L’intervista ad Elisa Togut

Di Alberto Battimo
E' stato un grande piacere dare voce ad una delle pallavoliste più forti e importanti del panorama sportivo italiano e non solo… è stata una delle protagoniste della Nazionale vittoriosa ai Mondiali del 2002. Ora dedica parte del suo tempo alla famiglia ma non esclude un ritorno nel volley in altre vesti. Lei è… Elisa Togut.
Nel 2014 hai dato ufficialmente addio alla pallavolo giocata, una triste notizia per tutta la pallavolo italiana e non solo… è stata una decisione sofferta oppure eri consapevole di avere ormai dato tutto per la pallavolo? “Ero consapevole di avere dato tutto per la pallavolo, è stata una scelta ponderata e valutata in base ad una serie di fattori. Rimane sempre difficile lasciare un’attività che mi ha occupato praticamente tutta la vita perché sin da piccola ho sempre giocato a pallavolo, ma poi arriva quel momento in cui bisogna fare delle scelte e prendere delle decisioni importanti e in quel momento avevo deciso di mettere la famiglia sopra ogni cosa”.
Ogni giocatrice ha vissuto nella sua carriera sia periodi bellissimi che momenti di difficoltà… delle vittorie ottenute, quale ricordi con più piacere per averla ottenuta con più sofferenza e magari contro i favori del pronostico? “Trovare una sola partita da scegliere non è semplice, sicuramente rimane emblematica la vittoria ai mondiali nel 2002 con la Nazionale… la nostra escalation fu entusiasmante fino ad arrivare a quella storica finale in cui abbiamo ottenuto la vittoria del titolo: quel momento risulta l’apice dei miei trionfi ed è il ricordo più importante”.
Oltre alle vittorie c’è stata qualche delusione che ricordi con dispiacere? Se sì, come ne sei uscita? “Purtroppo qualche delusione c’è stata e ti segnano molto, come per esempio le sconfitte nelle finali di campionato o anche perdere
durante le gare olimpiche; sono quelle sfide cui ogni atleta sogna sempre di arrivare e venire eliminati fa male. Ricordo ancora quella sconfitta ai quarti di finale alle Olimpiadi di Atene contro Cuba. Abbiamo sfiorato l’accesso a una storica semifinale visto che il nostro sport esordì all’Olimpiade solo nel 2000 e raggiungere le prime quattro posizioni dopo solo due edizioni sarebbe stato fantastico... ripensandoci mi rimane ancora l’amaro in bocca per quell’edizione conclusasi in questo modo.
Come ne sono uscita? Bisogna premettere che le sconfitte fanno parte del gioco e la forza in queste situazioni la si trova guardando avanti, pensando subito al prossimo obiettivo. L’importante è trovare dei nuovi stimoli durante gli allenamenti e nelle partite successive… bisogna ripartire da queste cose cercando di trarre insegnamento dalle sconfitte per prepararsi al meglio per i prossimi successi”.
Diventare una delle icone principali della pallavolo significa avere dimostrato delle qualità superiori alla media… come si raggiunge questa riconoscenza? Delle tante peculiarità dimostrate quale pensi sia stata fondamentale per te, sia a livello tecnico che mentale? “Questa riconoscenza la si ottiene solo se si lavora insieme alla squadra ma anche individualmente, soprattutto per quanto riguarda il fattore fisico e mentale. Ovviamente alla base ci deve essere del talento, il quale dovrà essere associato alla voglia di puntare sempre più in alto e alla determinazione di ciascun atleta. Per raggiungere alti livelli bisogna fare dei sacrifici e anche il gruppo è fondamentale, perché non dimentichiamo che la pallavolo è uno sport di squadra e quindi diventa importante evidenziare anche il collettivo e avere quindi la fortuna di avere vicino compagne di squadra all’altezza della situazione e uno staff tecnico preparato sotto tutti gli aspetti.
A livello tecnico penso sia stato fondamentale il mio attacco e la forza che ho sempre avuto nel braccio, sono sempre riuscita a dare quella giusta velocità alla palla in modo da mettere in difficoltà le mie avversarie… questa è stata la mia peculiarità maggiore. Sotto l’aspetto mentale vorrei evidenziare il mio carattere, ho sempre pensato che il lavoro sia importante per migliorare la crescita di un’atleta e soprattutto il non mollare mai”.

