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‘Ndua ‘Nduma: Vicenza


Di Manuela Riboldazzi

A Vicenza i tifosi azzurri sperano che il Novara possa confermarsi nei risultati, dopo la bella prestazione offerta nelle sfide con Pro Vercelli e Cagliari. Anche se la tradizione non vede favoriti i nostri colori al “Menti”, la trasferta racchiude in sé tanto fascino e la possibilità di dare una svolta all’attuale stagione. Un peccato, in questo senso, che la sfida venga proposta in serale di un giorno festivo (venerdì), perché molti supporter azzurri non potranno partecipare all'evento per evidenti problemi di lavoro.

La Storia: Fondata nel 1902 con il nome di Associazione del Calcio in Vicenza, è tra le squadre italiane che hanno disputato il maggior numero di campionati nella massima serie, di cui venti consecutivi tra gli anni 1955 e 1975.
La sua ultracentenaria storia calcistica la identifica tra le compagini con maggior tradizione dell'intero panorama calcistico, posizione che la fregia del titolo di autentica provinciale di lusso.
A cavallo tra la prima e seconda guerra mondiale il club riesce ad emergere prevalendo sulle dirette rivali nei tornei regionali minori, raggiungendo per la prima volta nel 1940 l'ascesa alla massima divisone nazionale.
Il 1953 identifica l'anno che modificherà per sempre il futuro della società con l'acquisizione della stessa da parte della Lanerossi, allora colosso laniero di Schio, che introdurrà sulle divise da gioco la storica “R”, per quella che può essere considerata una delle prime forme di sponsorizzazione calcistica. Un anno dopo il nuovo Lanerossi Vicenza ritorna nella massima serie e, ai risultati della prima squadra, si aggiungono anche i due prestigiosi successi consecutivi nel Torneo di Viareggio del 1954 e ‘55, manifestazione internazionale che impose agli occhi del pubblico individualità come Azeglio Vicini, Sergio Campana, Luigi Menti e numerosi altri calciatori che indossarono la famosa maglia a strisce biancorosse.
Il Vicenza mantenne comunque le sue caratteristiche di nobile provinciale, attenta alla valorizzazione dei giovani, riuscendo a costruire un nucleo forte e coeso di calciatori identificabili come autentiche bandiere e che contribuirono a scrivere pagine intramontabili di emozioni e risultati. Tra di essi Giulio Savoini che detiene ad oggi il maggior numero di presenze di tutti i tempi. Il travolgente Real Vicenza di G.B. Fabbri del 1977-78, con la stella nascente Paolo Rossi, futuro campione del mondo e pallone d'oro, costituì la massima espressione di quel periodo riuscendo a classificarsi, da neopromossa, al secondo posto in classifica, a soli 5 punti di distacco dalla Juventus campione d'Italia.
Dieci anni dopo, il ritorno in Serie C venne in parte riscattato dalla conquista della Coppa Italia. Siamo nella stagione 1981-82. Negli stessi anni si stava affacciando un nuovo campione destinato ad entusiasmare platee di tifosi in tutto il mondo, Roberto Baggio, che contribuì allora, assieme a Toto Rondon, sotto la guida tecnica di Bruno Giorgi, al lento e sofferto riscatto verso i campionati maggiori.
Ma per tutti l'epilogo di questa grande storia calcistica che continua porta la data del 29 maggio 1997, la notte della storia che sancì la conquista del più importante traguardo sportivo mai raggiunto nella centenaria tradizione calcistica della società berica con la vittoria della Coppa Italia e la disputa della semifinale di Coppa delle Coppe l'anno successivo contro il Chelsea, che concluse lo straordinario e irripetibile ciclo dell'era Guidolin.
Nel dicembre 2004 avviene un'importante svolta, con il ritorno della società in mano ad imprenditori locali e la nomina a presidente di Sergio Cassingena, a seguito dell'acquisto del pacchetto azionario dalla società britannica ENIC. Da questo momento la storia del Vicenza vede un decennio in Serie B fatto di salvezze all'ultima giornata di campionato, 3 retrocessioni sul campo di cui 2 graziate da riammissioni a causa di illeciti sportivi di altre squadre, decennio culminato con la caduta nella nuova terza serie, la Lega Pro, nel 2013 e con la società in gravi condizioni finanziarie. Nella nuova Serie C il Vicenza è allenato dall'indimenticato ex biancorosso Giovanni Lopez (che sceglie come vice, il suo ex compagno Antonino Praticò) e con la penalizzazione di 4 punti in classifica. Il lavoro del duo Lopez-Praticò porta a concludere il campionato al 5º posto (3º senza penalizzazione), permettendo di disputare i quarti di finale dei play-off, persi in casa ai rigori contro il Savona.
Nonostante ciò il 29 agosto 2014 il Vicenza viene ripescato in Serie B in sostituzione del fallito Siena. A ottobre viene esonerato l'allenatore Lopez, sostituito il giorno seguente da Pasquale Marino che porta incredibilmente la squadra dal terzultimo al terzo posto, accedendo ai play-off per la Serie A, persi in semifinale contro il Pescara.

