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L’Alcarotti come una palude


Di Gianfranco Capra

Dovete sapere che negli anni '50 il Novara Calcio giocava in Serie A e mostrava un certo complesso di inferiorità verso le squadre metropolitane. Le solite Juventus, Milan, Inter, Roma, ecc.

Per attenuare questa presunta inferiorità, i massimi dirigenti di allora (istigati da Silvio Piola) avevano trovato un sistema abbastanza efficace. La sera prima di ogni partita casalinga, verso mezzanotte, tre “figuri” con stivaloni e impermeabile si recavano allo stadio di via Alcarotti, penetravano sul campo e qui - con pompe e idranti - “innaffiavano” il terreno di gioco.

I tre in questione erano rispettabili cittadini novaresi: Luciano Marmo, commissario tecnico del Novara Calcio; Celestino Sartorio, illustre avvocato e presidente dell’Ospedale Maggiore, nonché vicepresidente della Banca Popolare; un altro esimio avvocato, Piero Omodei-Zorini, uno dei padri-fondatori del Novara.

La motivazione? Rendere il campo “pesante” e al limite della praticabilità, quasi una palude, perché si diceva che a quei tempi beati il Novara giocasse meglio nel fango e nelle pozzanghere. Infatti, il Novara targato anni '50 era una squadra “vecchiotta”, con molti giocatori che avevano superato la trentina e prediligevano il “tango” o il “lento” e non certo la “samba” e il “boogie-woogie”.


Una fedele caricatura di Luciano Marmo disegnata da Manuela Tarlao


Piola
, poi, era il re del fango e delle pozzanghere con a fianco il suo scudiero Lanfranco Alberico (entrambi nella foto in alto a sinistra). Nella palude del vecchio
“Comunale” si trovavano benissimo, loro che provenivano dalle risaie vercellesi.

A volte l’arbitro, quando usciva per il consueto sopralluogo, si impantanava subito e si chiedeva perplesso: “E’ stata una settimana di sole e aria tiepida! Come mai c’è un campo così schifoso?”. Si giocava comunque (perché bisognava onorare il Totocalcio) e Piola, Alberico, Renica, Mainardi, De Togni e Baira sembravano “ballerine della Scala” su quel rettangolo cosparso di pozzanghere, poltiglia innominabile e, a volte, anche lastre di ghiaccio.

L’unico che soffriva quella situazione anormale era il filiforme Gigi Molina (il secondo), che pesava 50 chili bagnati e a malapena riusciva a spostare il pallone che pesava tre chilogrammi.

Vidi una partita come estemporaneo raccattapalle dalla parte del Valentino. Contro la nobile Lazio ammirai Piola (nella foto in basso a destra) - sdraiato in una vasta pozzanghera con bordi fangosi - arpionare una palla in piena area e, con un tocco felpato da terra, beffare Sentimenti IV che lo insultò per tutto il resto della partita.

Gianfranco Capra

 

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