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Tre azzurri alle Olimpiadi 1920


Di Gianfranco Capra

Magari potrà sembrare incredibile eppure nel 1920, in occasione delle Olimpiadi di Anversa, la commissione tecnica convocò - e portò in Belgio - ben tre giocatori del Novara Calcio: Mario Meneghetti (1893-1942), Ettore Reynaudi (1895-1968) e Giustiniano Marucco (1899-1942). Esattamente 100 anni fa.

Il Novara era sì una squadra molto forte, ma un riconoscimento del genere non era nemmeno sognato. Meneghetti (nelle prime due foto in alto) è stato l’anima della squadra azzurra, dalla sua fondazione fino agli anni trenta; ha giocato con il Novara tutti i campionati prima e dopo la Grande Guerra, togliendosi poi la soddisfazione di vincere lo Scudetto del 1926 con la Juventus. Era centrosostegno, che a quei tempi significava il regista della squadra. Il giovedì Meneghetti riuniva tutti i giocatori e sul campo di via Lombroso (oggi non esiste più e corrisponde alle vie Campagnoli e Costantino Porta, lungo la ferrovia) sceglieva fra “probabili” e “possibili”, indicando la formazione e sorretto dal commissario tecnico Omodei-Zorini. Meneghetti aveva debuttato in Nazionale nel maggio del 1920 contro l’Olanda a Genova ed era considerato dai tecnici come uno fra i migliori registi del campionato. Nato nel 1893, era cresciuto nella squadra dei Salesiani (la Voluntas) e poi era passato al Novara già nel 1908. Prigioniero per due volte durante la Grande Guerra svolta come ufficiale (era ragioniere, diplomato al “Mossotti”), il grande “Miniga” era stato assunto dalle Ferrovie e proprio nella zona sottostante il cavalcavia di Sant’Andrea era stato investito nel 1942 da una locomotiva in manovra: morì sul colpo! Alle Olimpiadi di Anversa giocò ben tre partite: vittoria per 2-1 contro l’Egitto; brucianti sconfitte contro Francia e Spagna.

Ettore Reynuadi (nella foto in mezzo a sinistra), detto “Lettra”, era cresciuto nella squadra di Enrico Patti, la Pro scalon, che si riuniva sugli scaloni del vecchio tribunale in palazzo Orelli (oggi sede di uffici agricoli e del complesso “Borsa”). Giocava indifferentemente mezz’ala o mediano, segnava diversi gol ed era un tecnico sopraffino, ma anche un “inesauribile” lottatore. Era considerato quasi alla pari dei famosi mediani della Pro Vercelli, Ara e Leone. Una colonna del Novara; anch’egli volle provare a giocare nella Juventus e coronò il su sogno in età avanzata verso i trent’anni. Lavorava all’Ovest Ticino e dopo la pensione diventò il presidente dei “Veterani Azzurri” e anche l’allenatore di giovani e giovanissimi calciatori. Alle Olimpiadi di Anversa giocò due partite vittoriose contro Egitto e Svizzera; proseguì la carriera in Nazionale totalizzando sei presenze, senza subire mai una sconfitta.

Giustiniano Marucco (nella foto in fondo a destra), di Maggiora, esordì in Nazionale in Belgio (due sconfitte contro Francia e Spagna), senza aver giocato
ancora nella prima squadra del Novara. Impressionò i tecnici azzurri fra le riserve per la sua eccezionale velocità, dato che era un’ala sinistra imprendibile. Giocò nel Novara fino al 1928, riportandolo in Serie A dopo una deludente retrocessione. E’ stato il capitano del Novara negli ultimi anni della sua carriera, prima di passare alla Juventus dove ha vestito per due anni la maglia bianconera. Contro il Novara ha disputato partite memorabili. E’ morto tragicamente nel 1942, causa un incidente automobilistico accusato nel Friuli mentre lavorava per i Molini Saini di Cressa.

Gianfranco Capra


La Nazionale italiana che nel 1920 prese parte alle Olimpiadi di Anversa

 

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