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L’intervista esclusiva a Cristiano Giaretta

Di Francesca Riga

Ciò che fa muovere ogni cosa nel mondo del calcio è la passione per questo sport. Ma non basta. C’è ancora molto da lavorare. Verrebbe da dire che… “il meno è fatto” ma non ci perderemo d’animo. La forza di questo Novara è nella consapevolezza dei nostri mezzi, obiettivamente limitati, ma ben organizzati. Ovviamente ripartire è molto complicato ed è quindi logico che i margini di miglioramento siano molto importanti, ma in questa cognizione c’è anche la sintesi del nostro pensiero. Il tutto accompagnato da cortesia, gentilezza e disponibilità. Con queste tre parole si può descrivere un modo di rapportarsi alle persone che, probabilmente, sta andando in disuso nella maggior parte degli individui. Per fortuna, però (e non è retorica), c’è ancora chi ne ha da vendere. Doti che, ad esempio, hanno nello specifico quale marchio di fabbrica Cristiano Giaretta (nella foto), Direttore Sportivo del Novara Calcio. E’ ovvio che tali qualità vanno estese nella sua interezza anche alla società, s’intende. Il DS, intervistato in esclusiva, ci ha rivelato un po’ di progetti per la stagione futura.

Visto il ruolo che ricopre è impossibile non parlare con lei di mercato. Quest'anno avete deciso di puntare sui giovani e su alcune scommesse che possono fare bene in prospettiva, scelta voluta o necessità? “No, è stata una scelta voluta, studiata ancora quest’estate, quando più che altro abbiamo pensato di fare una piccola rivoluzione per svariati motivi e, comunque, c’era da far fronte ad una retrocessione. Spesso si cambia e anche a ragione, poi non sempre cambiare volto può portare a dei risultati positivi, per lo meno immediati. Ci vuole del tempo, le ultime gare che abbiamo disputato a dicembre sono andate molto bene, il nostro mister è grande, ci sta mettendo del suo e si vede; il lavoro adesso sta portando i suoi frutti, speriamo e dobbiamo continuare così, perché avevamo talmente compromesso la classifica che per uscire del tutto da questa situazione, adesso, dobbiamo portare dei risultati, questo è importante”.

Il nostro settore giovanile sta dimostrando di essere una positiva e valida realtà: secondo lei cosa si può ancora fare per allargare (e quindi anche migliorare) la partecipazione delle giovani leve al calcio in azzurro? “Effettivamente, il settore giovanile del Novara Calcio è migliorato molto negli ultimi due anni, si è alzato il livello di tutte le squadre giovanili, tant’è che - è vero che non dobbiamo mai guardare il risultato del settore giovanile - però tutte le nostre squadre oggi sono tra le prime 5/6 della classifica, cosa che fino a poco tempo fa non accadeva, sintomo questo che siamo diventati competitivi con le squadre più blasonate. Di contro, anche in prima squadra stanno arrivando dei giocatori dal settore giovanile a partire da Faragò, Panzeri e Bruno Fernandes. E’ probabile che possano arrivare altri giocatori di prospettiva, perché in questo frangente siamo riusciti a “pescare” abbastanza bene. Poi, per migliorare il settore giovanile, bisogna sempre darsi da fare: girare i campi, andare a vedere i ragazzini, proporre degli accordi alle società:essere perspicaci in tutto questo”.

E' consapevole, come dirigente della società, che ci siano molti malumori fra i tifosi azzurri, per una situazione attuale non troppo rosea e una stagione che non sta rispecchiando le aspettative iniziali? “I risultati non ci stanno dando grandissima ragione, devo essere sincero, ma il problema è che, essendo appena retrocessi dalla Seria A, tutti hanno detto che Novara sarebbe dovuto tornare subito nella massima serie, ma in realtà i nostri programmi non erano questi, perché nessuno dentro la società ha mai dichiarato il ritorno immediato in Serie A; c’è un lavoro grosso da fare, c’è stato molto cambiamento, per cui i risultati non sempre possono essere immediati, ce lo insegnano diversi club: ad esempio in Serie B il Padova, che è al settimo anno in categoria. Ha rifatto la squadra, speso tantissimo per vincere il campionato e non è ancora riuscito a centrare l’obiettivo prefissato. Bisogna avere pazienza, ma spesso purtroppo nel calcio non ce n’è, tuttavia la realtà è che ci deve essere”.

Cosa sente di dire ai tifosi in merito e quali saranno gli obiettivi della società per riconquistare la tifoseria e riportare entusiasmo nell’ambiente? “Gli obiettivi sono ovviamente quelli di fare i risultati, in qualsiasi categoria si giochi sono solamente quelli che riportano il pubblico allo stadio. Siamo partiti in modo fortissimo, abbiamo attraversato un momento buio piuttosto lungo e lì hanno ragione anche i tifosi che si sono “indispettiti”, mi metto nei loro panni perché vedere la propria squadra così… “galleggiare” nelle ultime posizioni di classifica, dà fastidio. Adesso ci stiamo riprendendo, chiedo ai tifosi di avere ancora un attimo di pazienza. Sono convinto e speranzoso che i risultati alla lunga possano arrivare”.

Francesca Riga

 

La maglia azzurra 2018-19

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