Di che cosa ti occupi ora? Il tuo rapporto con il mondo della pallavolo è definitivamente chiuso, oppure non escludi in futuro una tua presenza in campo, come allenatrice o nello staff o magari all’interno della Federazione, passo già intrapreso da Antonella Del Core? “Ho avuto il mio primo figlio sei anni fa e da sei mesi ho anche una bambina, quindi ora mi dedico soprattutto alla famiglia, in particolare al primo anno di vita di Emma… si può immaginare quanto tempo ci sia da dedicare per loro… adesso sono solo concentrata sulla crescita dei figli, ora sono loro la mia priorità. Per quanto riguarda tutto il resto non chiudo la porta a nulla, mi piacerebbe fare qualcosa all’interno del mondo della pallavolo e trasmettere un po’ del mio bagaglio ripagandola per quello che mi ha dato. Mai dire mai, non ha senso chiudere ogni soluzione, ho capito che nella vita tutto può succedere e quindi non escludo a priori che possa riaprirsi qualcosa riferito al volley e mi piacerebbe tramandare la mia esperienza. Vivendo a Torino non è semplice perché non c’è la pallavolo ad alto livello, ma vedremo cosa mi riserverà il futuro...”.
Un tuo giudizio sul campionato, quale squadra ti sta sorprendendo positivamente e chi invece ti sta deludendo? Chi vincerà secondo te lo scudetto? “Sinceramente non ho avuto modo di seguire con attenzione e regolarità questo campionato, ho dato un’occhiata alla classifica e dalle posizioni posso dedurre un torneo equilibrato… la squadra che forse sta deludendo un po’ è Montichiari, la squadra lombarda è penultima pur avendo nel proprio roster delle giocatrici esperte. Gli addetti ai lavori si aspettano tanto da Novara anche perché il titolo spesso è stato solo sfiorato, ma è una squadra che è sempre stata competitiva e secondo me in questa stagione potrebbe ambire a qualcosa di importante”.
Con la maglia della Nazionale ti sei tolta incredibili soddisfazioni, ancora tutti noi tifosi ricordiamo con gioia e orgoglio quei numerosi successi… pensi che la nostra Nazionale sia pronta a rivivere al più presto questi momenti? Secondo te, delle atlete emergenti, chi potrà diventare una delle protagoniste nei prossimi anni? “Secondo me nel futuro immediato penso sia difficile vedere la nostra Nazionale ambire sin da subito a dei traguardi importanti. Ho avuto modo di vedere tante giocatrici giovani e interessanti approcciarsi al meglio in
campionato e questo mi fa ben sperare per il prossimo futuro. Ci sarà molto da lavorare e mi auguro che al nuovo allenatore venga data la giusta fiducia e sostegno da parte della Federazione, perché quando si gettano le basi per progettare il prossimo quadriennio bisogna sostenere la causa in modo da poter lavorare tutti al meglio per raggiungere un obiettivo importante, visto che la Nazionale è al di sopra di tutto… solo in questo modo qualcosa di soddisfacente potrà venire fuori, perché in caso contrario cominciano a subentrare delle incomprensioni, situazione che si è vista un po’ nell’ultimo periodo e spero che il gruppo che si formerà sia compatto e che la Federazione che prenderà corpo riesca a focalizzarsi sui punti decisivi. Chi delle atlete emergenti diventerà protagonista? Ne nomino due… la prima è Paola Egonu, ha già fatto la differenza in diverse partite e pur essendo molto giovane ha già tutte le carte in regola per ambire a grandi traguardi… è un bel talento. La seconda ragazza che nomino è Alessia Orro, anche lei è piena di qualità e il ruolo di alzatrice richiede più tempo per migliorarsi, ma il suo contributo sarà fondamentale nel futuro della pallavolo italiana. Spero poi che nel frattempo si aggiungano altre atlete emergenti, sicuramente l’Italia si sta costruendo un bel futuro e si vedranno i frutti fra qualche anno”.
Hai lasciato la Nazionale nel 2006 dopo aver ottenuto il quarto posto al campionato mondiale svoltosi in Giappone… com’è maturata questa decisione? Tornassi indietro rifaresti le stesse scelte, oppure vedendo giocare fino alle ultime Olimpiadi di Rio sia la Lo Bianco che la Del Core un po’ di nostalgia ti è venuta? “Dopo il quarto posto ottenuto in Giappone sentivo il bisogno di rifiatare un momento e mi sono presa del tempo. Successivamente sono subentrate altre convocazioni, il giro delle atlete è stato modificato ed è così che si è interrotta la mia partecipazione alla Nazionale.
Quando vedi la tua Nazionale alle Olimpiadi un po’ di nostalgia è presente, anche perché fino a qualche anno fa facevo parte di quel gruppo. In certi frangenti bisogna anche trovare le persone giuste, che ti sappiano dare i giusti consigli nei momenti più importanti a livello di Federazione, che capiscano il tuo momento… si fanno delle scelte che magari in futuro possono anche diventare discutibili, però se in quel frangente avevo bisogno di rifiatare è stato giusto rispettare il mio stato d’animo e alla fine ho detto addio alla Nazionale”.
Elisa Togut e la pallavolo, un legame indissolubile che non avrà mai fine… cosa ti manca di questo sport e cosa pensi di avere lasciato ai posteri come tuo principale ricordo? “Mi manca sicuramente il clima partita, la forza del pubblico e tutte le emozioni che si provano durante le gare. Spero di avere lasciato un buon ricordo, ancora adesso la gente si ricorda di me e questo mi rende molto felice”.
Vuoi lasciare un messaggio a tutti i tuoi sostenitori e agli amanti della pallavolo? “Saluto con grande calore tutto il pubblico della pallavolo, mi mancate così come tutto l’ambiente familiare che si viveva insieme a voi. Grazie di cuore a tutti!”.
Grazie ad Elisa Togut per la disponibilità nel concederci questa intervista. Da parte di tutta la redazione del sito un grandissimo “in bocca al lupo”.
Alberto Battimo

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