglia di vedere l'incontro della sua finale alle Olimpiadi di Tokyo del 1964, un incontro in bianco e nero con delle immagini non nitide, ma quel tipo di match che ti fa capire quanto valgano i ricordi… ricordi di un uomo che a 21 anni ha vinto la medaglia olimpica lontano da casa, dall'altra parte del mondo. Ricordi belli che andrebbero tramandati di generazione in generazione. Quando parlo con Pinto mi sembra di parlare con il “gigante buono”, un uomo alto e dal fisico massiccio, ma anche dal cuore grande. Un uomo di poche parole ma mai fuori posto. Cosimo Pinto nasce a Novara il 14 marzo 1943, oltre ad aver vinto la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Tokyo nel 1964 ha vinto anche i Giochi del Mediterraneo a Napoli nel 1963, i Mondiali militari di Tunisi nel 1964, ha conquistato la medaglia di bronzo ai Campionati europei di Roma nel 1967 e, inoltre, ha vinto anche due titoli italiani nel 1965 e nel 1967, tutti nella categoria dei “mediomassimi”.

A che età hai iniziato e cosa ti ha spinto a fare pugilato? “Ho iniziato a quindici anni, sono andato nella palestra di box in Viale Roma. Ho cominciato per divertimento, poi pian piano la box mi è piaciuta sempre più, così ho provato a mettere i guantoni e ho visto che riuscivo a cavarmela abbastanza bene. Questo mi ha spinto ad insistere nel pugilato. Ti racconto un aneddoto: mio zio, Cosimo Pinto anche lui, che non ho conosciuto perché morto nel 1941 in un incidente sul lavoro, faceva anche lui pugilato nella categoria “Gallo”, probabilmente mi avrà mandato qualche “messaggio” dall'alto”.

Nel 1963 hai vinto i Giochi del Mediterraneo e nel 1964 i Mondiali militari, cosa ricordi di quei trionfi? “Sono ricordi bellissimi, facevo il militare ad Orvieto e ho partecipato ai Mondiali militari vincendoli a Tunisi con molto piacere... i Giochi del Mediterraneo a Napoli, invece, sono stati una bellissima esperienza e vincerli alla fine è stato qualcosa di fantastico, qualcosa che a distanza di anni ricordo sempre con piacere. Sono esperienze indimenticabili”.

Nel 1964 a Tokyo vinci la medaglia d'oro. Parlaci di quell'Olimpiade. “Nel 1964 era già un successo essere scelti per partecipare alle Olimpiadi. Dopo aver svolto tre pre-olimpioniche - tra cui Tokyo nel 1963, Rimini e Genova - il telecronista Paolo Rosi dichiarò che partivo come outsider… In un torneo olimpico, mondiale o europeo ci vuole sempre un po’ di fortuna anche nel sorteggio e io un po’ di fortuna a Tokyo la trovai in quella circostanza: nel primo incontro ho battuto un olandese e al secondo ho vinto contro un tedesco; in semifinale contro un bulgaro ho rischiato il KO, poi però l’ho mandato a tappeto tre volte e ho conquistato la finale, dove ho affrontato il russo Kiselyov vincendo l'incontro di stretta misura, però fu quella stretta misura che mi ha consentito di salire sul gradino più alto del podio”.

Tre anni dopo a Roma nel 1967 hai conquistato la medaglia di bronzo ai Campionati europei, che esperienza è stata? “Dopo due anni di inattività, dovuti al fatto che non ho voluto fare il pugile professionista, tornare sotto gli 81 kg - che era la mia categoria, quella dei “mediomassimi” - è stato molto difficile, però ci sono riuscito. Ai Campionati europei essere arrivato terzo è stato un bel risultato, sempre nello stesso anno ho vinto anche i campionati italiani, credo di aver disputato una buona annata”.

Il tuo giudizio sul mondo della box e il tuo messaggio a un giovane che vuole iniziare a fare pugilato? “Vedere i pugili di oggi che combattono con il mio stesso stile è sempre un bel vedere, se invece trovi degli… arruffoni, l’incontro di box non è mai molto bello da vedere, ma nel complesso credo che la box italiana sia sempre su buoni livelli. Per chi vuole iniziare a fare box il mio messaggio è quello di frequentare la palestra, dedicarsi “anima e corpo” al pugilato e non arrendersi mai”.

Di cosa ti occupi adesso? “Dopo le Olimpiadi ho preso la cintura nera di Karate, poi ho fatto anche il sub. Purtroppo nel 1983, tornando a casa dal mare, ho avuto un brutto incidente stradale e ho avuto un danno enorme al braccio destro. Nonostante questo mi sono ripreso e ho vinto il titolo italiano di pistola, di quelle antiche utilizzate dai veterani sportivi. Attualmente pratico ancora il poligono e mi dedico al giardinaggio di casa mia”.

Oltre ad essere stato un grande pugile sei anche un grande sportivo e appassionato del Novara Calcio. Qual è il tuo giudizio sulla squadra azzurra? “Spero che la squadra arrivi un po’ più su della posizione che attualmente occupa in classifica; credo che alla fine riuscirà a mantenere la categoria che è l'obiettivo principale... seguo anche le ragazze della Igor Volley e logicamente anche il pugilato. Il 21 di febbraio abbiamo una riunione a Novara, perciò invito tutti i novaresi a venirla a vedere”.

Prima di salutarci chiedo a Cosimo Pinto una sua foto autografata. Mi regala quella delle Olimpiadi del 1964 e mentre la firma noto sulla mano destra le cicatrici dell'incidente avuto nel 1983, fa fatica a firmarla ma Cosimo Pinto è sempre quel giovane pugile che non si arrende mai.

Massimo Corsano

 

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