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‘Ndua ‘Nduma: Varese


Di Manuela Riboldazzi

Trasferta molto insidiosa per gli azzurri di mister Calori, in una gara da sempre molto sentita dalle due tifoserie. Il Varese è reduce dalla sonora sconfitta per 4-2 a Brescia; il Novara invece da quella interna, di misura, contro l’Empoli. C’è da giurare che entrambe le squadre daranno il massimo per cercare di vincere la sfida, in quella che per gli azzurri rappresenta l’ultima trasferta del 2013. Un motivo in più per tentare di portare a casa un risultato positivo.

La Storia: L'Associazione Sportiva Varese 1910 è la principale società calcistica della città di Varese. Fondata nel 1910, vanta sette stagioni nel torneo di massima serie (miglior piazzamento, il settimo posto nel campionato 1967-68); raggiunse inoltre la finale della Coppa Italia nel 1969-70. Oltre alle vittorie di tre campionati di Serie B e di altrettanti di Serie C1, conta nel suo palmarès una Coppa Italia Serie C, vinta nel 1994-95 ed una Coppa Italia Dilettanti vinta nel 1993-94.
Il Club è stato fondato il 22 marzo 1910 come Varese Football Club, con l'obiettivo di promuovere il calcio e altri giochi all'aria aperta. Tutti i membri, dirigenza e giocatori, pagavano 1 lira di tassa ogni mese. I colori sociali erano il bianco e il viola. Una corda separava il campo da gioco dagli spettatori e gli spogliatoi erano improvvisati in un ristorante vicino.
Il Varese Football Club fece i suoi primi passi nei campionati italiani iscrivendosi alla Lega Regionale Lombarda nel 1914. Nel maggio del 1915, a causa della guerra, le stagioni calcistiche si interruppero ma nel 1919, alla fine della prima guerra mondiale, ritornarono gli interessi nel calcio e nelle altre attività ricreative. Negli anni venti prende parte a tre campionati di massima serie (allora denominata Prima Categoria) nel 1919-20, 1920-21, 1921-22, venendo sempre eliminata nelle eliminatorie regionali. Nel 1922, in seguito a una riforma dei campionati, venne retrocessa in Seconda Divisione. Nel 1926-27 i colori del club diventano bianco e rosso, per avvicinarsi ai colori della città. Intanto nel quartiere varesino di Masnago, è stato ultimato il primo stadio cittadino, denominato “Stadio del Littorio” (rinominato poi nel settembre 1950 in “Stadio Franco Ossola”, in onore dell'omonimo giocatore che aveva vestito il biancorosso e che trovò la morte nel 1949 nel disastro aereo di Superga).
Da allora fino agli anni ‘60 partecipa a campionati minori senza mai riuscire ad essere promossa in massima serie, annoverando comunque in rosa fuoriclasse come Giuseppe Meazza ed il compianto Franco Ossola. Con l'arrivo alla presidenza dell'imprenditore varesino Giovanni Borghi, “mister Ignis”, la situazione cambia radicalmente ed in pochi anni la squadra scala le classifiche ottenendo una storica promozione in Serie A nel 1963-64.
Dopo anni di alti e bassi, tra retrocessioni in Serie B e promozioni in A, dal 1970 inizia una fase calante che vede la società biancorossa stazionare diversi anni in B per poi iniziare una spola tra Serie C1 e C2. Con l'ultima retrocessione in C del 1985, il club riuscì a tornare in Serie B se non dopo 25 anni: 10 delle prossime 20 stagioni saranno trascorse in C2, dove il club sarà riammesso dopo la promozione dal “Campionato Nazionale Dilettanti” nel 1994. Il club tornò alla Serie C1 nel giro di quattro anni grazie al lavoro del direttore generale Stefano Capozucca, portato a Varese dall'imprenditore Claudio Milanese, che in quei tempi era il co-proprietario del club con il presidente, Paolo Binda, e altri soci minori. Nel 2001, dopo i conflitti finanziari tra l'imprenditore Gianvittorio Gandolfi e gli sponsor SiViaggi e Cit, la famiglia Turri arrivò al club, portando una serie di innovazioni, ma anche di problemi e di promesse non mantenute. Così nell'estate del 2004, sotto la cordata Turri-Tacconi, avvenne la rovina economica finanziaria che fece affondare il calcio varesino al suo punto più basso. Nel 2004 la società guidata da Claudio Turri e Stefano Tacconi fallisce e la nuova Associazione Sportiva Varese 1910 è costretta a ripartire dal campionato di Eccellenza, sotto la guida degli ex biancorossi Pietro Maroso e Riccardo Sogliano. Prontamente la squadra torna nei professionisti in sole due stagioni, trascinata dai gol dello sloveno Sanel Sehic. Nell'estate del 2008 un nuovo passaggio di proprietà, all'imprenditore milanese Antonio Rosati, garantisce il prosieguo dell'attività tra i professionisti. Al termine del campionato di Lega Pro Seconda Divisione 2008-09, ha conquistato la promozione in Lega Pro Prima Divisione. L'anno successivo si classifica seconda nella stagione regolare e dunque partecipa ai play-off promozione. Il 13 giugno 2010, con la vittoria sulla Cremonese ottiene la promozione in Serie B dopo 25 anni dall'ultima partecipazione (1984-85). Nella stagione 2010-11, si qualifica ai play-off per la Serie A dove viene eliminato in semifinale dal Padova. Nella stagione 2011-12 termina il campionato al quinto posto, qualificandosi per il secondo anno consecutivo ai play-off, nei quali supera il Verona nelle semifinali, ma perde con la Sampdoria nelle finali. Nella stagione 2012-13 la squadra passa tutto il campionato nella parte alta della classifica, ma una serie di risultati negativi fanno mancare l'accesso ai play-off all'ultima giornata. Al termine della stagione, il presidente Antonio Rosati lascia la squadra, cedendo la presidenza e la quota azionaria di maggioranza a Nicola Laurenza.

