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L’epopea della Novara Boxe


Di Gianfranco Capra

Nel 1938 fu scelto come Podestà di Novara il conte Gerardo Leonardi (nella foto in alto a sinistra assieme ai pugili olimpionici Sergo e Matta), originario di Gattico (aveva i titoli di Villa Cortese e Casalino), succedendo al marchese Luigi Tornielli di Borgolavezzaro.

Per cinque anni, fino al 1943, grazie alla smisurata passione del conte Leonardi, la Novara sportiva visse un’autentica epopea di pugilato, perché Gerardo Leonardi era un grande appassionato di questo sport e, nel contempo, anche un importante dirigente (accompagnatore della Nazionale di boxe all’estero).

Leonardi si premurò di far arrivare a Novara molti giovani pugili che dovevano svolgere il servizio militare, assegnandoli alle diverse caserme novaresi o all’aeroporto di Cameri.

Poco alla volta formò un magnifico “squadrone” di dilettanti e per allenarli assunse in Comune, come commesso, il già campione europeo dei pesi leggeri Bruno Quadrini di Frosinone, assistito dall’onnipresente Pierino Biscaldi, vera “anima” del pugilato novarese.

Nacque così la “Novara Boxe Carlo Ravetto” (nella foto al centro in uno scatto dell’epoca), intitolata a un giovane militare sesiano ucciso per errore dai carabinieri sul rondò di San Martino e diventato un “martire fascista”.

Questa squadra, che contava nelle proprie file - oltre ai novaresi Bellon di Cameri, Luberti e il “massimo” De Rosa della Madonna del Bosco - anche campioncini come Giannelli, Fossati, Bettoni, Fusaro, Merelli, Grosso e Milan. Nel 1942 la squadra partecipò al trofeo Bruno Mussolini, un vero campionato italiano per scuderie dilettanti che coinvolse tutta la Penisola. Un torneo, con andata e ritorno, contro le migliori squadre nazionali: Milano, Genova, Firenze, Roma, Terni, Torino, Padova, Bologna, Ferrara, ecc. Un campionato che durò circa otto mesi, entusiasmando le folle e intitolato a Bruno Mussolini, terzo figlio del Duce che era morto in un incidente di volo nell’agosto del 1941.

La “Carlo Ravetto” di Novara combatteva i suoi incontri casalinghi al Broletto (aperto) o nel sotterraneo del cinema Vittoria (coperto). Lo squadrone novarese vinse 11 dei 13 incontri, uno lo perse e uno lo pareggiò e con questi eclatanti risultati conquistò il titolo di squadra Campione d’Italia di pugilato. Per la gioia incontenibile del Podestà e del dirigente della Nazionale di boxe Gerardo Leonardi.

Il torneo venne ripetuto l’anno successivo, ma ormai diversi pugili di tutte le città erano partiti per il fronte e il campionato perse il suo significato iniziale, travolto dalle vicende della guerra.

I pugili dilettanti “novaresi” si allenavano in una bella palestra allestita in largo san Martino, in una parte dell’asilo Negroni, assieme al militare Nino Morabito (nella foto a destra), di origini calabresi e in quegli anni campione italiano dei pesi “mosca” fra i professionisti.

Gianfranco Capra

 

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