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‘Ndua ‘Nduma: Brescia


Di Manuela Riboldazzi

Gli azzurri si apprestano ad affrontare la sfida del “Rigamonti” di Brescia dopo la sconfitta, immeritata, giunta sabato scorso con il Bari. Ottenere un risultato positivo, oltre a una prestazione convincente, è necessario sia per mantenere a distanza le dirette concorrenti all’accesso play-off, sia per continuare a cullare un sogno forse poco immaginabile ad inizio stagione. I tifosi del Novara si stanno organizzando per seguire la squadra nella trasferta più agevole della stagione, dopo quella di Vercelli. Anche a Brescia, dunque, Evacuo e compagni potranno contare sull’apporto del tifo azzurro per centrare un pronto riscatto.

La Storia: Il Brescia Calcio è stato fondato nel 1911. Il calcio venne portato a Brescia, secondo la tradizione, da alcuni operai inglesi dello Stabilimento Tempini che, nel loro tempo libero, andavano al “Campo Fiera” a giocare con un pallone di cuoio. Secondo Bigio Vielmi, una delle prime persone a praticare in modo continuo questo sport nella città lombarda, fu un rappresentante di Milano a insegnare le prime regole, la disposizione in campo e i ruoli ai ragazzi.
Fu proprio Vielmi, assieme ai suoi due fratelli, che fondò la prima società solamente calcistica (prima vi era la Ginnastica Forza e Costanza che, come dice il nome, non si occupava solo di calcio): nel 1907 nacque la “Forti e Liberi” che debuttò nel campionato lombardo di Terza Categoria nel 1908. Il 17 luglio 1911 Victoria, Unione Sportiva Bresciana e Gimnasium, guidate da Franco Apollonio, si fusero dando vita ad un nuovo club: il Foot Ball Club Brescia, posto sotto la guida tecnica di Ettore Bacchelli, già allenatore della Forti e Liberi e del Club Sportivo Brixia. I colori sociali erano arancione e blu.
Negli anni trenta il Brescia divenne noto soprattutto per avere lanciato un altro grande portiere dopo Trivellini: Giuseppe Peruchetti, che disputò 196 partite nelle “rondinelle” e alcune in Nazionale prima di essere acquistato dall'Inter.
Il primo campionato disputato in Serie A, quello della stagione 1929-30, si concluse con il nono posto, a trentatré punti come la Pro Vercelli, con sette punti di vantaggio sulla zona retrocessione. La squadra sempre allenata da Imre Schoffer disputò un campionato simile anche nell'annata 1930-31; stavolta il Brescia fu da solo al nono posto e il vantaggio sulla zona retrocessione fu di ben quattordici punti.
Il campionato del 1935-36 fu invece disastroso: riconfermato Rocchi come presidente, Hlaway andò ad allenare la Spal e arrivò a Brescia Umberto Caligaris. La squadra nel corso dell'anno ottenne solamente sedici punti e retrocedette assieme al Palermo, con ben nove punti di distacco dalla zona salvezza, rappresentata dal Bari.
Nel 1960-61 si rischiò la retrocessione in Serie C. Nel 1964-65, con una prestazione notevolmente differente rispetto a quella degli ultimi anni, il Brescia vinse il campionato di Serie B e ritrovò, dopo diciotto anni, la Serie A (va considerato però che nel 1963-64 furono determinanti i sette punti di penalizzazione avuti dai lombardi che li esclusero dalla lotta per la promozione).
La massima serie venne mantenuta però solo per due anni e già nel 1967-68, con un quattordicesimo posto finale, la squadra retrocedette in Serie B. Ritrovata la Serie A grazie al secondo posto del 1968-69, con un altro quattordicesimo posto nel 1969-70 la società tornò in B.
Iniziò allora uno dei periodi più neri nella storia del Brescia Calcio: per dieci anni la squadra fece fatica ad arrivare nelle prime dieci posizioni della cadetteria e per tre volte (1972-73, 1976-77 e 1977-78) sfiorò la retrocessione in Serie C. La provvisoria risalita in Serie A grazie al terzo posto del 1979-80 sembrò la fine delle difficoltà ma in realtà fu solo una breve boccata d'ossigeno per la società e la tifoseria.
Quattordicesima in Serie A nel 1980-81 (con conseguente retrocessione in Serie B) la squadra, nel campionato di Serie B 1981-82, arrivando diciottesima nella cadetteria, retrocedette nella neonata Serie C1. L'anno successivo, sotto la guida di Antonio Pasinato, l'intelaiatura della squadra venne confermata e le rondinelle, trascinate dai gol di Gritti e dalle invenzioni del fantasista Tiziano Ascagni, ottennero la vittoria del campionato di Serie C1 1984-85, precedendo il Vicenza e ritrovando la Serie B.