I Tifosi: Molti sono i gruppi presenti allo stadio “Menti” e quelli che hanno fatto la storia. “Ultras” nati nel novembre del 1975 e sciolti nel 1978; “Commandos” nati nel 1976 e sciolti nel 1978; “Kamikaze” nati nel 1976 e sciolti nel 1978; i “Red White Panthers” nati nel 1978 e identificabili con logo rosso e scritta bianca, dopo le parole RED e WHITE la testa di una pantera nera che mostra i denti; i “Vigilantes” nati nel 1978      e sciolti nel 2012; i “Boys” nati nel 1985-86.

Lo Stadio: Lo stadio “Romeo Menti” rappresenta per il Vicenza Calcio un’icona straordinaria, luogo che rievoca vittorie e momenti straordinari vissuti negli oltre cento anni di storia biancorossa. Così vicino al terreno di gioco, perfettamente inserito nell’area urbana della città, così piccolo ma al tempo stesso raccolto, il “Menti” è sempre stato il “fortino inespugnabile” del Vicenza, la casa dei suoi tifosi. La storia del “Menti” è inoltre affascinante. Subito dopo la Grande Guerra, l’Amministrazione Comunale di Vicenza cominciò ad interessarsi al problema sportivo per dare alla cittadinanza uno spazio per il gioco del calcio. Il 27 marzo 1934 venne deliberata dal Comune l’approvazione del progetto relativo alla costruzione del campo sportivo lungo il fiume Bacchiglione.
L’opera, appaltata alla società Ghiaia Astico, fu portata a termine il 31 agosto del 1935. Lo stadio, che ebbe il nome di Littorio, si estendeva per una superficie di 34.000 mq.
Il campo di gioco regolamentare prevedeva all'esterno una pista di atletica con quattro corsie e l'anello si sviluppava su 360°. L'incremento dell'attività agonistica portò tra il 1943 e il 1947 all'ampliamento delle tribune e delle gradinate per una capienza complessiva di 17.000 spettatori. Nel 1949, subito dopo la tragedia di Superga, lo stadio, con delibera comunale, fu intitolato all'illustre cittadino Romeo Menti, ex biancorosso deceduto il 4 maggio in quella catastrofe. Nel 1953, dopo la concessione in uso all'A.C. Lanerossi, si effettuano ulteriori lavori: vennero completati i vari servizi e i posti a disposizione furono portati a 30.000. Attualmente, dopo la conclusione dei vari lavori di ristrutturazione e di allestimento di apparecchiature richieste dalla normativa in fatto di sicurezza (tornelli, varchi, telecamere di sorveglianza, biglietterie elettroniche), la capienza del “Menti” è stata portata a 12.000 spettatori. Malgrado i suoi anni, il “Menti” continua ad esercitare quel fascino straordinario che lo ha reso famoso in tutta Italia.

