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Esclusiva VNV: L’intervista a Massimo Barbolini


Di Alberto Battimo

Foto © Igor Volley Novara

Non poteva essere che lui il primo allenatore a portare a Novara la Champions League, torneo vinto meritatamente battendo in finale Conegliano in una partita condotta con grande attenzione e tecnica. In questa stagione anche la Coppa Italia ha arricchito la nostra bacheca. Unico rammarico quello per la finale Scudetto persa, ma è stato un incidente di percorso che non va ad intaccare la stagione stupenda della Igor. Quest’estate ci sarà una piccola rivoluzione ma senza cambiare l’ossatura del roster. Il mister è consapevole del tanto lavoro da fare, ma non vede l’ora di riprendere le redini della squadra e crearla a sua immagine e somiglianza. Lasciamo la parola a… Massimo Barbolini.

Prima di partire con l’intervista complimenti da parte di tutta la redazione per la seconda Coppa Italia consecutiva e per avere portato Novara sul tetto d’Europa per la prima volta nella sua storia. Cominciamo proprio dalla finale giocata a Berlino: una Igor forte, determinata e dominante ha battuto Conegliano facendone crollare in un attimo tutte le certezze conquistate con la finale Scudetto. È specialmente in questi momenti che si vedono le qualità di un allenatore, capace di tirare fuori il meglio dalle proprie giocatrici. Come si prepara una partita del genere, soprattutto dopo una serie di finale Scudetto che poteva aver lasciato strascichi a livello psicologico? “Preparare una partita del genere non è stato difficile, dal punto di vista motivazionale non c’è stato modo di soffermarsi troppo perché giocare questa finale è stato per tutti l’appuntamento della vita, gli stimoli sono arrivati da soli. Se non sbaglio, l’unica giocatrice del nostro roster che aveva già affrontato delle finali in Champions è stata la Piccinini, quindi tutti abbiamo vissuto delle sensazioni bellissime e delle emozioni indimenticabili. Quando si arriva a questo appuntamento, dopo aver perso una finale Scudetto, l’unica soluzione è stata quella di selezionare le cose positive di queste tre gare e riproporle a Berlino. Visto che Conegliano ci aveva battuto in maniera abbastanza netta nelle sfide Scudetto, nei giorni antecedenti la finale di coppa abbiamo anche analizzato gli eventuali aspetti da cambiare, soprattutto dal punto di vista tattico, perché a livello tecnico il roster è di altissima qualità e in pochi giorni è impossibile lavorare sul valore di una giocatrice. Abbiamo analizzato un paio di situazioni che non avevamo fatto bene nella gare Scudetto e penso che questo tipo di preparazione sia stata importante per andare a giocarci al meglio questa finale”.

Lei dimostra e trasmette sempre calma e lucidità in panchina e nei time-out e anche durante la finale è sembrato così dall’esterno. Ma dentro di sé era teso come possono esserlo i tifosi? Oppure ha avvertito, fin dai primi scambi, che quella vista in campo sabato era una squadra che non avrebbe fallito l’obiettivo? “Ero teso anch’io, non sarei umano se non provassi questo sentimento, però la differenza sta nel manifestare questo tipo di sensazione. Da una parte ho avuto la fortuna di vivere questi momenti anche in passato ma ogni volta è come se fosse la prima, provo un’emozione nuova, diversa e sempre più intensa. Sono convinto che in queste situazioni bisogna comportarsi nel modo in cui mi hai descritto nella domanda, perché la tensione è già alta di suo e non c’è bisogno di aggiungerne altra. Un allenatore deve dimostrare alle sue atlete che tutto quello che espone lo fa con raziocinio, magari anche sbagliando ma mai prendendo decisioni in preda alla foga agonistica. Per quanto possibile bisogna cercare di trasmettere fiducia alle ragazze, si aspettano dall’allenatore la giusta carica e la soluzione ad un eventuale problema. Nonostante l’ottimo inizio non ho mai pensato di essere convinto di portare a casa il trofeo, è presuntuoso pensare che solo partendo bene si possa essere sicuri di portare a casa la vittoria. Voglio ricordare anche la finale di Coppa Italia, abbiamo giocato un set perfetto e poi siamo andati sotto di un set. Sembravamo sull’orlo del baratro e invece siamo riusciti a rigirare la gara a nostro favore. Sicuramente ho notato subito il giusto atteggiamento, ho visto che facevamo tutte le cose con la giusta attenzione ed efficacia, brave le ragazze sia dal punto di vista tattico che individuale, perché sono riuscite a tirare fuori tutte le loro qualità. I primi due set abbiamo dimostrato questo, nel terzo siamo calati un po’ ma la chiave della partita è stata la seconda metà del quarto… quando siamo stati prima raggiunti - e poi superati - ho visto dallo sguardo delle mie giocatrici la voglia di andare a prendersi questa coppa e portarla a Novara. Hanno tenuto duro in quei cinque minuti di grandissima difficoltà, trovando delle soluzioni che secondo me sono anche andate oltre l’aspetto tecnico e riuscendo a vincere meritatamente questa finale”.