La risalita non si fermò in cadetteria; sotto la guida di Pasinato e rinforzata dagli arrivi di Gobbo, Gentilini e Paolinelli la squadra biancazzurra stupì tutti, conquistando il secondo posto nella Serie B 1985-86 e, con esso, il ritorno nella Serie A. La massima serie venne però mantenuta solo un anno: la sostituzione di Pasinato con Bruno Giorgi comportò una profonda revisione dell'organico e dell'assetto tattico della squadra, con l'arrivo del brasiliano Claudio Branco ed il ritorno del talentuoso trequartista bresciano Evaristo Beccalossi.
Il campionato decisivo per la promozione nella massima serie fu quello del 1991-92. Sotto la guida della coppia Lucescu-Moro la squadra vinse in scioltezza il campionato di Serie B ottenendo così la promozione in Serie A. I punti conquistati furono quarantanove, tre in più del Pescara secondo.
Con l'inizio della stagione 1992-93 si insediò come presidente Luigi Corioni, chiamato Gino dai tifosi. Confermata la coppia italo-rumena alla guida tecnica, la squadra retrocedette in Serie B. La stagione 1993-94 fu la stagione della “riscossa” bresciana: la squadra riuscì infatti a ben figurare sia in Italia che in Europa. In Serie B la squadra ritrovò subito la risalita nella massima serie: arrivò infatti terza in campionato a quota quarantaquattro punti, venendo promossa assieme alla Fiorentina (cinquanta), al Bari (quarantacinque) e al Padova (quarantatré come il Cesena, sconfitto nello spareggio di Cremona); fondamentale per le “rondinelle” fu la vittoria casalinga alla penultima giornata per 2-1 contro il Ravenna, che permise la possibilità di perdere l'ultimo incontro contro il Modena (2-1 per i “canarini” il finale).
La squadra si guadagnò così la possibilità di disputare il Torneo Anglo-Italiano, strutturato in un girone eliminatorio con classifica seguito da semifinali e finale: nel girone il Brescia superò il Charlton Athletic per 2-0, pareggiò col Bolton per 3-3 e vinse col Notts County 3-1 e col Middlesbrough per 1-0. La semifinale fu giocata contro il Pescara e vide i lombardi vincere 1-0 a Brescia e perdere 3-2 a Pescara, avanzando però per la regola dei gol fuori casa. La finale fu disputata nel prestigioso stadio di Wembley ancora contro il Notts County: terminato 0-0 il primo tempo la partita si decise nel secondo quando, al 20', Gabriele Ambrosetti superò Steve Cherry con un tiro dal limite dell'area.
Il campionato 1994-95 fu, al contrario, uno dei peggiori campionati nella storia del club lombardo: la stagione iniziò riconfermando la coppia italo-rumena in panchina, con la convinzione di poter fare bene visti anche i risultati dell'anno precedente. Invece il Brescia fu la prima squadra a retrocedere in Serie B ottenendo solamente dodici punti in campionato (con i lombardi retrocedettero Reggiana, Foggia e Genoa, sconfitto ai calci di rigore per 5-4 nello spareggio salvezza di Firenze contro il Padova). La Serie A fu ritrovata con la stagione 1996-97, che il Brescia riuscì a vincere senza troppi problemi. Presentatasi all'inizio del campionato con la riconferma di Edy Reja, la società vinse il campionato con sessantasei punti (due in più dell'Empoli, tre in più del Lecce e quattro in più del Bari). La promozione arrivò grazie all'1-1 ottenuto alla penultima giornata contro la Reggina, in concomitanza con lo 0-0 del Genoa contro il Ravenna, mentre invece il primo posto fu assicurato con la vittoria dell'ultima giornata per 3-1 contro il Venezia già salvo a quota 46.
Nell' estate del 2000 il presidente Luigi Corioni decise di puntare su un allenatore di grande esperienza nella massima serie come Carlo Mazzone. Anche grazie alla presenza di Mazzone in panchina, Corioni riuscì a compiere quello che si può considerare come il più grande colpo di mercato nella storia del Brescia, ingaggiando Roberto Baggio (vincitore anche di un FIFA World Player e del Pallone d'oro 1993).
La successiva stagione, quella del 2000-01, fu la migliore delle “rondinelle”: il debutto coincise con la sconfitta per 4-2 con l'Udinese. Dopo tre sconfitte (Lazio, Roma e Atalanta) e tre pareggi (Parma, Fiorentina e Juventus) arrivò la prima vittoria all'ottava giornata grazie al 3-0 di Reggio Calabria contro la Reggina. La squadra collezionò ancora due successi con Perugia e Bari, due stop con Hellas Verona e Bologna e cinque pari con Napoli, Inter, Lecce, Vicenza e Milan. Nel corso della partita con il Lecce, Baggio si procurò uno stiramento calciando una punizione e dovette fermarsi per circa due mesi. Nella partita del rientro, con la Fiorentina, a Firenze segnò due gol, permettendo al Brescia di raggiungere un insperato pareggio. Il Brescia inanellò una lunga serie positiva che consentì alle rondinelle di chiudere al settimo posto (miglior piazzamento di sempre).