La Città: Vicenza è conosciuta come la città di Andrea Palladio - che vi realizzò numerose architetture nel tardo rinascimento - ed è un luogo d'arte tra i più importanti non soltanto del Veneto. È infatti meta di turismo culturale con flussi da ogni parte d'Italia e anche dall'estero. Costituendo una realizzazione artistica eccezionale per i numerosi contributi architettonici di Andrea Palladio, la città è stata inserita, nel 1994, tra i Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO, di cui sono parte anche le ville palladiane del Veneto (dal 1996).
La città è anche un importante centro industriale ed economico italiano, cuore di una provincia costellata di piccole e medie imprese il cui tessuto produttivo registra da anni il terzo posto in Italia per fatturato nelle esportazioni, trainate soprattutto dal settore metalmeccanico, tessile eorafo: quest'ultimo raggiunge nel capoluogo berico oltre un terzo del totale delle esportazioni di oreficeria, facendo di Vicenza la capitale italiana della lavorazione dell'oro. Da vedere la Basilica Palladiana: riedificata a partire dal 1549 dal Palladio, è il più celebre edificio pubblico. Affacciato su Piazza dei Signori, costituiva già nel Medioevo il fulcro di attività non solo politiche (consiglio cittadino, tribunale) ma anche economiche. Il Teatro Olimpico iniziato nel 1580 quale ultimo progetto di Palladio e finito dall'allievo Vincenzo Scamozzi, è il primo esempio di teatro stabile coperto dell'epoca moderna. Palazzo Chiericati oggi pinacoteca civica, fu costruito tra il 1550 e il 1680 sempre da Palladio come residenza privata nobiliare.

La Cucina: Numerosi sono i piatti tipici del territorio vicentino. Fra i primi piatti sono rinomati il risotto con i bruscandoli che si raccolgono al margine dei sentieri nei boschi dei Colli Berici, “risi e bisi” o “la pasta e fagioli alla vicentina”, che si differenzia da quella preparata nelle altre zone del Veneto per l'utilizzo di tagliatelle all'uovo, o anche “lapanà” o zuppa di pane raffermo e brodo di pollo.
Piatto assolutamente locale sono i “Bigoi co' l'arna”, sorta di grossi spaghetti di grano tenero tradizionalmente trafilati col torchio girato a mano e conditi con un ragù di anatra. Tipici inizialmente della cittadina di Thiene, sono stati con il tempo apprezzati in tutta la provincia.
Fra i secondi piatti ricordiamo il “baccalà alla vicentina”, comparso sulle tavole vicentine nel XVI secolo: un piatto a base di stoccafisso servito su un letto di polenta.
La sopressa Vicentina è una sorta di grosso salame del diametro di circa 8 cm, prodotto con carne di solo maiale (possono essere utilizzate spalla, prosciutto, capocollo, ma anche altre parti del suino), sale, pepe e salnitro.
Ma il prodotto D.O.P. più conosciuto è sicuramente l'Asiago, disponibile nelle due varianti, fresco e stagionato. Si tratta di un formaggio che, grazie alla sua alta qualità e ai metodi di produzione ancora legati alla tradizione, ha ormai raggiunto un alto livello di apprezzamento e di notorietà non solo in Italia ma anche all'estero.
Un dolce molto rustico, la “putana” (rigorosamente con una sola T) di farina di mais e fichi, si vende oggi nelle pasticcerie in una versione ingentilita che sta a metà tra la pinza veneta e la nicolotta veneziana. La versione tradizionale prevede un dolce di farina gialla, strutto e alloro, con poco zucchero e arricchita di mele, uva appassita in granaio, fichi secchi, noci e talvolta scorza d'arancia grattugiata. Si cuoceva sotto le braci del focolare ancora sino all'anteguerra. La versione attuale si compone di farina gialla, pane ammollato nel latte, burro, zucchero o miele, canditi, uvetta, pinoli. L'autoironia di un'équipe di pasticceri vicentini ha portato alla creazione ex novo di un dolce denominato la gata (derivato dal soprannome “vicentini magnagati”) che utilizza ingredienti della tradizione (non manca un goccio di grappa), nel tentativo di colmare la lacuna nella gastronomia locale che di fatto non ha un dolce tipico.
Importante anche la produzione vitivinicola che s'inserisce in varie parti del territorio provinciale.

Manuela Riboldazzi

 

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