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Cornuti e mazziati


Di Alice Previtali
Foto © Guido Leonardi

È stata una domenica di perché. Inizialmente mi sono chiesta perché mi sono vestita con un outfit primaverile, tanto da permettere al freddo di penetrarmi le ossa così a fondo da farmi ricordare che, se sui laghi c’è il sole, non è detto che a Novara la situazione sia la medesima. Poi mi sono chiesta il perché con tutto questo calciomercato “bizzarro” non ci possa essere la fortuna di scontrarsi in tribuna con i due Cannavaro parenti, così da coronare quel sogno da bambina di poter far un paio di domande (ed un paio di foto) ai miei “Mondiali2006”. Non finiscono le domande: perché c’è come titolare il portiere nuovo in una partita così tosta? Desjardins avrà i suoi vuoti cosmici ma, quantomeno, è forte e temprato per caricare la squadra e farsi scivolare di dosso i cori della curva avversaria. E ancora, perché due tra i miei giocatori preferiti stanno in panchina?

Ma mentre la nebbia saliva più densa in cielo che in campo, la mia domanda predominante diventava la stessa di tutto lo stadio: arbitro, ma che fai? Una domanda lecita e onerosa di risposta, perché la partita è stata decisa e rovinata da una persona che per professionalità avrebbe dovuto essere in grado di gestire e quindi conoscere i regolamenti sportivi calcistici, nonché elevarsi come giudice imparziale e supremo per stanare atteggiamenti, comportamenti ed azioni provocatorie e tirare fuori i famigerati cartellini quando e dove necessita, non “ad minchiam”.

Quelli dati a Gattuso, Bonaccorsi e Urso, ad esempio, sono il risultato di un’intolleranza umana della pessima gestione del campo, per rabbia causata da chi di regole di calcio, di equità e di professionalità non ha per nulla dimostrato di capire, proibendo di giocare una partita oltretutto molto importante. Al 10’ minuto Urso subisce un gran brutto fallo, una gomitata in faccia dall’avversario, cade a terra e Liguori fa il primo gol del match, approfittando dell’uomo a terra e dell’ indifferenza di tutta la terna arbitrale che osserva in estrema inamovibilità. Liguori vola mentalmente così tanto dopo un gran gol, certo, ma determinato da circostanze sporche, da dimenticarsi di come ci si comporta in campo: fastidioso, beffardo e insolente. All’uomo in giallo va bene così, glielo permette, sfodera cartellini gialli a discapito degli azzurri (6 in mezz’ora) interrompe il gioco a sfavore dei padroni di casa tanto che il giudizio sulle prestazioni è impossibile, in una partita così singhiozzante, sempre con qualcosa che ci penalizza, sempre qualcosa di “arbitralmente” sbagliato. Le cose che davvero sembrano una grandissima presa in giro sono due: incitare (o obbligare) Scappini a chiedere scusa al portiere avversario, caduto indipendentemente dall’attaccante e, sullo 0-3, sfoderare un cartellino giallo sull’indisciplinato Liguori che, per l’ENNESIMA volta, ignora le regole di gioco, proprio nel momento finale e con ovvia certezza dell’impossibilità di recuperare il risultato, tanto che il cartellino ha la stessa valenza di una caramella gialla al limone. Gustala, tanto è finita. Cornuti e mazziati, insomma, come a voler farci vedere che punisce anche il ragazzino dispettoso quando però è troppo tardi, per noi.

Che al terzo gol il nostro portiere sia uscito in maniera imbarazzante, che non ci siano stati tiri in porta e che Scappini abbia sbagliato clamorosamente un gol semplice e possibile, sono discorsi da fare solo successivamente e di pari passo anche alla grintosa prestazione di Kerringan e Urso, ad esempio.

Serve un po’ di onestà sportiva, con un arbitraggio del genere tutti avremmo vinto ma con la mano sulla coscienza, che brucia di immoralità nell’esultanza dei vittoriosi proprio in un mondo sportivo che osanna all’esasperazione il fairplay e il rispetto degli altri, quando palesemente siamo di fronte ad un danno e una beffa che a noi pesano come macigni e fanno male come coltellate. Cornuti e mazziati, ancora una volta.

Non è San Gaudenzio che deve darci una mano e neanche la benedizione del vescovo, non sono i giocatori in chiesa e neanche la discussione dei moduli o delle scelte di formazione o addirittura del mister, almeno non oggi. Oggi ci vuole rispetto e silenzio verso una squadra che cerca di tirar fuori miracoli, in un campo minato da destini già segnati. Oggi serve un passo verso la giustizia sportiva per il bene del calcio e per il bene del Novara, altro che preghiere.

Amen.

Servizio di Alice Previtali
Foto © Guido Leonardi

 



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