Nell'estate del 2001, il Brescia disputò la Coppa Intertoto, arrivando a giocare la doppia finale del torneo, che vide il club lombardo opposto al Paris Saint-Germain. Ad uscire vittoriosi furono i francesi, dopo lo 0-0 dell'andata in Francia e l'1-1 del ritorno al “Rigamonti”. Il Brescia disputò nuovamente la competizione due anni dopo venendo eliminato dal Villareal.
Con l'obiettivo di inaugurare un nuovo ciclo di permanenza in Serie A, il Presidente Gino Corioni ed il suo uomo mercato Gian Luca Nani, nel 2010 diedero luogo ad una campagna acquisti molto più dispendiosa rispetto alle abitudini. Dopo aver confermato l'allenatore ed i giocatori principali della rosa promozione, perfezionarono l'ingaggio di giocatori di nome quali Jonathan Zebina, Panagiotis Kone, Eder, Alessandro Diamanti, Matteo Sereni ed Antonio Filippini. Dopo un inizio davvero positivo che vide per qualche giornata il Brescia addirittura in zona coppe europee, la squadra, pur mantenendo una certa qualità nel gioco, iniziò un lento, ma costante declino di risultati, che condusse all'esonero di mister Iachini. Al suo posto venne chiamato Mario Beretta che non riuscì ad invertire la tendenza, inducendo, dopo poche giornate, la dirigenza biancazzurra ad un clamoroso richiamo di Giuseppe Iachini. Inizialmente il rientro dell'allenatore della promozione, diede una scossa all'ambiente ed alla squadra e portò le “rondinelle” a due soli punti dalla zona salvezza, ma la pesante sconfitta con il Genoa e la partita con il Milan condussero il Brescia al penultimo posto. L'8 maggio 2011, dopo essere stata sconfitta in casa dal Catania con il risultato di due reti a una, la squadra retrocesse matematicamente in Serie B con due giornate d'anticipo, dopo un solo anno passato in massima serie. Si piazzò al 19º posto nella stagione 2010-11 con 32 punti.
La retrocessione ebbe una pesante ricaduta sulla situazione economica della società e, di conseguenza, sulle ambizioni della squadra. Si decise dunque di mettere sul mercato i giocatori di maggior nome, come Diamanti, Kone, Hetemaj e Caracciolo e di puntare sui giocatori provenienti dal settore giovanile e reduci dall'esperienza nelle serie minori. La conduzione tecnica della squadra fu affidata all'emergente Giuseppe Scienza. Scienza venne esonerato dopo la sconfitta col Bari al “Rigamonti” per 3-1 e la squadra impantanata nelle parti basse della classifica. Scienza fu sostituito da Alessandro Calori. Con l'arrivo di Calori la squadra intraprende una serie di risultati positivi riuscendo a sfiorare addirittura i play-off. La stagione 2013-2014 non è per niente positiva, anche a causa dei tre cambiamenti in panchina (Giampaolo, Bergodi, Iaconi). Il Brescia terminerà la stagione al tredicesimo posto non qualificandosi ai play-off. Al termine della stagione una grave crisi di liquidità mette a rischio l'iscrizione della squadra al campionato di serie B. Lo sponsor principale, UBI Banca, al fine di concedere il prestito di quattro milioni di Euro necessario per saldare gli stipendi arretrati e coprire l'iscrizione stessa, chiede come garanzia le dimissioni di Luigi Corioni, sostituito nella gestione del club dal traghettatore Luigi Ragazzoni, già presidente del collegio sindacale del Brescia Calcio. Nel febbraio del 2015, sotto la regia di UBI Banca e del presidente degli industriali bresciani Marco Bonometti, la proprietà passa nelle mani della fiduciaria milanese Profida ed è gestita da Rinaldo Sagramola in qualità di amministratore delegato e direttore generale. Nel maggio dello stesso anno la società nomina Alessandro Triboldi nuovo presidente. Il 16 maggio 2015 il Brescia conclude la difficile stagione retrocedendo con due giornate di anticipo, ancor prima di disputare il posticipo serale della penultima giornata contro il Bari, ma viene successivamente ripescato il 3 agosto dello stesso anno e viene riammesso fra i cadetti al posto del Parma non iscritto. Per la stagione 2015-2016 il nuovo tecnico è Roberto Boscaglia.

