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Attimi e brividi


Di Alice Previtali
Foto © Guido Leonardi

Come quando sei in macchina e ti scappa uno starnuto… Quell’attimo infinitesimale che nella somma temporale vale meno di niente ma che oggettivamente ti porta a continuare a guidare a occhi chiusi, quasi in apnea, per una manciata di secondi. Quando torni a risbattere le palpebre ti accorgi che poteva succedere qualsiasi cosa, ma tu non avresti potuto farci niente. Fisiologica come uno starnuto la “colpa” appiccicata a Lorenzini per il primo gol della Pro Vercelli, a dimenticare di quanti miracoli il nuovo difensore azzurro ha realizzato con una bravura da ballerino a rubare palloni senza quasi mai commettere falli ed evitare costantemente corner avversari. O l’etichetta a un Minelli “sconcentrato”, fuori dal tempo massimo di un partita ordinaria, per aver rimpallato una parata che ha portato al pareggio. Allo stesso modo, però, Ongaro che corre fisiologicamente a rilento nonostante l’entrata fresca in campo - e che non trova mai il gioco d’attacco seppur ben servito dai compagni, è stato definito “sfortunato” a non aver mirato l’unico tiro in porta, ma questo non sembra essere uno starnuto, si tratta di raffreddore cronico, somma di numerosi “etciù” probabilmente trascurati. Sia chiaro che ciò non significa che non abbia qualità ma che, in questo momento, non si vede esattamente di quale peculiarità è scrigno e purtroppo non c’è tempo per attenderla. Come abbiamo capito che Scappini (cui auguriamo una pronta guarigione sperando negli esiti positivi degli accertamenti) può diventare un “mago” con la testa e le incornate in rete per un tempo proporzionato alla sua età calcistica, ma un po’ meno con il piede e che la testa fuori dall’area di tiro è poco incisiva, soprattutto se non attaccata al collo di tutti. Abbiamo anche constatato che un Bentivegna si merita la lode in impegno ma che davanti alla porta, almeno dal mio punto di vista femminile (lassù in tribuna) ha una gran paura di sbagliare che lo porta a tentennare per quella manciata di secondi nell’attesa dello starnuto “tappa-occhi” che fa sfumare l’occasione, ma in compenso bravo a passare i fazzolettini ai compagni, servendo infatti degli ottimi assist che portano anche alla realizzazione di gol, come ieri sera.

Sempre più convinta che il risultato non decreti la squadra più forte e che taluni arbitri, se proprio vogliono erigersi giudici di gara, dovrebbero - prima di imparare a gestire 22 uomini sudati e primeggianti - farlo con il proprio team, spesso preso da raffreddori improvvisi che non permettono la visione onesta delle azioni.

Stamattina mi sono svegliata distrutta, amareggiata e senza voce. Probabilmente in un’altra vita sono stata un’ultrà ma in questa sono tifosa di una squadra che mi fa provare emozioni vere, una squadra onesta e mai scontata, che si evolve giornalmente e va oltre qualsiasi giudizio sbagliato e mediocre. E che non finisce mai di crederci e non finisce mai di rialzarsi.

Ti porgo la mano Novara, non è finita fin quando lo decidi tu.

Servizio di Alice Previtali
Foto © Guido Leonardi

 


La nascita del Novara FC


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