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Emergenza Covid-19: giusto fermare del tutto la stagione?
 

L’intervista a Mina Kim


Di Alberto Battimo

È sempre un piacere dare la parola ad un’atleta che a Novara ha lasciato bellissimi ricordi, non solo sportivi ma anche dal punto di vista umano. Infinito il suo amore per la pallavolo, non esclude un ritorno in campo ma solo a determinate condizioni di vita. In questo momento difficile dovuto al coronavirus sta osservando in maniera rigorosa le disposizioni del Governo: ci ha raccontato come sta vivendo la sua famiglia queste settimane e ci ha aggiornato sul metodo coreano. Lei è… Mina Kim.

Il 2020 non è partito sotto i migliori auspici… l’emergenza coronavirus sta imperversando in tutto il mondo. In Italia è passato più di un mese dalla scoperta del “paziente 1” e solo in questi ultimi giorni il numero delle persone contagiate è in diminuzione, ma resta comunque un dato ancora alto e questo non deve farci abbassare la guardia. #iorestoacasa è una delle principali misure adottate per combattere questo virus... tu e la tua famiglia come state vivendo queste settimane che diventano sempre più cruciali? “In Corea questa emergenza è nata ad inizio anno e in famiglia eravamo molto preoccupati, anche perché mio padre è sempre stato lì. Ha vissuto quel periodo da solo ma ci siamo sentiti di continuo per aggiornarci sulle sue condizioni e come stava vivendo il Paese questa difficoltà. Per un momento avevamo anche pensato di farlo venire in Italia, quando ancora l’emergenza non era cominciata, ovviamente attuando tutte le precauzioni del caso compreso il periodo di isolamento. Sono pensieri che possono nascere quando si parla di famiglia, ma abbiamo ragionato a mente fredda e siamo arrivati alla conclusione che era inutile rischiare tutto questo. Non è stato facile per mio padre gestire tutta questa situazione, ma è riuscito ad organizzarsi al meglio con grande responsabilità. La situazione in Corea è migliorata, sono state prese rigorose misure di sicurezza sin da subito e questo ha portato tutta la popolazione a fare dei sacrifici importanti in un periodo di tempo comunque breve. In Italia mia mamma ha realizzato un suo sogno, quello di aprire un “Bed & Breakfast” a Mestre. Questo progetto stava dando i suoi frutti, sono sempre state tante le richieste ricevute in tutto il mondo. Giustamente siamo chiusi da un po’ ma non vediamo l’ora di riaprire e tornare alla normalità al più presto. Ciascuno di noi deve fare la sua parte, siamo tutti coinvolti in questo momento di difficoltà ed è fondamentale l’impegno di ognuno… solo così ne usciremo”.

In questi giorni si sta parlando molto del modello adottato dalla Corea del Sud per contrastare il virus. Si è partiti con un approccio aggressivo e con una collaborazione da parte della popolazione quasi unanime, tutto questo ha portato quasi subito a dei risultati... la propagazione del virus in Corea sembra aver arrestato la sua corsa. In che cosa consiste questo metodo che alcuni esperti italiani consigliano di seguire anche nel nostro Paese? “Col senno del poi possiamo dire che il metodo coreano ha funzionato, importante è stato anche il comportamento dell’intera popolazione che ha obbedito alle misure adottate con responsabilità e diligenza. Le polemiche per queste decisioni non sono mancate, ma il tutto è stato gestito con celerità e consapevolezza… il senso civico e il rispetto degli altri sono sempre stati parte della vita di ciascun coreano, questo ha aiutato molto nel contenere il numero di contagi. In Corea i vari comuni avvisano i propri cittadini tramite messaggi delle varie decisioni prese, un modo diretto per comunicare con le persone ed è un aspetto che potrà essere utile anche in Italia… utilizzare un’applicazione capace di aggiornare i cittadini delle novità politiche e comunali sarebbe un passo in avanti molto importante. Un altro aspetto da evidenziare è il modo in cui si effettuano i tamponi, tutti in totale sicurezza. Vengono eseguiti anche in strada, c’è un medico che ti effettua il controllo senza che si scenda dall’auto e poi si esegue la sanificazione dell’intera autovettura. Inoltre si conosce l’esito del tampone già trenta minuti dopo. In famiglia ci siamo sempre chiesti perché questo tipo di tamponi li fanno solo in Corea, anche perché questa tecnica riduce drasticamente i tempi e anche questo ha permesso al Paese di attuare subito delle misure corrette per non diffondere il virus e uscire da questa emergenza in un periodo abbastanza ragionevole”.

In un momento così difficile e particolare, quali valori stai riscoprendo che la vita frenetica di tutti i giorni non ci permetteva di apprezzare in pieno? “Sinceramente non noto dei cambiamenti importanti in famiglia, questo perché siamo sempre stati uniti e rispettosi. Restando a casa sono aumentate le discussioni su varie tematiche, questo era quasi impossibile prima di questa emergenza. Questo scambio di vedute ci sta facendo conoscere dei lati di ciascuno di noi che prima trascuravamo, ammetto che alcune mie certezze sono state messe in dubbio”.

