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Conferenza di fine stagione. Le parole di Tesser

Di Marco Cito

Ultima conferenza stampa con Attilio Tesser, nel pomeriggio di venerdì 18 maggio, a chiusura integrale della stagione agonistica 2011/2012. Riflessioni, un po' di rammarico ed anche alcune indiscrezioni sulla prossima stagione… forniteci direttamente dal tecnico azzurro. Di seguito la conferenza integrale.

Che cosa è davvero mancato in questa stagione? “Sono tante le situazioni da esaminare - ha esordito l’allenatore azzurro - I tempi di preparazione la scorsa estate sono stati stretti, in considerazione anche del cambio tecnico del direttore, con il quale c’è stato poco tempo di conoscerci e di parlare… un pochino questo ha inciso. Siamo stati promossi il 12 giugno e solo un mese dopo ci siamo ritrovati. Questo è stato il fattore iniziale, poi ovviamente andiamo noi a lavorare sul campo. Penso che abbiamo pagato una prima fase dove, pur facendo bene, i risultati non ci hanno premiato e lì magari è venuta a mancare un po’ di fiducia per quel proseguo che poi, secondo me, sarebbe stato diverso se nella primissima fase avessimo centrato qualche risultato migliore. Questo ci avrebbe consentito nel momento di difficoltà di avere qualche punto in più per rimanere agganciati al treno, invece di andare sotto come poi è accaduto nel mese di gennaio, quando abbiamo trovato il nostro momento negativo che ci ha fatto precipitare all’ultimo posto in classifica. Quando poi sono tornato c’è stata una bellissima reazione e da quel momento, forse, abbiamo avuto una media punti da tranquilla salvezza. Fino a fine gennaio ero soddisfatto perché pur non avendo vinto delle partite, eravamo attaccati al Siena che era distante da noi solo tre punti”.

La squadra che ha avuto a luglio, secondo lei, era in grado di salvarsi? “L’obiettivo era la salvezza, poi in realtà non siamo mai riusciti ad essere nella zona tranquilla. Dei miei giocatori non dirò mai nulla, anche le prestazioni sono state buone; c’è stata poi con il proseguo della stagione una crescita costante della squadra. La categoria era difficile, il reparto dove abbiamo cambiato di più è stato l’attacco e infatti abbiamo fatto un po’ di fatica a realizzare, considerando che Rigoni, un centrocampista, è stato il nostro miglior realizzatore. Con questo rimango convinto che Meggiorini sia un ottimo giocatore, tra i cinque attaccanti è sempre stato considerato il titolare di base… poi è ovvio che qualcosa è mancato. Però, nell’ottica di come si era partiti, con l’idea di mantenere l’organico, di inserire giocatori giovani interessanti della B e averne altri davanti che avessero già quel minimo di esperienza in Serie A, con le giuste motivazioni, ci poteva stare questa lettura all’inizio della stagione”.

Forse alcuni giocatori, che pensavate potessero dare di più, hanno in realtà fornito di meno? “Sì, alla fine qualche rendimento inferiore c’è stato, non possiamo dire che tutto sia andato alla perfezione. Allo stesso modo, però, si può anche affermare che non siamo stati una squadra fortunata. Ad inizio stagione abbiamo vinto con l’Inter, poi ci è stato tolto un gol regolare con l’Atalanta e la partita dopo stavamo vincendo al 92’ contro il Catania: fosse andato in un certo modo avremmo avuto più punti, morale e fiducia… non è una cosa di poco conto. Un altro momento importante è stato quando sono tornato. Dopo aver battuto Udinese e Siena, vincendo la partita con il Lecce avremmo agganciato il terzultimo posto con il Genoa, due gare dopo: potevano essere piccole svolte che non sono arrivate”.

La difesa? “Eravamo strutturalmente nel numero giusto. In Serie B eravamo tra le difese meno battute, abbiamo puntato su di loro, portando inoltre un giocatore di esperienza come Paci e tenendo Centurioni. Poi c’è stata l’assenza per mezzo campionato di Ujkani, di Lisuzzo che al primo giorno di ritiro ha avuto problematiche fisiche ed è stato fermo quattro mesi, l’infortunio al menisco di Paci, Ludi è stato fuori tre mesi e quando ha giocato lo ha fatto in condizioni… da fargli un monumento. Non ho mai pianto, ma non è stata una stagione nata sotto il verso giusto: abbiamo avuto otto operazioni non per problematiche muscolari, queste ultime sono state minime. Non mi interessa valorizzare chi manca perché ci sono altri compagni che vanno in campo, però quelle assenze non ci hanno sicuramente fornito un contributo”.

Successivamente è giunto il cambiamento tattico: “Quello è avvenuto quando sono iniziate a mancare certe sicurezze. Però, è giusto ricordarlo, non è il modulo che vince: è una questione di testa. La mia idea è sempre stata quella di non speculare, ma cercare di salvarsi tramite il gioco”.