I Tifosi: Vari gruppi ultras di tifosi della squadra hanno sempre professato ideologie di estrema destra: quelli attualmente attivi sono i “Blood & Honour” (gruppo principale nato nel 1998), “7 Laghi”, “Avigno Presente”, “Calcinate Group” e “Fulkitt Caidate”. Nella stagione 2012-13 ricompare il gruppo Varese Front, già presente negli anni dei “Boys”. Il gruppo storico era “Boys Varese”, attivo dal 1974 al 2001. Scioltisi insieme ai “Boys” a inizio degli anni Duemila sono gli “Irriducibili”, gli “Scossi”, i “Viking” e il “Campari Group”, gruppi minori legati al gruppo storico.
Ai tempi d'oro della Serie A e B, nel mondo della tifoseria varesina nacquero molti club di stampo tradizionale non-ultras: per citarne qualcuno, lo storico “Club Franco Ossola”, il “Club Varese” con diverse sezioni, le “Prealpi Biancorosse”, il “Giovani Biancorossi Gazzada” e il “Club Avigno”, ora non più esistenti.
Attualmente in vigore sono il “Club Amici del Varese”, nato nel 1994 e aperto a tifosi di tutte le età, alle famiglie, apolitico e presente anche nel sociale con attività di beneficenza e volontariato, il club “Globuli Biancorossi”, nato nel 2012, il “Valle Olona Presente” e il “Club Donna Biancorossa”, nato nel dicembre 2009.
I tifosi del Varese sono gemellati con il gruppo “Viking” dell'Inter e con il Saronno ed hanno amicizie con il Lecco. Le rivalità più forti e sentite dalla tifoseria varesina sono quelle contro il Como, il Livorno, il Pisa, il Modena, l'Hellas Verona, l'Atalanta, il Brescia, il Monza, la Pro Patria, il Novara, il Mantova, la Cremonese, l'Empoli, l'Alessandria, la Pistoiese e la Torres.

Lo Stadio: L'impianto, costruito nel 1925 e più volte ristrutturato (l'ultima volta negli anni ‘60), è dedicato a Franco Ossola, calciatore varesino scomparso nella tragedia di Superga, in cui perse la vita l'intera squadra del Grande Torino. Negli anni di massimo splendore del Varese lo stadio poteva ospitare fino a 23.000 spettatori, che spesso si accomodavano anche al di fuori degli spalti (sul velodromo, sulla pista di atletica e in alcuni casi anche sul tetto della tribuna). Lo stadio dispone di due curve in calcestruzzo a forma di semicerchio (nord e sud), ove prendono posto rispettivamente ultras di casa e tifosi ospiti, unite dal settore dei distinti, rivolto a ovest, sempre costruito in calcestruzzo, ma leggermente più alto delle curve stesse. A est si trova la tribuna, che è separata dal resto della struttura ed è dotata di una tettoia in calcestruzzo e di seggiolini bianchi e rossi. Sotto la tribuna sono posizionati gli spogliatoi, la sala stampa e alcune strutture di servizio.