Con questa vittoria ha aumentato il suo palmares a quattro Champions, ottenute con quattro squadre diverse, certamente forti, ma non le principali favorite della vigilia. C’è quindi un “fattore Barbolini” che incide su questo tipo di competizione? “Non lo so, non sta me a dirlo. Vero che ho una buona confidenza con questa manifestazione, visto che già negli anni passati ho avuto modo di partecipare abbastanza attivamente a questo torneo e anche il come programmare al meglio il cammino della squadra è una caratteristica che mi appartiene. La Champions è una competizione che mi piace e che conosco, so come affrontarla ma non esiste purtroppo un’equazione matematica. Un fattore che può incidere è sicuramente la fortuna, delle volte ti favorisce e altre volte no. La fortuna bisogna andarsela a cercare, magari allenandosi costantemente in una determinata situazione e nel momento cruciale di una partita questo lo fai bene. Molti possono pensare che questa sia solo una coincidenza ma non è così, il vantaggio è stato quello di aver previsto una determinata situazione ed essere riusciti a portarla a termine positivamente durante la partita. Entrando nel dettaglio, ritengo prima di tutto che l’aspetto principale sia quello di avere un forte roster e poi la capacità di seguire un determinato programma nel corso di tutta la stagione, qui l’esperienza di un allenatore può fare la differenza. Si parla spesso solo di tecnica ma anche il fattore fisico è un elemento da prendere in considerazione. È stato fatto un lavoro eccezionale dal punto di vista della tenuta, grazie ai preparatori e allo staff medico che ci hanno consentito di arrivare sino in fondo nelle giuste condizioni. In questa stagione abbiamo fatto un sacco di partite, quindi per competere in tutte le competizioni bisognava programmare una preparazione ad hoc per essere competitivi ovunque e affrontare la finale di Champions ad alto livello come abbiamo fatto noi”.

Conclusi i festeggiamenti è ora per le società di occuparsi del mercato. Sono già ufficiali le conferme di Stefania Sansonna, Cristina Chirichella e Stefana Veljkovic, per il resto ci sarà probabilmente un sostanzioso ricambio. La Igor di quest’anno ha dimostrato alchimia e compattezza, sarà difficile ricreare queste caratteristiche cambiando tanti elementi del roster? “È difficile perché, indipendentemente dai valori sia tecnici che umani di ogni nuova arrivata, quando si cambia più di mezza squadra i problemi ci sono. Sono dell’idea che cambiare il meno possibile potrebbe essere la soluzione migliore, però purtroppo ci sono delle situazioni contingenti che non ti consentono di operare come uno vorrebbe e a questo punto bisogna partire tutte le volte daccapo mantenendo sempre l’ossatura della squadra e facendo in modo che chi arrivi riesca ad adeguarsi al più presto a quelle che sono le dinamiche di gruppo, intendo sia dentro che fuori dal campo. Ci vorrà un po’ di pazienza, ci vuole il suo tempo per trovare la giusta intesa. L’esempio sta nella gara di Supercoppa contro Conegliano persa in maniera abbastanza netta: loro venivano da un gruppo che aveva cambiato un solo elemento - mentre noi tre - e in quella gara questa differenza si è sentita. Con il prosieguo della stagione siamo riusciti a trovare la quadra e abbiamo ribaltato questa situazione nella competizione più importante di tutte. Adesso però dobbiamo solo riposare e ricaricare le batterie per la prossima stagione. Quando arriverà agosto ci concentreremo sulla squadra e lavoreremo sodo per trovare al più presto il giusto affiatamento”.

Cosa ci si deve aspettare dal prossimo campionato di Novara? “È presto per rispondere a questa domanda. Sulla carta tutti possono dire la loro, però penso che da dicembre in poi si cominci a vedere il vero potenziale di una squadra. Novara sarà nuova per quattro settimi e quindi anche nel nostro caso ci vorrà pazienza prima di vedere le nostre qualità sfruttate appieno”.

