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L’arrivo a Novara di Carletto Parola


Di Gianfranco Capra

L’estate del 1969 resterà per sempre indimenticabile per noi novaresi. Prima di tutto arrivò in luglio - in veste di allenatore - un personaggio che noi bambini avevamo ammirato soltanto sulle figurine del primo dopoguerra.


Un giocatore di calcio famoso per la sua rovesciata, immortalatala per sempre sulle figurine e sugli album della FIDASS
(Fabbrica Italiana Dolciumi Assortiti Serravalle Scrivia). Carlo Parola, classe 1921, già centravanti della Juventus e della Nazionale e poi stimatissimo allenatore di Juventus, Napoli e Livorno. Era approdato a Novara per riportare la squadra azzurra dalla Serie C alla B.

E il grande “Carletto” riuscì nell’impresa già al primo anno, con una squadra composta da molti novaresi e da alcuni rinforzi scelti direttamente da lui: lo juventino Carrera, regista e reuccio delle pentole, il roccioso difensore Vivian dal Foggia, l’acrobatico terzino Carlet dai giovani del Torino, il centravanti Gigi Gabetto figlio del grande Guglielmo. Fu proprio Parola, con la sua saggezza calcistica, a lanciare fra i pali il portiere milanese Felice Pulici, sostituendo il vetusto e mitico Fausto Lena, trasferitosi alla segreteria del Novara Calcio.

Carletto Parola arrivava a Novara ogni mattina verso le nove. Fumava due tremende “Gauloise”, si scuoteva con una doccia sottozero e poi si vestiva da campo. E lì, sul prato verde di via Alcarotti, insegnava a tutti com’era il gioco più bello del mondo. Possedeva una classe innata e un tocco di palla perfetto.


La rovesciata più famosa di tutto il calcio italiano, quella di Carletto Parola

Beveva birra e champagne “alla grande” e raccontava a puntate le sue avventure nel grande calcio: “In Nazionale, gli amici del Torino scomparsi tutti a Superga mi lasciavano solitario in difesa. Anche i terzini Ballarin e Maroso appoggiavano l’attacco. Io mi sgolavo… “Tornate! Tornate!”, mentre Bacigalupo moriva dalle risate”… Che tempi ragazzi! “Andammo ai Mondiali del 1950 in Brasile con la nave, causa la tragedia di Superga dell’anno prima. Dopo due giorni di viaggio avevamo già perso tutti i palloni in mare… Non bastava la ginnastica fisica e le corse per smaltire quello che mangiavamo… Arrivammo in Brasile tutti sovrappeso, un disastro!”.

Carlo Parola era veramente un uomo fantastico, con quella sua voce roca da cantante di colore. Teneva salotto e compagnia sia all’albergo “Croce di Malta” di Novara sia al “Nuovo Italia” di Gozzano, dove si allenava il Novara d’estate. Durante l’estate il Novara soggiornava anche ad Arona negli alberghi della famiglia Bertalli. Parola, la sera del ritiro, accompagnava tutti i giocatori in camera - a coppie - e poi ammoniva il capitano Carrera: “Mi raccomando, Franco! Dai tu un’occhiata ai tuoi compagni. Io ho un impegno particolare a Meina, sai una contessa...” e strizzava l’occhio. Che sagoma, il Carletto!

Quando andò in pensione tra le fila della Juventus, “onorata” con 334 presenze e diverse Scudetti, lo convocò nel suo ufficio Gianni Agnelli. Si davano del “tu” essendo coetanei.

Gli disse Agnelli: “Caro Nuccio (N.d.R. questo era il nomignolo di Parola), sei stato uno dei nostri più grandi campioni, un fedelissimo. Io ti ho particolarmente ammirato. Per compensarti della tua fedeltà ti regalo la manutenzione di tutti gli estintori della FIAT. Tu devi scrivere soltanto due fatture all’anno. Ciao!”.

Carlo Parola è morto a 78 anni, in modeste condizioni, ma sempre con il cuore d’oro.

… e poi quella rovesciata volante! Un simbolo eterno.

Gianfranco Capra


La “dedica” della Panini a Carlo parola sulla bustina delle figurine

 

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