La Città: Varese (Varés in dialetto varesotto) è un comune italiano di 81.683 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia in Lombardia. È l'ottavo comune della regione per popolazione e secondo dell'omonima provincia, dopo Busto Arsizio. Il caratteristico appellativo di “Città Giardino” deriva dai numerosi parchi e giardini che si trovano nell'ambito del comune, in gran parte pertinenze di ville ivi edificate tra il XVIII secolo e l'inizio del XX secolo, prima da famiglie di nobili e più recentemente da industriali e rappresentanti dell'alta borghesia, originari soprattutto di Milano.
Gli abitanti della città sono chiamati varesini, mentre gli abitanti dell'hinterland sono detti varesotti. Analogamente buona parte del territorio della provincia oltre i confini della città viene chiamato Varesotto. I monumenti di Varese sono costituiti da un ricco patrimonio storico-artistico, di cui quelli più antichi sono conservati nell'antico borgo. Di particolare rilevanza è infatti la Basilica Collegiata di San Vittore, edificata tra XVI e XVII secolo su struttura trecentesca: il presbiterio fu eretto nel 1542 e il corpo della chiesa su progetto di Pellegrino Pellegrini nel 1580.
Oltre al campanile barocco edificato tra il 1585 e il 1774, considerato uno tra i più belli della Lombardia, è da evidenziare la facciata neoclassica di Leopoldo Pollack (1751-1806) con colonne che sorreggono un arco a tutto sesto, dove due angeli di Ludovico Pogliaghi sovrastano il portale.
A fianco della Basilica sorge l'antico battistero di San Giovanni Battista, eretto tra XII e XIII secolo. All'interno sono presenti testimonianze del preesistente edificio esagonale risalente all'VIII-IX secolo. Al centro, sopra la vasca battesimale del VII-VIII secolo, è la fonte ottagonale monolitica scolpita da un maestro campionese attivo tra il tra Duecento e Trecento. Sull'altare una Madonna in trono e santi di maestro vercellese del XVI secolo.
Tra le altre chiese sparse in città sono da ricordare quella di San Martino, parte di un ex convento benedettino con affreschi di Francesco Maria Bianchi (1689-1757) e Pietro Magatti (1687-1765); la chiesa di Sant'Antonio alla Motta, trasformazione di un edificio tardoquattrocentesco realizzata nel 1606-1614 da Giuseppe Bernascone (1565-1627) con interventi interni di Giuseppe Baroffio e opere di Giovanni Battista Ronchelli.
Di particolare interesse storico-artistico è il Sacro Monte di Varese o “Fabbrica del Rosario”, importante complesso concepito nel tardo Cinquecento da Giovanni Battista Aguggiari come sistemazione del preesistente percorso pedonale per il santuario di Santa Maria del Monte. Si tratta di una via sacra di circa due chilometri fiancheggiata da 14 cappelle votive che ripercorrono i misteri del Rosario. Realizzate a partire dal 1604 da Giuseppe Bernascone, dal 2003 il complesso è stato inserito con gli altri nove sacri monti di Piemonte e Lombardia nella lista UNESCO del patrimonio dell'umanità. Le cappelle, come i Misteri del Rosario, sono divise in gruppi di cinque, separati tra loro da archi trionfali e da fontane per il ristoro dei pellegrini. Le cappelle sono quattordici, una in meno dei Misteri del Rosario, poiché il santuario – meta del percorso – assume la funzione di quindicesima ed ultima cappella, grazie alla costruzione avvenuta in quegli anni, di un nuovo altare in marmo dedicato alla Incoronazione della Vergine, che racchiude una trecentesca statua lignea, icona oggetto di speciale venerazione. Il percorso devozionale si conclude ad oltre 800 metri di altezza nell'abitato di Santa Maria del Monte. Qui spicca il santuario, sorto su una chiesetta di remote origini e realizzato dal 1472 su disegno di Bartolomeo Gadio.

La Cucina: Il territorio della provincia di Varese, denominato varesotto, è costituito da tre zone distinte: una montuosa a nord una centrale collinosa, ricca di laghetti; e una terza pianeggiante, fertile e ben coltivata.
Questa conformazione territoriale che vede accostati colline, laghi, pianure e montagne si riflette sulla gastronomia del territorio che è ricca sia di carne che di pesce d'acqua dolce, ma anche di verdura e salumi.
La presenza di laghi, torrenti e fiumi offre grande varietà di pesci d'acqua dolce: il pesce persico, la tinca, le trote salmonate. Tutti questi pesci vengono cucinati in svariati modi: al forno, in tegame, fritti.
La cucina di Varese è caratterizzata anche da carni pregiate e deliziose cucinate con erbe e aromi.
Tutta la gastronomia di Varese è legata ad antiche tradizioni passate. Famosissimi e legati al passato sono i “bruscitt”, frammenti minuscoli di carne di manzo cotti con brodo, lardo o pancetta, vino rosso, aromi (aglio e finocchio) e un po' di burro.
Antichissimi sono gli insaccati che hanno una tradizione legata alla necessità di rifornire la dispensa di famiglia con cibi conservabili per tutto l'inverno e che si orienta verso la distribuzione e il commercio. Tutti gli insaccati a base di carne macinata di carni pregiatissime.

Manuela Riboldazzi

 

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