E’ cambiato Tesser, al rientro dopo l’esonero? “Penso di non essere cambiato. La squadra sì, è cambiata, grazie al clima estremamente bello che si è venuto a creare. Ha vinto due partite e questo ha aumentato l’entusiasmo, un po’ quello che è mancato all’inizio della stagione e che invece, se si fosse concretizzato, ci avrebbe potuto far lottare fino alla fine”.

Ieri c’è stato l’incontro con il direttore sportivo Giaretta: “Ho parlato con lui, io a Novara sto bene, ho ancora un anno di contratto. Mi ha detto che non cercano allenatori, quindi sarò l’allenatore del Novara il prossimo anno”.

Il prossimo anno cambieranno molti giocatori? “Giaretta mi ha comunicato che ci sarà un momento di riflessione da parte della società, per il momento tutto rimane bloccato”.

Ma in generale che tipo di giocatori vuole? “Di concetto sono orientato per un 4-3-1-2 di partenza, che non è però un dogma. I giocatori di attacco non devono essere esclusivamente piccoli e rapidi, ci serve anche un giocatore che fornisca un’alternativa diversa. Ieri mi è stato chiesto se un giocatore come Gonzalez può andar bene come caratteristiche, ho risposto di sì”.

Ha parlato con la società di un eventuale rinnovo? “Con la società non ho parlato di contratti, al momento non abbiamo affrontato l’argomento. Io parto però da un presupposto: dopo tre anni mi conoscono, sanno come voglio giocare, sanno il tipo di persona che sono e quindi se c’è stima e fiducia si parte con il piede positivo; è importante sentirsi addosso la fiducia, perché quello che sento poi trasmetto ai giocatori. Le condizioni pertanto devono essere di fiducia reciproca, di voglia di restare insieme”.

Nella campagna acquisti e cessioni vorrà essere protagonista? “Partiamo dal fatto che io sono un dipendente di questa società, tenuto a curare l’area tecnica, di fondo il principio è questo. Poi, nell’ottica di comunicazione normale e naturale, c’è lo scambio di idee su giocatori. In sinergia totale si va alla costruzione della squadra. Ci sarà il direttore sportivo che mi dirà dieci nomi, dieci li dirò io. Porto un esempio, Sensibile ha portato Lisuzzo e io ho voluto assolutamente Rigoni, mi sembra che ci siamo trovati: su altri nomi ci siamo confrontati e ci siamo trovati in sintonia. Sarei bugiardo però a dire che quest’anno non è stato fatto questo, con le decisioni del direttore su alcuni giocatori, alcuni non condivisi, altri condivisi e un paio anche da me voluti, è una normale evoluzione”.

A metà stagione, è stato detto da qualcuno che era stato proposto a Tesser una coppia d’attacco composta da Paloschi e Destro... “Non è vero, anzi è corretto… nel senso che qualcuno mi ha fatto questi due nomi e io ho risposto prendeteli subito. Siccome poi ho sentito che io ho voluto qualcuno o altri, posso dire che su alcuni mi prendo la responsabilità, ma su quattro, cinque o sei non me la prendo. Però questa è la normale dialettica in qualsiasi squadra tra allenatore, direttore sportivo e società… alla fine si arriva a coniugare le cose insieme. Ci deve essere una fiducia comune, perché si ha un bene comune, ovvero il bene del Novara”.

Adesso c’è più sintonia rispetto a luglio dello scorso anno? “Io non mi sono mai permesso di parlare con nessuno di questo. Posso solo dire che oggi c’è il tempo di parlare con Giaretta e quindi di avere più rapporti e conoscenza rispetto a prima, dove i tempi invece sono stati strettissimi. Con Pederzoli ci siamo conosciuti in ritiro, prima ci eravamo visti solo due volte. Una il giorno dopo la promozione, il 13 di giugno e l’altra quando sono tornato dalla vacanza qui in sede. E’ risultato obiettivamente un po’ poco per conoscerci, per vedere come si ragiona assieme e anche un po’ per programmare. Al di là che poi lo si faccia per telefono, la conoscenza diretta ha un suo valore”.

La prossima sarà una stagione difficile: “Noi abbiamo fatto un’ascesa molto veloce, non si può non ricordarla… poi bisogna vedere i contraccolpi per la discesa, basti pensare a chi ci prova da alcuni anni. Non bisognerà pertanto pensare che sia facile perché siamo il Novara. Sarà fondamentale creare l’unione che c’è stata in passato, per cercare di affermarci nella fascia alta. In questo modo potrebbe diventare un anno importante per confermarci a certi livelli, perché se si farà l’errore di considerare facili certi passaggi, tutto diventerà molto più difficile”.

Marco Cito

 

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