Una delle domande che ci porteremo dietro per un po’ di tempo è come sarà il mondo dopo questa emergenza. Questa riflessione riguarda molti aspetti, ma insieme a te vorremmo approfondire quello sociale: sarà un mondo migliore oppure o ci saranno delle ripercussioni che potranno influire nel rapporto con gli altri? “In questo periodo sono rimasta delusa dall’uso dei social di alcune persone, girano tante “fake news” che non aiutano. La speranza nel credere a quella cosa ti porta a condividere una determinata notizia però è un passo che dev’essere fatto in maniera ponderata; sarebbe utile verificare la veridicità della notizia e poi diffonderla solo nel caso sia fondata. Molte persone condividono una notizia senza pensare alla reazione dei lettori... anche nei miei contatti ci sono delle persone che pubblicano qualsiasi notizia, dando vita a delle inutili polemiche e senza pensare alle conseguenze delle parole. Capisco lo sfogo della frustrazione e il periodo difficile per tutti, però bisogna pensare anche agli altri quando si pubblicano certe notizie, il senso di responsabilità è importante e in questi momenti deve avere ancora più valore. Secondo me il rapporto con le altre persone non cambierà in generale ma in Italia sì. È nel DNA di questa nazione essere calorosi, accoglienti e solari e questa emergenza rafforzerà lo spirito di solidarietà che accomuna tutti gli italiani. Purtroppo i cosiddetti “leoni da tastiera” ci saranno sempre, l’uso sbagliato dei social di alcune persone mi rattrista molto”.

Sei stata una delle artefici della rinascita della pallavolo a Novara, indimenticabile la festa promozione in A1 e la Coppa Italia vinta nella stagione 2014-15. Cosa ha rappresentato per te questa esperienza sotto la Cupola? “I tre anni vissuti a Novara sono stati la consacrazione di tutti i sacrifici che ho fatto per ottenere questa chiamata da parte della società. Dico questo perché quando ho saputo del loro interesse ho subito detto di sì, mentre di solito mi prendo sempre qualche giorno per pensarci. Invece davanti a questa proposta ho subito accettato. Sono contenta di essere stata una di voi e mi sono sentita a casa dal primo giorno. Non c’era posto migliore di questo, ha combaciato tutto e sono stati tre anni bellissimi… grazie ancora Novara!”.

In un post che avevi pubblicato sui social qualche mese fa, avevi raccontato di una proposta ricevuta da una società per diventare la loro palleggiatrice di riferimento. Ritornare a calcare il taraflex è un pensiero fisso che ti accompagna da anni. Cosa hai provato nel ricevere questa chiamata, nonostante tre anni di assenza dall’attività agonistica? Hai vacillato davanti a questa offerta… il sogno di rivederti in campo potrà diventare realtà? “Quando ho ricevuto questa proposta ero incredula. La voglia di accettare era immensa… voleva dire mettersi di nuovo in discussione, esporsi e riavere tutto quello che avevo lasciato. Il problema è che questa proposta era lontanissima da casa ed era impossibile da gestire. Non avrei potuto allenarmi con la squadra e vivere la quotidianità insieme alle mie compagne di squadra. Mi avevano addirittura offerto di fare un solo all’allenamento e la partita ma questo non rientra nel mio ambito, anche perché il mio ruolo di palleggiatrice richiede un rapporto con tutti e con queste modalità non era possibile realizzare un legame sia umano che sportivo… inoltre non tocco palla da tre anni, quindi fare un solo allenamento non era utile per il mio recupero da atleta. Voglio continuare a sognare, se ci saranno le giuste condizioni e anche la mia totale disponibilità non escludo nulla. Ammetto che sarà difficile mollare tutto per la pallavolo… devo pensare anche al mio futuro e tornare indietro sarebbe un po’ da incoscienti: se riuscissi a conciliare il lavoro con la pallavolo potrei pensarci. Escludo fortemente di tornare a giocare nella massima serie o in B, nel caso non tornerò a fare solo la pallavolo… se riuscissi a trovare una società potenzialmente valida e utile a uno specifico progetto sarebbe già un piccolo passo in avanti, ma tante sono le valutazioni da fare prima di dare una risposta. Da un lato penso che ho ancora tanto da dare, ma dall’altro dare spazio ai giovani sarebbe anche giusto”.

Il legame con Novara sarà sempre indissolubile, ricordi che i tifosi non dimenticheranno mai. Vuoi lasciare Un messaggio a tutti i tuoi sostenitori e ai lettori del sito? “Volentieri! Un saluto a tutti i tifosi di Novara… spero che questo campionato possa riprendere al più presto e che la città possa tornare al palazzetto ad incitare la squadra con grande passione e frequenza. Non sarà facile esaudire tutto questo, il primo pensiero è tutelare la salute dei cittadini. Ci sarà modo di ritrovarsi e di rivivere tutte quelle emozioni che ci mancano tanto. Mi raccomando: adesso è il momento di restare a casa, facciamo tutti la nostra parte e vinciamo questa partita!”.

Grazie a Mina Kim per la disponibilità nel concederci questa intervista. Da parte di tutta la redazione del sito, un grandissimo in bocca al lupo!

Alberto Battimo

 

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