I Tifosi: Il primo gruppo organizzato nasce agli inizi degli anni '70 col nome “21+”, il nome deriva dal numero dei soci fondatori, che sono appunto 21. Nel 1979 nascono invece, gli “Ultras Brescia”, conosciuti anche come “U*BS”, un gruppo che ha guidato la Curva Nord del “Rigamonti” e che si è reso famoso negli anni per essere stato molto turbolento.
Molti episodi hanno visto protagonisti i tifosi bresciani con i rispettivi rivali, la violenza non premia mai ed anche con le forze dell'ordine ci sono, spesso, grandi scontri.
Con lo scioglimento degli “Ultras Brescia” si è creata una divisione nella tifoseria organizzata, in curva Nord sono presenti i “Brescia 1911” ed il gruppo dei “Brixia”, in curva Sud, invece, sono presenti i “Brescia Curva Sud” ed il gruppo “Sezione”.
La Curva Nord bresciana ha stretto amicizie con Milan, Cesena, Salernitana, Mantova, Catanzaro e Sant Etienne.
La rivalità più accesa è invece quella con gli atalantini, anche per la vicinanza tra le due città, poi con il Verona, la Fiorentina, la Roma, il Vicenza, il Bologna, il Genoa, il Torino, il Napoli, la Juventus e diverse altre squadre nostrane.

