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Arbitri: professionisti con rapporto subordinato?

Eccoci ad un nuovo capitolo della rubrica curata dall’Avv. Antonio Costa Barbè. Questa volta analizzeremo la figura professionale del direttore di gara: dalla nascita del gioco del calcio ad oggi, sempre nell’occhio del ciclone per la possibilità concreta di un errore, voluto o meno…

redazione vanovarava.it

Arbitri di calcio: un duro colpo della Cassazione al professionismo di fatto. Sentenza della Cassazione civile, sez. lavoro, n. 10867 del 12.05.2009 (Gabriele Nicolella).

La decisione di cui sopra aggiunge nuovi elementi alla riflessione sul tema dell’esatta qualificazione del rapporto intercorrente tra gli arbitri e la Federazione Italia Giuoco Calcio (FIGC).

Nonostante la settorialità dell’ambito decisorio, tuttavia, pare doversi ravvisare nella pronuncia del 2009 un’indicazione implicante il delicato tema del cosiddetto “professionismo di fatto”, fenomeno per cui sportivi sostanzialmente professionisti, ma formalmente dilettanti, si vedono privati di ogni forma di tutela, sia domestica che statale.

Ripercorrendo brevemente la vicenda per cui è causa dall’iniziale ricorso, presentato dinanzi al Tribunale di Roma, in funzione di Giudice del lavoro: l’arbitro, argomentando la propria posizione su tre punti fondamentali (l’aver svolto l’attività quale associato all’Associazione Italiana Arbitri - AIA - della FIGC, la percezione di uno stipendio fisso mensile e la dedizione pressoché totale alla pratica sportiva, con conseguente interruzione dell’attività lavorativa), chiedeva in principalità di accertare la sussistenza di quello che riteneva essere un “vero e proprio rapporto di lavoro subordinato” con la Federazione, o in subordine con l’AIA, per tutto il periodo durante il quale aveva svolto l’attività di direttore di gara.

Il giudice di primo grado rigettava il ricorso, ritenendo il rapporto dedotto, di sola natura associativa e che dunque non fosse configurabile in termini di subordinazione: nello stesso senso si pronunciavano il giudice di secondo grado e la Cassazione.

(continua)

Avv. Antonio Costa Barbé

 

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