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Quando vidi Coppi in carne e ossa


Di Gianfranco Capra

Io ho vissuto veramente gli anni d’oro del ciclismo italiano, quello del dualismo fra Coppi e Bartali, quello dei grandi campioni del dopoguerra.

Il 15 settembre 2019 ricorre il centenario della nascita di Fausto Coppi, detto “il campionissimo” e anche “l’airone”.

Ho visto di persona Fausto Coppi tre volte, che non posso dimenticare. La prima volta il 15 giugno 1946. Quando passò da Novara la prima tappa del rinato Giro d’Italia, la Milano-Torino. Coppi era nel gruppone insieme a Bartali, Magni, Ortelli e tutti gli altri. Quella tappa fu poi vinta dal triestino Cottur. Il Giro vide la rivincita di Gino Bartali.

Seconda volta, questa volta da vicino. Siamo nel settembre del 1949, grande manifestazione popolare, il “settembre novarese”. Successo straordinario; la gente ha “fame” di novità e di parlarsi dopo gli anni tremendi della guerra. Organizzava la Camera di Commercio, con il suo presidente, avvocato Bussi. Sui viali dell’Allea si corre il Circuito degli Assi, presenti Coppi, Bartali, Magni, Ortelli e molti altri. Vorticoso carosello fra il verde della nostra magnifica Allea. Vince in volata Oreste Conte della “Bianchi”, mentre Coppi e Bartali finiscono in gruppo.

Terza e ultima volta. Siamo al “Vigorelli” d Milano, settembre 1953. C’è d’aver paura in mezzo a 18.000 spettatori. E’ in programma il “clou” della serata: la sfida tra Fausto Coppi - appena laureatosi campione del mondo su strada a Lugano - e il biondo australiano Sid Patterson (1927-1999) che è campione mondiale dell’inseguimento su pista. I due si sfidano sui quattro chilometri; il “canguro” è fortissimo, ha una pedalata eccezionale, ma Fausto lo brucia negli ultimi giri staccandolo di trenta metri, fra l’entusiasmo dilagante dei tifosi.

Che giornate, ragazzi!

Gianfranco Capra

 

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