Le avversarie non stanno a guardare, in particolare la solita Conegliano, Scandicci e Monza si rinforzeranno. Sarà ancora più dura la sfida? “Nella lista di squadre che hai citato aggiungerei anche Busto Arsizio, secondo me stanno costruendo un roster molto forte rispetto a quello passato. Tutte queste squadre si stanno rinforzando, Conegliano in maniera più decisa ma tutte stanno potenziando i rispettivi roster. La stagione che verrà non sarà semplice, perché anche le cosiddette squadre di seconda fascia sono migliorate, metto in questa categoria Firenze e Casalmaggiore. È ancora presto per fare una valutazione precisa ma sicuramente sarà un campionato avvincente e pieno di insidie”.

Nel bel mezzo di questa stagione ha prolungato il suo contratto con la Igor per altri due anni, è stata trovata l’intesa per costruire insieme un progetto triennale che possa portare nuovi ed entusiasmanti successi sotto la Cupola. Evidentemente qui si trova bene. Cosa significa, per un allenatore, poter lavorare in totale sintonia e fiducia? “Per un allenatore è molto importante lavorare in questo modo, nel mio passato spesso ho avuto modo di guidare per molti anni la stessa squadra ed è una delle mie caratteristiche. Se trovo una situazione che mi permette di lavorare in un clima di reciproco rispetto non vedo perché cambiare. A Novara ho trovato questo tipo di sintonia e mi ha fatto piacere l’offerta arrivata dalla società, accettare è stata una logica conseguenza. Questa è la situazione migliore per lavorare con serenità e concentrati solamente sul campo. Anche quando si cambia allenatore non è facile trovare subito il ritmo e ciò richiede il suo tempo. Abbiamo questo bellissimo esempio dei primi due anni insieme, abbiamo già portato a casa tanti trofei con la Champions come ciliegina sulla torta. Siamo stati bravi e fortunati, sono eventi che non capitano spesso nel percorso di uno sportivo. Ora c’è da capire come siamo riusciti a raggiungere questi bellissimi risultati e ripartire da questo per cercare di costruire qualcosa di importante, consapevoli che non sarà facile in questo nostro nuovo primo anno”.

Dominare l’Europa in tutte le competizioni, sia nella pallavolo maschile che in quella femminile, è segno che il movimento pallavolistico italiano è tornato ad essere l’epicentro di questo sport, riuscendo ad attirare su di sé i migliori sulla piazza, nonostante tante squadre estere abbiano un budget notevolmente maggiore. Cosa porta di più, in questo periodo, allenatori e giocatori a puntare sul campionato italiano? Quanto ne beneficerà la Nazionale italiana di tutto questo richiamo? “Secondo me da una parte c’è stato il calo di appeal di alcuni campionati femminili, come ad esempio quello polacco e dall’altra la completa sparizione di alcune competizioni, mi riferisco soprattutto a quello azero: era un campionato dove i soldi non mancavano e portavano via molte giocatrici. Ora i campionati più interessanti sono quello turco, cinese e italiano. In Italia abbiamo delle società molto attrezzate e che, rispetto al passato, stanno investendo molto di più. Tutto questo porta ad un effetto valanga, le giocatrici arrivano, le società pagano e in questo modo aumenta il livello dell’intero campionato. Quando un’atleta ha la possibilità di giocare in Italia ci viene volentieri, perché in un torneo così combattuto e pieno di qualità sa che giocando da noi potrà migliorare ancora di più. Questo è un bene per tutto il movimento, anche la Nazionale potrà giovare di questo periodo felice perché gode dei risultati ottenuti dai rispettivi club e viceversa. Difficile vedere un andamento opposto tra Nazionale e rispettive squadre di club e tutto questo è positivo per la pallavolo italiana, sia maschile che femminile”.

Grazie a Massimo Barbolini per la disponibilità nel concederci questa intervista. Un ringraziamento anche all’Ufficio Stampa della Igor Gorgonzola Novara per la gentile concessione rilasciataci nella stessa. Da parte di tutta la redazione del sito e di tutti gli sportivi, un grandissimo “in bocca al lupo” al mister per nuovi successi e soddisfazioni targati Novara.

Alberto Battimo
Foto © Igor Volley Novara

 

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