Lo Stadio: Negli anni cinquanta l'amministrazione comunale deliberò di costruire un nuovo stadio in sostituzione di quello all'epoca esistente, lo “Stadium” di viale Piave.
Il 30 aprile del 1956 iniziarono dei lavori di ampliamento di un impianto preesistente del 1928, che si conclusero tre anni più tardi (l'inaugurazione avvenne il 19 settembre 1959), dando così la possibilità alla compagine locale di giocare nel nuovo impianto il campionato di Serie B.
Fu così chiamato in memoria del giocatore bresciano Mario Rigamonti, militante nel Grande Torino e morto nella tragedia di Superga del 1949.
La sua capienza, nel 2010, fu portata a 22.944 posti, grazie all'effettuazione delle opere di adeguamento dello stadio, ai requisiti previsti dalla normativa vigente per gli incontri del campionato di Serie A 2010-11. La capienza massima è stata inizialmente ridotta a 16.308 (per i primi tre incontri casalinghi del Brescia Calcio), in deroga rispetto alle norme della Serie A.

La Città: Brescia è il secondo comune della regione per popolazione, l'area metropolitana conta circa 1.519.604 abitanti. La città di Brescia è anche soprannominata “Leonessa d'Italia” per i dieci giorni di resistenza agli austriaci durante il Risorgimento Italiano (dal 21 marzo al 1º aprile 1849).
Brescia conserva nell'area del centro storico diverse decine di chiese appartenenti ad ogni periodo storico e artistico, dalle testimonianze longobarde alle opere del più estremo Settecento, fino ai prodotti dell'eclettismo ottocentesco. Di massima importanza storica e culturale è il monastero di Santa Giulia con l'annessa chiesa di San Salvatore notevole esempio di architettura longobarda nell'Italia settentrionale, caratterizzato da una complessa stratigrafia e ospitante a sua volta diverse opere d'arte, tra cui le Storie di sant'Obizio dipinte dal Romanino nel 1526-27. Le preziose testimonianze longobarde contenute al suo interno hanno portato il monastero a far parte del patrimonio UNESCO dal giugno 2011, all'interno del sito seriale “Longobardi in Italia: i luoghi del potere”. Il Duomo vecchio, la cattedrale invernale della città, è invece uno dei più importanti esempi di rotonda romanica in Italia, eretto nell'XI secolo e prezioso contenitore di svariate opere d'arte, come tele del Moretto e del Romanino, un sepolcro di Bonino da Campione, la cripta dell'VIII secolo e la grande arca sepolcrale di Berardo Maggi risalente all'inizio del Trecento.
Importanti testimonianze di architettura gotica sono invece la chiesa di San Francesco d'Assisi, dalla caratteristica facciata a capanna in pietra grezza con un ampio rosone, la chiesa di Santa Maria del Carmine, edificata nel Quattrocento con molte aggiunte successive. La chiesa di Santa Maria dei Miracoli è invece il grande capolavoro della scultura rinascimentale bresciana, con la facciata di Giovanni Antonio Amadeo completamente lavorata a fine bassorilievo affiancata dalle sculture del Tamagnino. Di notevole interesse, dello stesso periodo storico, è la chiesa di San Giuseppe, il pantheon musicale bresciano con i sepolcri delle più grandi personalità nel campo, contenente l'organo antico più grande del mondo, opera degli Antegnati.
Fra le opere di architettura civile di Brescia spicca Piazza della Loggia, il complesso architettonico più omogeneo della città e importante esempio di piazza rinascimentale chiusa. L'edificio principale che fa da sfondo monumentale al piazzale è Palazzo della Loggia, noto più semplicemente come “la Loggia”, oggi sede della giunta comunale, costruito a partire dal 1492 sotto la direzione di Filippino de' Grassi e infine completato nel Cinquecento sotto la supervisione del Sansovino e di Palladio. Sul fianco sud della piazza sono invece allineati i due Monti di Pietà, il primo - il “vecchio” - quattrocentesco e il secondo - il “nuovo” - costruito alla fine del Cinquecento, mentre al centro del lato est si eleva il grande orologio astronomico. In questa piazza, il 28 maggio 1974 si è consumata la strage di Piazza della Loggia.

La Cucina: La provincia bresciana è una terra ricca di sapori dalla gastronomia particolarissima, giocata fra due poli: la cucina contadina dell'entroterra e delle valli e quella di pesce dei laghi d'Iseo e Garda. I celebratissimi casonsei bresciani, nella versione salata con ripieno di salsiccia e formaggio, o nella versione dolce con mandorle, uvetta e pere, la minestra mariconda, il risotto alla pitocca, le belle schidionate di quaglie e piccioni per polenta, i volatili domestici (pollo, gallina, cappone) con saporiti ripieni e la specialità del piccione farcito alla bresciana, la persicata, sono specialità della gastronomia del Medioevo e del Rinascimento tramandatisi quasi senza aggiornamenti e fatti propri, negli ultimi decenni dalla ristorazione anche agrituristica, a rappresentare gli aspetti più raffinati del gusto tradizionale, in abbinamento con i grandi vini D.O.C. della Franciacorta di Lugana, del Garda Classico, di San Martino della Battaglia di Cellatica, di Botticino e di Capriano del Colle.
L'anima popolare della cucina bresciana offre però le sue prove migliori nei piatti di polenta, tipicamente quella taragna (in Valsabbia detta Tiragna) e di riso e nei semplici cibi in cui si avverte ancora il profumo dell'aia e del camino. E poi il riso alla campagnola con le verdure, il risotto con gli spinaci selvatici, gli strangolapreti, i bigoli con le sardelle e la pastissada de caval di chiara origine veneta, le frittate rustiche di verdure o salumi. Per non dimenticare gli altri grandi protagonisti della gastronomia breciana i salumi e i formaggi. Il più noto fra tutti è il Bagoss, dal gusto robusto, ma non piccante con cui si designa il più diffuso prodotto della zona. Per i golosi non mancano certo le tentazioni, anche se i dolci sono semplicissimi: il bossolà innanzitutto, già chiamato agli onori dai ricettari ottocenteschi, l'ingenuo “stracca ganase” e la torta di farina gialla e bianca. Da non perdere in Valsabbia lo scalitù, l'ottima torta preparata con farina gialla e fichi e, nelle aziende bresciane, l'ottimo miele.

Manuela Riboldazzi

 

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